Pediatri, altri esperti e genitori: quale aiuto serve davvero?

Pediatri ed esperti

“… per i genitori alle prese con i primi due, tre anni di vita non c’è che il ricorso all’esperto: -Rinuncio ad osservare e a capire, salvo ricorrere al pediatra- (che però è solitamente impreparato sul piano pedagogico, salve vistose eccezioni).
I genitori sanno certo più di lui circa il loro bambino, ma persi nel labirinto del -Non capisco-, rinunciano ad interpretare e a rispondere ai sui segnali.”

Grazia Honegger Fresco

Apriamo questa riflessione con questa citazione di Grazia Honegger Fresco (Accogliere un bambino, Meridiana, pagina 18). Chiariamo subito che il suo intento e il nostro, non è di sferrare una critica ai pediatri o a nessuno degli esperti che, a diverso titolo, si propongono ai genitori e li accompagnano durante i primi anni di vita dei loro piccoli.
La riflessione non vuole tanto essere su chi offre aiuto, ma centrarsi su chi lo chiede, ovvero i genitori.

Pediatri, altri esperti e genitori

Diventare genitori è un’avventura. Il piccolo nasce “senza libretto di istruzioni” e sembra davvero difficile, se non impossibile, capire come sopravvivere a questo nuovo compito, che stravolge e coinvolge l’intera nostra identità di adulti e ci trasforma, in pochissime mosse, anche in una mamma o in un papà.

Questa cosa assume spesso contorni un po’ paradossali.La maggior parte delle coppie arriva alla genitorialità con una scelta precisa a monte: moltissimi dei bambini che nascono oggi, in Italia, sono bambini desiderati, profondamente attesi, alle volte perfino programmati. Accanto a loro ci sono dei genitori sempre più maturi a causa dell’innalzamento dell’età media in cui si sceglie di avere figli.
Genitori che si informano: specialisti in carne ed ossa o sul web, libri a tema, trasmissioni televisive, reality, …. Sin dagli inizi della gravidanza si consulta tutto, si legge tutto, si carpiscono informazioni usando i più disparati canali.
Eppure, nonostante questa quantità di informazioni a disposizione, chi lavora sul campo conferma che è crescente lo smarrimento dei genitori davanti al loro piccolo e, quindi, è crescente il bisogno di un parere esperto.

Qualche consiglio su come scegliere un esperto e perchè

Avere a che fare con un piccolino è davvero un compito molto impegnativo e, soprattutto se siamo alla prima esperienza, tante piccole e grandi cose creano preoccupazione e, alle volte, ci si sente incapaci di affrontarle.
Ecco allora un piccolo vademecum, pensato per i genitori, per aiutarli ad affrontare queste sfide genitoriali che confondono:

  • Il vero esperto che “conosce” il mio bambino, sono io!

Sembra una cosa sconta da dire, eppure spesso non lo è e occorre ricordarsela. Il vero esperto che conosce, e che quindi sa del proprio piccolo, sono proprio io, la sua mamma, il suo papà! Occorre solo fare un po’ di pulizia mentale e non solo, per fermarsi ad osservare, vera e unica base del capire.

Osservare e guardare i figli per sostenerli nella crescita
Questo all’inizio può sembrare sciocco, ma è davvero la base, indispensabile per affrontare qualunque difficoltà. Osservando potremmo scoprire che la soluzione è semplice e a nostra portata. E se invece ci rendessimo conto che da soli, comunque, non riusciamo ad intravedere una buona strada, avremmo elementi sufficienti per confrontarci con qualcuno.

  • Non siamo su un’isola deserta: il confronto con l’altro è importante

Papà, nonni, tate, babysitter, amiche,…. Difficilmente ci si occupa di un piccolo completamente da soli, qualcun altro è presente nella vita e nella quotidianità del bambino, qualcuno che ci aiuta nella sua gestione e con il quale il bambino passa del tempo. Chiunque esso sia, può offrirci un punto di vista diverso sulla questione che ci impensierisce e offrici ulteriori elementi da aggiungere a quelli che abbiamo osservato noi.
Il confronto arricchirà il quadro osservato e magari ci offrirà uno spunto per affrontare la situazione, e, come già detto nel primo step, se questo non fosse ancora possibile, almeno avremmo elementi ancora più dettagliati per rivolgerci ad un esperto.

