Domenica 20 maggio dalle 14.00 alle 18.00
Un pomeriggio dedicato a tutti quelli che amano portare i propri bambini, che li hanno portati o che li porteranno.
Saranno presenti esperti per rispondere alle vostre domande, potrete conoscere chi utilizza fasce e meitai e confrontarvi tra voi, scambiarvi idee, consigli, indirizzi…inviti a pranzo!
Momento Swap: per tutti quelli che vogliono scambiare fasce portabebè, fasce ad anelli, meitai e altri strumenti per portare.
L’evento sarà organizzato all’interno di “TuttaUn’AltraFestaFamily” fiera del commercio equo, prodotti bio e stili di vita sostenibili.
Via Mosè Bianchi 94, Milano
INGRESSO GRATUITO!!
per informazioni
Raffaella Doni
raffaella@focuscoop.it
Fin dalla nascita i nostri piccoli sono caricati di aspettative. Genitori, nonni, zii, tutti si apettano che il bambino sia “bravo”. Ma cosa vuol dire essere bravo per un neonato? Dormire molto, mangiare ogni 3-4 ore, non piangere mai… riflettendoci un po’… sono aspettative realistiche? Pensiamo davvero che un bambino che fino al momento della nascita non ha conosciuto null’altro che il ventre della propria mamma, che non ha avuto altro confine che il corpo materno, che non ha mai avvertito la fame, che è stato in un ambiente protetto e ovattato, cullato in ogni attimo fin dal concepimento, possa cambiare totalmente e all’improvviso solo per il fatto di essere nato?
Ci sembra più realistico immaginare che un bambino appena venuto al mondo sia spaesato per il nuovo ambiente che incontra e che per superare lo smarrimento ricerchi le poche sicurezze che ha già. Ma quali sono queste sicurezze? Le uniche certezze che ha il bambino sono la voce della mamma, il suo battito del cuore, il suo odore e i rumori che percepiva filtrati dal grembo materno.
Il corpo della mamma, palestra per i nove lunghi mesi di gravidanza, dovrà continuare ad essere il punto di riferimento del bambino per i primi mesi della sua vita fuori dall’utero.
Privarlo di queste sicurezze pretendendo che si adatti immediatamente alla vita exrauterina in nome di un bisogno di riconoscimento “sociale” significa, con ogni probabilità, ritardare l’adattamento del bambino e privarlo di certezze fondamentali nello sviluppo di un’immagine sicura di sè e di chi lo circonda.
Forse è meglio rinunciare all’idea di avere un bimbo socialmente “buono” e “bravo” per accettare il fatto che ogni bambino è a sè, che può darsi che un bambino mangi e dorma molto senza esprimere grossi disappunti, ma che è altrettanto normale che un bambino si mostri bisognoso di attenzione e di cure costanti senza che per questo sia bollato come “terribile”.
E’ necessario scrollarsi di dosso l’idea che il bambino “buono” sia quello che non disturba e non fa sentire la sua presenza, il bambino deve farsi sentire, deve richiamarci quando ne ha bisogno!
I giorni appena trascorsi che ci hanno coinvolto in prima persona alla Fiera Fa la Cosa Giusta, sono stai giorni intensi e ricchissimi . Al termine di questa esperienza non possiamo far altro che ringraziare.
Prima di tutto voi, genitori e piccolini, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare grazie al servizio del Prestito Fasce all’ingresso della Fiera e nello spazio di comfort e relax Meno9+1. Grazie per aver scambiato qualche parola, qualche domanda, piccoli pezzettini di voi, e grazie soprattutto per gli sguardi e per tutti quei “grazie” che, a nostra volta, abbiamo ricevuto da voi.
Ci hanno dato una grande carica, insieme ai sorrisi e alle guanciotte dei vostri piccoli: siamo davvero contenti che due cose così semplici come avere uno spazio fisico protetto e tranquillio e poter girare la fiera a mani libere abbia potuto farvi stare bene.
