La posizione sul fianco: in fascia per scoprire il mondo

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Eccoci ancora ad analizzare una posizione classica nel portare con la fascia lunga. Come nel caso della posizione a koala e a culla ne analizzeremo gli aspetti relazionali e pratici.

E’ possibile portare sul fianco con diversi strumenti per portare: fascia corta, fascia ad anelli, pouch, fascia lunga (sia essa morbida o rigida).

La posizione sul fianco che si basa sullo scambio “dialogico” tra chi porta e chi è portato e permette non solo un contatto visivo reciproco ottimale, ma anche di guardare insieme dalla stessa parte.

Il bambino è portato, anche in questo caso, “alto”: il suo sederino poggia sul fianco di chi porta e quindi la testolina arriva all’altezza della spalla. La schiena del piccolo è sorretta al massimo fino alle sue spalle, dal telo della fascia che lo avvolge. Per questo motivo è consigliabile usarla solo quando il bambino dimostra un buon controllo posturale del capo e della schiena.

Il peso del piccolo è scaricato in due punti sul fianco di chi porta e sulla spalla opposta. Il braccio dell’adulto, corrispondente al fianco sul quale poggia il bambino, non può godere della massima libertà  proprio per la presenza su quel lato del corpo del corpo del piccolo.

E’ una legatura facile e veloce da fare, molto pratica, quindi apprezzata soprattutto in tutte quelle occasioni durante le quali occorre “entrare e uscire” dalla fascia di frequente. Per via del suo scarico del peso non ottimale, invece, può essere considerata poco funzionale da chi cerca un modo comodo di stare insieme, poiché questa posizione è difficile da tenere per lungo tempo soprattutto da parte di chi porta.

A livello culturale anche questa posizione risulta essere molto legata alla nostra cultura (anche se questa modalità  è rintracciabile anche in altre comunità  culturali): risponde al bisogno sia dei grandi che dei piccoli di trovare una modalità  di transizione dal portare “pancia a pancia” al portare “sulla schiena”. Per chi porta il contatto fisico è meno intenso che nel primo caso, ma il contatto visivo è ancora assicurato. Per chi è portato questa condizione asseconda bene i movimenti della crescita e il desiderio di progressiva autonomia e di scoperta.

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