  • Pediatri, psicologi, consulenti, doula, ostetriche, pedagogisti: a chi chiedere aiuto?

Potrebbe accadere che se la situazione che vi preoccupa è complessa, o nel tempo si è complicata, e che quindi necessita davvero il ricorso ad un parere più esperto che ci offra qualche spunto per affrontare la situazione e magari risolvere anche il problema che si è presentato. Ma come scegliere l’esperto giusto? Già, poiché nessuno conosce tutto, ciascun esperto è tale nel suo campo, ma difficilmente può non esserlo in un altro.
La prima cosa da considerare, dunque, è la natura della questione per la quale ci serve un aiuto. “E’ un problema di salute? Allora il pediatra mi può aiutare. E’ un problema educativo? Non è materia del pediatra, ma di un bravo educatore o pedagogista.” … E così via, cercando di cogliere non solo lo specifico del singolo esperto, ma anche come la pensa in merito ad alcune questioni: un pediatra che consiglia solo latte in polvere, difficilmente mi aiuterà se ho un problema di allattamento e desidero allattare al seno.
La seconda cosa è tenere bene a mente che i due step precedenti non sono inutili: qualunque esperto ha bisogno, per offrirmi un consiglio e/o la soluzione al problema, del mio parere, di quanto ho osservato, di quanto ho sperimentato con il mio piccolino. Solo così si arriverà ad una soluzione adatta a me e al mio piccolo, una soluzione su misura!

Ma diventare genitori è davvero un’impresa così impossibile?
No, l’importante è non perdersi e non disperdersi nelle innumerevoli informazioni a portata di mano. Alle volte, la quantità di informazioni a disposizione al posto che rassicurare, confonde, e confonde alle volte anche in modo davvero profondo, fino a minare quelle capacità innate che ogni essere umano ha di prendersi cura di un altro, specie se piccolo e indifeso.
Facciamo leva su queste capacità e cerchiamo di avere fiducia in noi!

Le bambole: molto più che dei semplici giocattoli

Giochi bambole: Mammarsupio_teddy

Le bambole sono una delle icone del mondo dei giocattoli.
A una bambina, non appena riesce a stare seduta e a provare interesse per il mondo che la circonda, di solito viene donata una bambola, spesso di pezza, che diventa così uno dei suoi primi giocattoli.

La bambola è un giocattolo molto attraente, perché il suo viso che riproduce quello umano, è fonte di grande interesse anche per i piccolissimi, che spesso passano parecchio tempo a guardarla, oltre che iniziare a maneggiarla.
Superata questa fase, la bambina poi di solito inizia con la sua bambola a ripetere ed imitare piccoli e semplici gesti di cura che la mamma di solito ha nei suoi confronti. E’ l’inizio del gioco di imitazione e di quello simbolico. All’inizio tale gioco è molto semplice, poi con il crescere delle competenze della bambina questo gioco si struttura sempre di più, fino a dare vita a delle vere e proprie scene di vita quotidiana.

Le bambole, però, non sono solo giocattoli, ma delle vere compagne.
Infatti, soprattutto se morbide e gradevoli al tatto, diventano spesso quegli oggetti che sono scelti dai piccoli come oggetti transizionali. Il piccolo sceglie, tra gli oggetti che ha a disposizione, un oggetto che gli è particolarmente caro e che lo aiuta a calmarsi nei momenti faticosi e stressanti. Questo oggetto, detto appunto transizionale, è un oggetto che lo calma e lo rasserena perché segno e simbolo del legame con la mamma.
Se un piccolo sceglie una bambola, la sua bambola, come oggetto transizionale tale bambola diverrà quindi non solo un bel giocattolo, ma una vera e propria compagna di vita, indispensabile alleata per tutti quei momenti in cui sente di avere bisogno di conforto e di una presenza amica

Le bambole: sono solo un gioco da bambine?

Le bambole dai più sono considerate un giocattolo esclusivamente da bambine, ma se pensiamo che sono l’oggetto più usato e amato per i giochi simbolici e di imitazione relativi alla cura, sarebbe un peccato escludere da questo gioco i bambini maschi.
Anche loro infatti, soprattutto nei primi anni di vita fino ai sei-sette anni, amano molto ripetere nel gioco le azioni quotidiane che vivono, e spesso queste sono proprio relative al dare e ricevere gesti di cura ricevute sia dalla mamma che dal papà.