Ci teniamo quindi a ringraziare chi ci ha permesso di potervi offrire questo servizio. Prima di tutto il lo staff di Fa la Cosa Giusta, che da anni crede nel valore di queste iniziative e il Consiglio Regionale della Lombardia che ha permesso la copertura di alcuni costi. Un grazie speciale va a ILLSA che ha arredato lo spazio rendendolo davvero confortevole, a Eco-Wip che ha gentilmente lasciato a disposizione pannolini e salviettine per il cambio dei piccoli, alla Cooperativa IRIS che ci ha regalato cracker e gallette e ad Alce Nero che ha donato succhi e biscotti.
Grazie anche alle diverse case editrici amiche che ci hanno donato tanti libri per gli adulti e per i più piccoli: Urrà edizioni, Babalibri, Edizioni Messaggero, Giralangolo, Il Leone Verde, Il Castoro, Ippocampo, Carthusia.
Infine grazie anche a tutti coloro che ci hanno visitato nello spazio dedicato a Mammarsupio Store e che hanno dimostrato con i loro acquisti di credere anche a questo progetto della cooperativa Focus che da anni produce fasce porta bebè in cotone e lino e mei tai a filiera etica e a Km0.
Eccoci giunti, come ogni anno, al classico appuntamento di inizio primavera! Anche quest’anno saremo alla fiera “Fa’ la cosa giusta” di Milano con lo stand Mammarsupio e con lo spazio Meno9+1: in questo spazio offriremo alle mamme in attesa e a quelle con bambini piccoli un luogo accogliente in cui potersi rilassare, cambiare il pannolino, allattare e fare due chiacchiere con altre mamme.
Quest’anno ci saranno tante novità: arredi nuovi e colorati e tanti libri per genitori e per bambini da sfogliare! Non sarà uno stand tradizionale con prodotti, volantini e caramelle….sarà uno spazio di comfort dedicato a mamme in attesa e genitori con bambini fino al primo anno di vita.
Come sempre sarà attivo il prestito fasce per poter girare fiera a mani libere! Lo troverete all’ingresso, potrete lasciare i passeggini (oppure portarveli per caricarci le borse degli acquisti!) e prendere gratuitamente una fascia o un mei tai.
Venite a trovarci vi aspettiamo!!!
Non è ancora finito l’inverno…e siamo già proiettati al futuro…addirittura al prossimo anno scolastico! Questo per molti è il tempo delle scelte perchè le preiscrizioni di nidi, materne ed elementari sono alle porte.
Alcune mamme con il bimbo ancora in pancia si vedono chiamate a preiscriverlo al nido!! Può sembrare un’assurdità, è vero, ma per chi deve armonizzare vita, lavoro, figli e pochi nonni non è così raro.
Nel momento quindi della scelta del nido anche per i più piccoli, frastornati come per tutto da diverse offerte, dovremmo, prima di cominciare il “tour delle visite e dei colloqui”, farci delle domande, o meglio preparare una serie di domande o una griglia di lettura con la quale andare a visitare un servizio.
Che cosa è importante per noi e per il nostro bambino?
Tanti possono essere gli elementi d’attenzione: dal cibo biologico, agli orari d’entrata, dall’utilizzo di materiali reciclati alla vicinanza a casa.
Vorremmo in questo post semplicemente porre la vostra attenzione su un elemento fondamentale al quale , a volte per questione di praticità ed organizzazione interna, non viene dato il giusto valore: la persona di riferimento.
Quando un bambino piccolo ( e più un bambino è piccolo più è importante) viene inserito al nido deve avere una figura di riferimento che si prende cura di lui in modo prevalente. La stessa che lo attenda tutti i giorni e lo accompagni nel delicato momento del distacco, la stessa che lo cambi e con la quale possa condividere il momento del pranzo e del riposino insieme ad altri compagni. Questa educatrice farà da ponte, farà le veci della mamma in sua assenza, darà al bambino la serenità di avere qualcuno su cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà.
