Mamma mi porti con te?


Oggi, 17 novembre, si festeggia nel mondo la Giornata del Bambino Pretermine.
Vogliamo ricordare questa ricorrenza condividendo le parole di Chiara, mamma del piccolo Riccardo, che abbiamo incontrato negli scorsi mesi in una delle 10 terapie intensive neonatali nelle quali è attivo il progetto Un abbraccio che fa crescere, a sostegno proprio dei piccoli prematuri e delle loro famiglie.

Per tanto tempo, e a volte ancora adesso, mi sono sentita una mamma catapultata nella realtà , non volevo crederci, il mio desiderio, il mio sogno, le mie aspettative pesavano meno di 1 kg di zucchero…

L’unica cosa che potevo fare era aggrapparmi a lui e alla sua forza di vivere, alla sua tenacia e alla suo coraggio. Lo vedevo così fragile e non reale… Riccardo, cuor di leone (mai nome più indovinato), era lì davanti a me e li voleva restare, andando contro tutti i pronostici negativi.

Sono stati tre mesi difficili, complicati, pesanti e strazianti, ma sono serviti per farmi portare a casa il mio bambino!
Ogni giorno entravo in reparto di terapia intensiva in punta di piedi, lasciavo i miei pensieri negativi e le facce nere in macchina, il mio bimbo non poteva conoscermi così… Un bel sospiro e via, andiamo dal mio guerriero!
Anche se non lo nego, a volte la negatività  prendeva il sopravvento e milioni di lacrime scendevano sole, senza guida…

Un giorno come tanti dei 107 trascorsi in ospedale arriva una proposta: “Lo mettiamo in fascia?” In fascia? Cos’è? Mi sembrava una cosa così strana, io volevo stare solo con il mio bambino senza troppi giri di parole o interferenze, ma mi sono fatta convincere, proviamo…
Ecco che srotolano davanti a me 5 metri di soffice stoffa, prendo tra le braccia il mio ometto e lo appoggio su di me, un’infermiera mi avvolge con la fascia e ci ritroviamo un tutt’uno, insieme come non eravamo mai stati e come volevo e voleva stare.

Riccardo tira su la testolina, mi guarda, fa un sospirone e si lascia andare in un sonno profondo, era il suo modo per dirmi che stava bene, che gli piaceva.
Che buon profumo… Ho pensato sprofondando il mio naso su di lui. Riccardo ha appoggiato la sua testolina sul mio petto, sul mio cuore, sotto il mio naso, e si è lasciato abbracciare dalla fascia e dalle mie mani.
Era la prima volta che lo accarezzavo con entrambe perché non ero “impegnata” a sostenerlo, che bello, che sensazione di libertà !

Da quel primo appuntamento con la fascia ne sono seguiti molti altri, tutti positivi, non avere il pensiero o la preoccupazione di tenerlo in braccio mi lasciava libera di coccolarlo, conoscerlo e a volte anche dormire!

Ancora oggi, a distanza di 6 mesi dalla prima, la storia si ripete, lo prendo, lo metto sul mio petto, sul mio cuore, sotto il mio naso, e lo porto con me, Riccardo tira su la testolina, mi guarda, fa un sospirone e si addormenta, solo che la testa non ciondola più e gli occhi sono più sereni.

In questo modo oggi scopriamo il mondo,andiamo a passeggio, a fare la spesa, in vacanza… e mentre dorme a volte sorride, e io penso che sia il suo modo per dirmi grazie, grazie per portarmi con te!

Chiara, mamma di Riccardo

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