Bambole: un gioco anche per i bambini

Una bambola, rappresenti essa un bambino o una bambina, può essere quindi un giocattolo non solo molto apprezzato dai maschietti, ma anche significativo per la loro crescita e per elaborare un iniziale modello maschile di rifermento rispetto al grande tema della cura.

La bambole Waldorf, una proposta di qualità

Nel mondo delle bambole una menzione particolare va alle bambole Waldorf, dette anche steineriane. Tali bambole sono oggetti artigianale bellissimi e di grande qualità.
Sono bambole di pezza particolari, fatte interamente a mano e con materiali semplici e naturali in particolare cotone e lana.

Bambole Wladorf "Peppa" di Babylonia

Hanno il corpo morbido e arrotondato spesso riempito di lana così che si scaldi nell’abbraccio amorevole del piccolo che gioca con lei e che la stringe.

Il viso è paffuto con i tratti appena abbozzati: puntini per gli occhi e trattino per la bocca. Tali tratti sono volutamente solo accennati per lasciare al bambino la libertà di immaginare l’espressione e quindi lo stato d’animo, della bambola e permettere un gioco ancora più ricco di esperienze e emozioni.

Alcune di queste bambole hanno dei vestiti fissi, mentre altre si possono spogliare e hanno anche un corredino di abiti di ricambio. Si trovano inoltre bambole che rappresentano bambine e altre che rappresentano bambini.
La realizzazione a mano fa sì che ciascuna bambola sia davvero speciale e unica.

Poiché sono oggetti artigianali si possono realizzare anche a mano ed essere un dono ancora più speciale per i propri bambini.

Foto © Mammarsupio e Babylonia

“I libri per bambini sono tutti uguali?” Una domanda per una genitorialita’ consapevole

La domanda sembra banale e la risposta scontata: “NO” i libri non sono tutti uguali, altrimenti non solo chi li scrive e chi li produce non li venderebbe, ma soprattutto, per chi li legge, sarebbe una noia mortale. 

Ma non intendiamo porci la domanda a questo livello; ci chiediamo, piuttosto, se porci questo quesito ci possa aiutare ad orientare le nostre scelte educative.
Tutto quello che scegliamo e mettiamo a disposizione dei nostri figli manda loro dei messaggi, offre loro delle possibilità  e non altree consente loro un tipo di utilizzo e non altri. Ad esempio, possiamo preferire giochi solidi, quasi indistruttibili e senza tempo, ai tanti di scarsa qualità  che si rompono dopo poche “giocate”: il messaggio che indirettamente trasmettiamo è molto diverso agli occhi del piccolo. 

Così è per i libri per bambini. Non tutti i prodotti editoriali sono uguali tra loro, sia per forma che per contenuto, e quindi, nell’ottica di volere essere genitori attenti e consapevoli occorre dotarsi di qualche criterio per scegliere.

La “forma” nei libri per bambini

Colori, dimensioni, materiali, effetti speciali, … tutti questi elementi sembrano secondari quando scegliamo un libro, eppure sono gli elementi che ci attraggono o ci respingono, che fanno leva sulla parte più emotiva e impulsiva di noi. Sono elementi che vanno a costruire la prima impressione che ci facciamo del libro che ci troviamo davanti. 

La prima cosa da considerare è dunque di non dare per scontato questi elementi, perchè quello che colpisce e attrae noi, non è detto che colpisca e attragga il nostro piccolo, non solo perchè è una persona diversa da noi, ma perchè è semplicemente più piccolo. 

Un libro di dimensioni troppo grandi è “faticoso” da sfogliare per un piccolino come è altrettanto faticoso per lui che le pagine siano sottili o che ci siano nel libro elementi, magari belli e ricercati, ma davvero troppo fragili per le sue inesperte manine.
Per i piccolissimi funzionano meglio libri resistenti, in cartone spesso o stoffa, e di dimensioni non troppo grandi, che possano manipolare autonomamente oltre che “assaggiare”, mordicchiare, usare come gioco o come altro. Ottimi si rivelano anche i libri da bagno, pensati per il bagnetto, ma fenomenali anche per i primi approcci al libro dei piccolissimi, perchè si possono facilmente pulire. 