Il concetto di figura chiave, o persona di riferimento è stata introdotta nel pensiero pedagogico e organizzativo dell’ambiente nido da Elionr Goldschmied ed è stata definita come “persona che mette in grado i bambini di affrontare la vita”, o meglio come persona speciale che conoscendo a fondo il bambino lo aiuti a superare il trauma del distacco e gli prepari il terreno perchè possa trarre il maggior piacere possibile dall’esperienza della condivisione con altri bambini.
Tutto ciò porta benefici anche ai genitori, che si interfacciano con una professionista che arriva a conoscere a fondo il loro bambino e, grazie a ciò, è spesso in grado di accompagnare e orientare scelte educative specifiche in armonia con i genitori.
Non si può certo dire che portare un bambino piccolo al nido, dove per piccolo si intende un bambino sotto l’anno di vita, sia dannoso. La cosa importante è che sia ben curato. L’unica cosa che dobbiamo tenere a mente è che in un asilo nido, anche se ben curato, non avrà mai una cura individualizzata. La persona di riferimento quindi è il minimo che dobbiamo pretendere da una struttura che accoglie bimbi ancora lattanti.
“Se lo avessi saputo prima!”, tante mamme si trovano a dirlo, quando scoprono un’opportunità, un servizio, un’occasione purtroppo sempre troppo tardi, rispetto a quando ne avrebbero davvero beneficiato.
Diventare genitori, soprattutto se per la prima volta ti catapulta in una dimensione di vita molto distante da quella precedente: è forse la stagione della vita che richiede più cambiamenti in assoluto, che impattano notevolmente sulla gestione pratica e quotidiana della vita.
Da tutto questo è nata l’idea del progetto “Una famiglia, tante famiglie, una città”, promosso da noi, Cooperativa Focus , con il contributo di Fondazione Comunitaria Nord Milano. Lo scorso anno lo abbiamo realizzato nel comune di Lainate (Mi), mentre in questi mesi è attivo nel comune di Settimo Milanese.
Il progetto, prevede l’organizzazione di momenti di incontro tra i genitori e per i genitori, coordinati da una pedagogista. L’idea è quella di incontrarsi, confrontarsi, conoscersi per poi riconoscersi all’interno della città.
Nel frattempo si sta realizzando una mappatura di tutti i servizi del territorio che lavorano a favore della gravidanza e del primo anno di vita. L’opuscolo che nascerà da questo lavoro, Vivere Settimo Milanese con i piccolissimi, verrà distribuito a tutte le famiglie interessate gratuitamente.
Ci sembra che questa possa essere una piccola, ma concreta ed efficace risposta al bisogno delle famiglie giovani di trovare occasioni e stimoli per conoscersi e condividere l’esperienza di diventare e essere genitori, oltre che essere una buona pratica di gestione del territorio: mettere in rete e fare conoscere le risorse di un territorio valorizza ciò che c’è e lo rende maggiormente accessibile.
Risultato: mamme più sostenute e quindi più sicure delle proprie capacità, più capaci di contare sulle proprie risorse, ma anche di chiedere aiuto e sostegno, e quindi bambini più felici.
Questo progetto è stato selezionato come esempio virtuoso 2011 e verrà presentato alla “Scuola delle Buone Pratiche” a Fa La Cosa Giusta 2012.
Sempre più spesso si sente parlare di empowerment materno, ma è un concetto spesso astratto e di cui generalmente si conosce poco. Letteralmente empowerment significa “ottenere un senso di maggiore potere”, nel senso di potenziamento del potere personale, avere quindi il potere di “fare qualcosa”.
Cosa significa tutto questo per una madre, cosa vuol dire avere “potere”?
Riscoprire le proprie potenzialità, renderle al servizio dell’essere mamma: questo per noi è il significato dell’empowerment. Sapere che la donna ha in sé il potere di essere una buona madre (o “sufficientemente buona” come diceva Winnicot). Fidatevi, quando si impara ad ascoltare se stesse e ci si mette in ascolto del bambino, l’empowerment diventa una pratica quotidiana. Uno stile di essere madre.