Man mano che il piccolo cresce, potranno essere proposti libri diversi, con pagine meno spesse, con materiali diversi e magari con effetti speciali più ricercati. Diventano molto apprezzati gli albi illustrati da leggere e rileggere, ben disegnati e con storie interessanti, ma anche i libri pop-up in cui in ogni pagina si trova un mondo da scoprire.
Le dimensioni si possono ampliare e anche i materiali si possono diversificare.

Il “contenuto” nei libri per bambini

Ma anche il contenuto non è indifferente e incide sulla qualità  del libro.
Nei libri per bambini non si devono dare per scontato le illustrazioni, che sono le vere protagoniste del testo agli occhi del bambino. Lui, che non sa ancora leggere le lingua scritta, legge il libro proprio a partire dalle illustrazioni. 

Per i più piccoli è meglio scegliere libri con illustrazioni chiare, con pochi dettagli, su sfondi neutri. In questo modo l’attenzione del piccolo lettore viene più facilmente catturata dal disegno “protagonista” della scena e la lettura risulta più agevole oltre che più piacevole, perchè non dispersiva: il concetto è più chiaro e ben espresso! (es. a sinistra nella foto).

I dettagli possono aumentare man mano che l’attenzione del bambino si affina e con l’aumentare del piacere della lettura (es. a destra nella foto). Avere a disposizione maggiori dettagli nell’immagine è per il piccolo lettore come avere a disposizione una descrizione più accurata e particolareggiata che sostiene la storia e lo svolgersi degli eventi. 

Occorre anche ricordare che una buona scelta si basa anche nel proporre ai bambini una varietà  di stili di immagini e illustrazioni.
Spesso vanno per la maggiore i libri che hanno per protagonisti gli eroi dei cartoni animati, magari proprio quello che piace di più al bambino. Allora ecco che il piccolo scaffale della lettura si riempie di Winnie The Pooh o di Topolino, di Dora l’Esploratrice o di Manny Tuttofare. Qualche libro dei personaggi preferiti può anche essere bello, e consente al piccolo di giocare con essi in modo più attivo rispetto all’essere davanti alla tv, ma scegliere solo libri di questo tipo può essere riduttivo. Di solito, infatti, le illustrazioni di tali libri sono prese dal cartone animato e hanno colori accesi il più delle volte e disegni molto stereotipati.

Offrire una varietà  di stili nelle illustrazioni è sicuramente un’ottima opportunità  per il bimbo di entrare in contatto con diversi modi di espressione, una grande ricchezza per la sua conoscenza e, in futuro, per la sua capacità  di espressione attraverso il disegno.

Un’altra caratteristica da considerare attentamente è la storia narrata o il contenuto proposto nel libro. Ance qui vale la stessa considerazione. Non tutte le storie e i contenuti sono uguali.
La prima grande differenza è tra libri che spiegano e libri che raccontano.
A partire da quelli pensati per i piccolissimi ci sono libri che spiegano offrendo un collegamento tra parole e immagini, che si trasformano per i più grandini spiegando il perchè delle cose. Poi ci sono i libri che raccontano storie, a partire dalle fiabe tradizionali, a quelle di più recente realizzazione. 

Rispetto al contenuto è opportuno che mamma e papà  si chiedano se quanto narrato è un messaggio che desiderano dare ai loro figli, e se tale messaggio è più o meno in sintonia con l’idea di educazione che hanno.
Fortunatamente, a disposizione ci sono diversi prodotti editoriali. E’ possibile trovare libri “coccolosi” ideali per leggerli in intimità  e libri che parlano delle paure e di come affrontarle; libri accurati che insegnano molte cose e libri che aprono la fantasia; libri che divertono e libri che fanno riflettere; libri che ci raccontano e altri che spiegano anche le cose difficili.
Possibilità  ce ne sono, occorre solo avere la voglia e il tempo di condividere questa cosa con i più piccoli.

Foto 1: © Rachael Porter_Corbis; Foto 2: © Mammarsupio; Foto 3: © Mammarsupio_Collage

 

Baby shower: qualche idea per renderlo un’occasione preziosa per mamma e bebe’

Baby shower: come, quando e perchè

Se non ne avete organizzato uno o non siete state invitate o protagoniste di un baby shower, sicuramente ne avete visto qualche stralcio in qualche film o serie americana.
Il baby shower è quella festa organizzata dalle sorelle e delle amiche della mamma in attesa, in onore suo e del suo piccolino. 

La tradizione del baby shower nasce negli Stati Uniti durante il 18esimo secolo, tra le famiglie benestanti. Tradizionalmente, era una festa tutta al femminile, organizzata dalle altre donne di famiglia alla quale prendevano parte altre donne molto legate alla neo mamma, in occasione della prima gravidanza. Era l’occasione per condividere con la nuova mamma consigli e racconti su quello che le stava accadendo
Nel tempo, questa festa si è diffusa non solo tra le diverse classi sociali negli States, ma anche in Europa e in diversi altri paesi: ed eccoci, dunque, anche qui in Italia, a scoprire e vivere questo momento.
La festa si è inoltre parzialmente modificata.
Pur rimanendo un momento tipicamente femminile, alle volte si apre l’evento anche agli uomini o, addirittura, gli amici del futuro papà  ne organizzano uno ad hoc per lui.

Si anche allargato il giro degli invitati, infatti, attualmente al baby shower partecipano tutte le amiche e anche le colleghe della futura mamma, che potrebbe addirittura essere la protagonista di più feste (una tra le amiche, una con le donne della famiglia, una con le colleghe,…). Inoltre, sebbene sia di solito organizzata in occasione della prima gravidanza, capita che la mamma la possa vivere anche per gli altri figli.

I doni, la vera anima del baby shower

Quello che rimane centrale in questa festa sono i doni che le invitate portano alla mamma.
Anche l’etimologia del nome viene spiegata in questo senso. 

In alcuni fonti si spiega che il nome “shower” si riferisce alla doccia di regali di cui viene inondata la mamma, altri lo fanno risalire ad un argentiere del ‘700 dal cognome austriaco (Schauer) che pare abbia diffuso questa pratica per vendere i suoi prodotti in occasione della nascita dei piccoli. 

Al di là  dal decidere quale sia l’etimologia corretta, è indubbio che i regali sono davvero al centro di questa festa. Sono regali di solito per i nuovo bambino che vanno dal corredino, ai vari oggetti di puericultura, sempre e comunque alla ricerca dell’idea originale e creativa. 

Inoltre, la festa di solito è a tema, con giochi e decorazioni in stile, con il catering raffinato e coordinato e con ogni dettaglio curato nel minimo particolare.
 

Qualche idea perchè il baby shower sia davvero un’occasione speciale

Chi ci conosce e legge il blog da tempo sa che occasioni come questa del baby shower sono un po’ lontane dal nostro stile e da ciò in cui crediamo.
Eppure abbiamo scelto di dedicare un po’ di tempo e qualche consiglio a questa occasione perchè di fatto, al di là  dell’aspetto molto commerciale che può prendere, questa festa potrebbe essere davvero un’occasione un po’ speciale per stare accanto alla neo mamma e dimostrarle affetto e vicinanza in un momento così delicato come quello della fine gravidanza e dell’arrivo del piccolino.

Ed ecco quindi quattro consigli per una festa davvero indimenticabile!

1. I diversi siti che aiutano e consigliano per l’organizzazione di un perfetto baby shower insistono sulla cura di tutti i dettagli. Dalla scelta del tema della festa, al come fare gli inviti; dal cosa preparare da mangiare e da bere, al piccolo presente da fare alle invitate; dai giochi ai doni da fare … Sicuramente un’organizzazione precisa e puntuale aiuta la buona riuscita della festa, occhio però a non strafare: un clima accogliente e sereno alle volte lo si ottiene con poche e semplici cose, magari fatte in casa con materiali semplici e tanto buon gusto. E sul cibo: la neo mamma di certo apprezzerà  cose semplici e genuine, magari biologiche, che mandano un messaggio di attenzione a lei e al suo piccolino. 

2. Nell’organizzare il baby shower accanto a tutti i dettagli da curare e organizzare, non scordatevi mai che la neo mamma apprezzerà  sicuramente tutte quelle cose e
occasioni che le dimostrano affetto e vicinanza. Se pensate che la mamma possa apprezzare ok quindi a giochi, decorazioni, regalini, e pensierini…., ma soprattutto cercate di creare un clima accogliente, disteso e amicale nella quale si possa scambiare qualche chiacchiera e qualche pensiero anche intimo e profondo. La neo mamma lo apprezzerà  di certo, visto che alla fine della gravidanza deve affrontare cambiamenti profondi e alle volte anche un po’ paurosi.