E allora noi mamme sapremo meglio di chiunque altro quando il nostro bambino ha solo bisogno delle nostre braccia per stare bene, del nostro corpo per essere coccolato, piuttosto che di dormire, di essere allattato o cullato! Sapremo difenderci da consigli inopportuni che ci vengono forniti da chiunque abbia visto in vita sua un neonato… e solo per questo motivo si sente autorizzato a dire la sua in merito di nanna, pappa, vizi e altro!
Questo è l’empowerment, una parola difficile dal concetto facile!
Fidarci dei nostri bimbi e di noi stesse, riscoprire la nostra capacità di affrontare la vita e le sfide che ci pone, di avere successi e, perché no, insuccessi, mantenendo saldo il potere e la fiducia su noi stesse.
Ospitiamo volentieri una testimonianza di una mamma amica, scritta da lei sotto forma di lettera. Parla il suo piccolo Dario, nato fortunatamente sano dopo aver passato settimane terribili a causa della disinformazione sul Citomegalovirus.
A voi.
QUELLE MALEDETTE PAPPE!
Cara mamma,abbiamo passato una disavventura incredibile – per fortuna a lieto fine – tu ed io, che sono nella tua pancia da trentasei settimane.
La gravidanza ormai volgeva al termine e tu eri serena. I primi cinque mesi era stato un po’ pesante dover stare a letto, a causa di una minaccia di aborto; la ginecologa ti aveva detto che potevi alzarti soltanto per andare in bagno e per mangiare. Per fortuna c’era il papà a occuparsi di mio fratello Davide, di un anno e mezzo. Invece di alzarti per mangiare, preferivi consumare i pasti a letto e alzarti per dare la pappa a Davide, così aiutavi un po’ il papà; quando mio fratello avanzava del cibo, ci tenevi a finirlo tu, perché si trattava sempre di alimenti freschi, completi, rigorosamente bio: il massimo per una donna incinta.
Il 19 dicembre al Buzzi, dove avevi deciso di partorire ed eri seguita per sospetto diabete
gestazionale, ti hanno dato degli esami da fare. Due giorni dopo, il 21, hai ritirato gli esiti degli esami e hai letto dei valori fuori norma relativi a un certo Citomegalovirus; prima di inviarli alla tua ginecologa, ti sei fatta un giro su Internet per vedere cosa significavano: hai scoperto che avevi l’infezione in corso o contratta di recente e, sgomenta, ti sei precipitata al Pronto Soccorso del Buzzi.CITOMEGALOVIRUS
Sintomi. La maggior parte degli individui sani, adulti o bambini, che contrae la malattia non manifesta sintomi e non si accorge dell’infezione.
Contagio. L’infezione si trasmette mediante il contatto diretto delle nostre mucose (bocca,
naso, occhi, genitali), con i fluidi corporei di persone infette (saliva, urina, lacrime, liquido
seminale, liquido vaginale, sangue). Nei bambini che vengono infettati entro il terzo anno di vita, l’infezione dura molto più a lungo che nell’adulto, in media 18 mesi, con un minimo di 6 e un massimo di 42 (ossia tre anni e mezzo); per tutto questo tempo questi bambini sono infettivi e possono trasmettere il virus ad altri: perciò, il fattore di rischio più importante per contrarre l’infezione è l’esposizione frequente e prolungata a bambini piccoli.
Effetti su un nascituro. L’infezione non desta preoccupazione se contratta da persone adulte o da bambini in buona salute, ma se viene contratta per la prima volta da donne in gravidanza il virus può provocare danni molto seri, quali ritardo mentale, compromissione dell’udito o della vista.
Prevenzione. Ogni donna in cerca di una gravidanza o almeno al suo inizio, dovrebbe
sottoporsi a un esame del sangue che accerti se ha già contratto o meno il CMV. Nel caso
risulti appartenere a quel 20% di donne che non l’ha mai contratto, è importante che cerchi di evitare tutte le occasioni di entrare in contatto con le mucose di persone infette o con i loro fluidi corporei. Particolare riguardo dovrà tenere nelle relazioni con i bambini in età prescolare (maggiormente tra uno e tre anni di età), che sono spesso altamente infettivi anche se non manifestano sintomi di infezione. Durante la gravidanza dovrà seguire scrupolosamente le seguenti regole igieniche per evitare l’infezione: lavarsi spesso le mani, soprattutto dopo aver dato da mangiare, fatto il bagnetto, pulito il naso, o cambiato pannolini a un bambino o toccato i suoi giocattoli; non baciare bambini piccoli sulla bocca, vicino alla bocca o sulle mani; non mangiare il cibo avanzato da un bambino, non usare le sue posate, il suo piatto o il suo bicchiere; non condividere asciugamani con un bambino; evitare di dormire con un bambino. IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE IN ITALIA NON OFFRE PIU’GRATUITAMENTE L’ESAME DEL SANGUE PER ACCERTARE SE UNA DONNA E’ IMMUNE O MENO DAL CMV. MOLTI GINECOLOGI NON LO PRESCRIVONO, NE’ DANNO INDICAZIONI SULLE NORME IGIENICHE CHE UNA DONNA INCINTA EVENTUALMENTE IMMUNE DEVE SEGUIRE PER EVITARE DI CONTRARLO.Hai dovuto aspettare il risultato del “test di avidità” il 28 dicembre, per sapere approssimativamente quando era avvenuto il contagio (la gravità dei danni riportati dal nascituro infettato dipende dalla datazione dell’infezione). I giorni dal 21 al 28 sono stati un incubo di angoscia e dolore, per te – mamma – ma anche per me che ero nella tua pancia a ingoiare ormoni e neurotrasmettitori nocivi.
L’angoscia ti stringeva il cuore e il dolore ti penetrava nel cervello come una lama; dormivi due ore per notte e leggevi su Internet tutto il possibile sul Citomegalovirus. Il 28 dicembre al Buzzi ti hanno comunicato che ti sei infettata nel terzo trimestre e non prima, probabilmente al nono mese, quando hai avuto un forte mal di gola; io non ho riportato danni e, se alla nascita risulterò infetto, dovrò fare nei prossimi anni periodici controlli dell’udito e della vista, ma solo per precauzione.
Adesso sei contenta del lieto fine di questa brutta avventura, ma ancora ti senti provata e di notte non dormi molto. Ora dovresti pensare solo a riprenderti, a raccogliere le energie per il parto, ma… Come puoi non pensare alle altre mamme, agli altri bambini, che pagano e pagheranno così duramente la propria disinformazione??
Dario
E’ gennaio e tradizionalmente è tempo di saldi. Nelle vetrine dei negozi capeggiano le grandi scritte multicolori, che incitano all’acquisto indicando le varie percentuali di sconto applicate ai prodotti. E, grazie a questi bonus, magari si acquistano più articoli, si fa la spesa per tutta la famiglia e, giustamente, si risparmia qualcosina.
Nonostante Mammarsupiostore sia anche un negozio, seppur virtuale, sul nostro ecommerce non ci sono indicazioni di saldi, per una nostra scelta consapevole. Sì, rinunciare ai saldi è una scelta, anche se difficile e non facile da comprendere, visti i tempi di crisi.
Semplicemente non facciamo saldi perchè Mammarsupio non è nato come prodotto commerciale, ma si è affermato dal 2003 come un progetto sociale.
Andiamo a dare un’occhiata al progetto nel dettaglio:
La lavorazione ad esempio. Ogni Mammarsupio è tagliato e cucito a mano, da un gruppo di donne in difficoltà socio-economiche, che riescono a mantenersi grazie al proprio lavoro di sarte. Dietro alle etichette, al cordino, alla stoffa, ci sono piccole imprese familiari, persone che compongono una storia.