3. I doni sono fondamentali in un baby shower, ma come scegliere quello giusto? Il rischio è quello di andare a cercare al cosa super originale, ma che poi rischia di essere inutilizzabile dalla mamma e dal bebè. Si va sul sicuro se si sceglie di regalare cose di uso quotidiano: pannolini, magari ecologici; body e tutine; prodotti per il bagno del piccolino, magari attenti alla pelle e all’ambiente. Saranno poi molto apprezzati anche doni che parlano di contatto come una fascia porta bebè o un corso di massaggio neonatale o un corso di acquaticità .  

4. E ultimo consiglio: non dimenticate la mamma! Già , con un piccolino in grembo, il rischio è di mettere a fuoco solo il nuovo arrivato e di lasciare sullo sfondo, un po’ sfuocata la mamma. Quindi ben vengano anche tutti quei doni che possano suggerire alla futura mamma che è importante e tutto l’affetto che proviamo per lei. Qualche idea: un bel libro sulla gravidanza da leggere; un quaderno su cui scrivere pensieri, ricordi, emozioni legate a questo periodo; ma anche una seduta da un bravo osteopata per il dopo parto o un appuntamento dal parrucchiere per taglio e piega!

Ora non resta che trovare una amica incinta e organizzare per lei un baby shower indimenticabile!

Foto 1: © H.Schmid/Corbis
Foto 2: © Daniel Grill/Tetra Images/Corbis
Foto 3: © Hero Images_Corbis

 

Imposizione o occasione? Il congedo parentale come chance per ripensarsi

La gravidanza: l’inizio del cambiamento

Panta rei: tutto scorre, tutto muta.
Lo si studia al liceo e lo si tocca con mano in alcune particolari fasi della vita in cui ci troviamo a dover voltare pagina. Ogni svolta segna un passaggio, che chiede, e alle volte impone, un cambiamento anche radicale. La fine degli studi, l’uscire di casa, l’inizio della vita di coppia… sono tutte fasi in cui si sperimenta sulla propria pelle e nella propria vita che davvero tutto scorre, cambia, muta. 

Nella vita di una donna però il cambiamento più drastico e radicale è segnato dalla maternità . Il diventare mamma concretizza nel suo più vero e profondo significato il fatto che tutto, e davvero tutto, muta.
Cambia il corpo, che si lascia plasmare e trasformare da quell’evento intimo e misterioso che è la crescita del piccolo dentro la pancia di quella donna che sta diventando la sua mamma.
Cambia però anche “la mente”: pensieri, emozioni, sensazioni, progetti e idee nuove si abbozzano nella mente di quella donna che si sta trasformando lentamente. Nei pensieri della mamma, prende spazio e tempo il bambino che le sta abitando il corpo e lentamente li trasforma e fa nascere intuizioni nuove. 

La maternità  è uno dei pochi cambiamenti irreversibili nella vita. Non si può tornare indietro, ci si trasforma. L’identità  della donna si trasforma: da figlia, donna, compagna, professionista, diventa anche mamma.
La neo mamma sperimenta poi, in quei nove mesi speciale e unici che sono la gravidanza, una relazione così intima con un altro essere umano che potrà  sperimentare solo se avrà  un altro figlio. E già  solo questa esperienza trasforma e cambia in profondità .

 

Il congedo parentale: sperimentare la concretezza del cambiamento

L’inizio del congedo parentale, per molte donne, segna concretamente il radicale cambiamento della quotidianità . La gravidanza è ormai molto avviata, i cambiamenti in corso già  toccati con mano e sperimentati, ma il mantenimento del lavoro e della propria routine pressochè invariata durante fino al settimo, ottavo, mese di gravidanza, offre ancora quasi l’idea che quello che si sta vivendo non è, e non sarà , poi così irreversibile.  

Quindi, la pausa, imposta per legge alle donne lavoratrici, segna davvero un forte cambiamento anche nella quotidianità .
Benché migliorabile e lacunoso, soprattutto se confrontato con altre normative di altri paesi europei e non solo, anche in Italia, il congedo parentale, e in particolare la parte di esso obbligatoria, è il segno sociale che dice che il piccolo che sta per venire al mondo ha bisogno della sua mamma “in esclusiva”. 