I proventi della vendita sono reinvestiti da Focus per promuovere progetti di sostegno alla genitorialità attivati della Cooperativa, tutti senza alcun costo per gli utenti in tutta Italia.
Non solo. Mammarsupio è una realtà piccola, anche se ben nota nella penisola, ma non paragonabile alle catene di distribuzione più conosciute. Non abbiamo i classici “fondi di magazzino” o capi stagionali da rispolverare e mettere in vetrina, ma manteniamo una linea unica, disponibile tutto l’anno e le quantità minime per garantire un giusto rifornimento allo store online e ai negozi che rivendono Mammarsupio.
Non avendo dunque grandi spazi di manovra, dovremmo tagliare (o tassare) da qualche altra parte. Far lavorare meno le mamme che cuciono le nostre fasce? Ma poi non riuscirebbero a garantire un’entrata minima alla propria famiglia. Sospendere gli incontri o trasformarli in appuntamenti a pagamento? Così le mamme rinuncerebbero ad una possibilità di incontrare e fare amicizia con altre neo-madri e non poter condividere quanto di bello offre una nuova vita che nasce e cresce con loro.
Per questi motivi su Mammarsupiostore non abbiamo saldi da offrire, ma solo piccoli sconti. Se siete due mamme che desiderano la fascia, oppure oltre a Mammarsupio desiderate provate alcuni capi di abbigliamento, potete raggruppare un ordine di 150€ e risparmiare le spese di spedizione, mentre oltre i 200€ non pagate i costi del corriere e ottenere uno sconto del 10%. Può sembrare poco, ma è pur sempre qualcosa, nel rispetto del lavoro di tutti.
Eh sì proprio così. Pensate non sia possibile?
Rinunciare ad un’auto (magari alla seconda auto) per alcuni è una scelta di vita basata sulla volontà di inquinare di meno, per altri una necessità fatta per incidere positivamente sulle spese domestiche (che in periodo di crisi, si sa, non è cosa da nulla).
Rinunciare in toto ad un’auto non è semplice e l’alternativa probabilmente è rinunciarvi solo nei casi in cui non è strettamente necessaria.
Probabilmente riusciremmo a vedere il mondo con occhi diversi e gustare ciò che in genere non vediamo nemmeno.
Fatto sta che una scelta del genere si ripercuote sulla vita di tutta la famiglia!
Accompagnare i figli a scuola, fare la spesa, una gita fuori porta… sono cose che assumono un gusto diverso e particolare.
Osservare il paesaggio (anche quello urbano! Perché no?) con un bambino e fargli ammirare i piccoli cambiamenti che si verificano giorno per giorno, godere degli istanti in cui non passano auto e fare una chiacchierata su quello che ci aspetta nella giornata, aiuta a ritagliarci momenti in cui godere della compagnia dei nostri figli e scoprire quanto è piacevole passare del tempo insieme lentamente.
Decidere di utilizzare i mezzi pubblici quando disponibili o andare a piedi anche per fare la spesa è una scelta che può influire sugli acquisti, magari consentendoci di risparmiare… evitando ciò che realmente non serve o le offerte che ci traggono in inganno e ci convincono ad acquistare molto più di quanto necessitiamo.
Pensiamo sempre che per spostarci abbiamo bisogno di un mezzo nostro, che i neonati almeno stanno al caldo e i bambini che già camminano almeno non fanno storie. In realtà se portiamo il nostro piccolo in fascia, sotto la nostra giacca, sta al caldo meglio che in qualsiasi altro luogo e i più grandicelli possono darci la mano e camminare accanto a noi… al loro passo!
Abbiamo trovato diverse testimonianze di genitori e su “The Green Parent” il commento di una mamma con tre bimbi piccoli che ci ha provato: “Perennemente in ritardo, ma felici e molto più chiacchieroni”!





