Dal punto di vista della mamma questa realtà  però può essere vissuta con ansia e anche con angoscia. Il bisogno di “esclusiva” del piccolo, il tempo liberato per potersi occupare di lui al meglio, il mettere in stand by aspetti della propria vita considerati magari fino a poco prima irrinunciabili, segna un cambiamento fortissimo nella vita della mamma.
E qui si aprono due strade opposte: si può subire questo periodo come un’imposizione, oppure lo si può vivere come un’occasione.

Da donna a mamma tra fatiche e opportunità 

Il congedo parentale e, in generale, il tempo comunque diverso segnato dall’arrivo di un piccolino nella vita di un donna può essere un periodo in cui si sperimentano sentimenti contrastanti e anche negativi.  

Si è contenti di quello che è accaduto, si è felici di quel piccolino tra le braccia, magari tanto desiderato e cercato, ma si è sgomente davanti ai suoi bisogni così forti e totalizzanti e all’improvviso cambiamento della propria quotidianità .
Molte neo mamme si sentono sole, incredibilmente sole.
Le giornate alle volte sembrano lunghissime e si fatica ad accettare la lentezza richiesta da un piccolino. Questo accade soprattutto alle donne abituate, prima della gravidanza, ad andare al massimo della velocità . La lentezza della vita con un neonato rischia di sembrare intollerabile e le giornate, passate con lui, vuote e prive di senso. 

Pesa la cura del piccolo, pesa il vivere prevalente una dimensione domestica, pesa il non lavorare e soprattutto il non avere più occasioni quotidiane di uscire di casa e fare altro, pesa il vivere il quartiere, pesano le limitazioni imposte dai ritmi e dai bisogni del piccolino.
Questo tempo dedicato al bambino viene quindi vissuto come una forte imposizione e quando si intravede la fine lo si vive con un forte sentimento di liberazione.

Ma questo periodo potrebbe essere anche un’occasione, magari non preventivata e non cercata, ma sicuramente presente e, se lo si desidera, davvero accessibile a tutte. Il cambiamento costa fatica, anche molta fatica, ma porta con sé occasioni inedite e prospettive nuove.
Ed è così anche per il tempo in cui le neo mamme si dedicano in modo quasi esclusivo ai loro piccoli, basta provare a vedere il bicchiere mezzo pieno! Il tempo rallentato, alle volte vuoto, o semplicemente svuotato dalla routine quotidiana pre-gravidanza, lascia spazio per assaporare modalità  di vita diverse. 

Alcune donne a partire da questo fanno scelte importanti per la loro vita non solo di mamme ma anche di professioniste. C’è chi si reinventa in questo periodo e riscopre le proprie competenze professionali sotto un’altra luce. C’è chi decide di maturare un cambiamento davvero radicale e di dedicarsi alla famiglia in modo esclusivo, magari ritrovandosi a riconsiderare alcune idee e ideali dati fino ad allora per scontati.
Altre donne semplicemente cercano di godere al massimo di questo tempo per esserci per i propri piccoli, nella consapevolezza che questo tempo non torna più.
Di solito poi queste famiglie maturano una diversa consapevolezza: scelgono il downshifting, ovvero di rallentare, anche dopo, quando i piccoli crescono, perchè hanno imparato in quel tempo che non tutto è monetizzabile, tanto meno il tempo speso e passato con i propri piccoli. 

E’ questione di scelte, ma soprattutto di sguardo: può bastare poco per trasformare la fatica da gabbia insostenibile, in occasione per cambiare.

Foto 1: © Warren Bolster Ocean Corbis
Foto 2: © I Love Images Corbis
Foto 3: © I Love Images Corbis

Diritti dei bambini: una scommessa ancora tutta da vincere

Diritti dei bambini nel mondo: il 2014 “annus horribilis”

Ultimamente si parla spesso dei diritti dei bambini.
Dai discorsi che ne escono sembra che questi diritti siano affare di un’altra parte del mondo, che la questione sia calda e cruciale per bambini che vivono altrove. Un altrove dove anche i più basilari diritti, come quello alla vita, non sia possibile e non sia rispettato.

Questa immagine è parzialmente vera e l’attenzione sul tema dei diritti dell’infanzia è sicuramente molto alta in questi mesi perchè questo 2014, anno che sta per concludersi, è stato definito, non a caso, “annus horribilis” per l’infanzia da un osservatore d’eccezione come Anthony Lake , il direttore dell’UNICEF.

Questa notizia, riportata su molti giornali negli scorsi giorni, ha probabilmente fatto scorre dentro di noi, come in un film, immagini di posti e contesti completamente altri, di scene di guerra, di sofferenza, di estrema povertà , molto distanti dalle nostre case e soprattutto dai “nostri bambini”.
Noi viviamo in una parte del mondo diversa, dove molti dei diritti negati in quei luoghi sono ormai quasi considerati scontati. Certo, la crisi economica sicuramente ha incrinato la fiducia nel futuro di molte famiglie, per le quali anche la quotidianità  e diventata faticosa e meno ovvia, ma dove ancora la vita è possibile e, soprattutto, non è a rischio costante.

Questa contrapposizione ci fa sembrare la questione dei diritti dei bambini come un orizzonte già  conquistato, già  realtà  per molti dei nostri piccoli.
Eppure, se in parte questa cosa è vera, anche da noi, la questione dei diritti dei bambini è una questione ancora aperta e calda e non solo perchè anche qui alcuni bambini vivono in condizioni di estrema marginalità  e in contesti non adatti all’infanzia.
La questione dei diritti si pone come cruciale perchè non tutti i diritti enunciati dalla Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia sono realtà  per tutti i bambini, anche per “i nostri” bambini.

 Diritto all’integrità  fisica: le campagne contro sculacciate e sberle

Un esempio forte, su questa linea di pensiero, è l’impegno che negli ultimi anni hanno condiviso sia la società  civile, sia altre istituzioni, per sensibilizzare l’opinione pubblica a eliminare le punizioni corporali e ad adottare un modo di relazionarsi con i piccoli più rispettoso e dignitoso.

Negli ultimi anni, infatti, si sono susseguite diverse campagne in questo senso che cercano di aiutare i genitori e chi si occupa dei piccoli a scardinare queste abitudini, centrando l’attenzione in particolare sul fatto che anche una sculacciata o una sberla sono punizioni da evitare e proponendo modalità  alternative di relazione ed educazione

Tra queste in particolare segnaliamo il testo prodotto dal Consiglio d’Europa su questo argomento rivolto ai genitori, e la campagna ” A mani ferme” promossa da Save The Children.
La questione delle punizioni fisiche, anche se spesso minimizzata dalle famiglie, rimane una questione ancora molto forte, sulla quale come genitori occorre davvero vigilare.

Il nodo centrale della questione è che spesso, quando arriviamo al limite, noi genitori eccediamo e riutilizziamo lo schema della punizione – schiaffo – sculacciata, perchè è quello che a nostra volta, da bambini, abbiamo sperimentato e subito.
Occorre quindi una grande consapevolezza in merito, per rompere lo schema e cercare di proporre ai nostri piccoli modelli educativi diversi.
L’impegno a tutelare questo diritto è quindi ancora molto attuale e coinvolge tutti.

Diritto ad essere bambini: la vera sfida con e per i nostri figli

Ma esistono altri diritti negati a moltissimi bambini.
Sono diritti spesso neanche riconosciuti, perchè la loro negazione non è quasi mai plateale, né assume i contorni di un gesto all’apparenza violenta.

La società  in cui viviamo è molto ambivalente rispetto ai piccoli, e spesso lo siamo anche noi genitori ed educatori.
La maggior parte delle gravidanze iniziano per esplicito desiderio della futura mamma e del futuro papà . I bambini che nascono sono sempre più desiderati, cercati, perfino programmati. Non sono ancora nati e hanno già  tutto … si cerca di predisporre tutto e di più per accoglierli e questa cosa continua nella crescita.

“Il bambino ha tutto: cibo, vestiti, alimentazione, genitori, nonni, videogiochi”, scrive Daniele Novara nell’introduzione ad Alice nel paese dei diritti, ” ma gli manca purtroppo l’essenziale: giocare, muoversi, correre, toccare, sporcarsi, litigare con i compagni, sbucciarsi le ginocchia”.

I nostri bambini hanno davvero tutto e spesso troppo.
Le camerette sono zeppe di oggetti inutili e spesso costosi, hanno la possibilità  di partecipare ai laboratori più diversi e ai corsi più esclusivi sin dai primi mesi di vita, hanno la possibilità  di sviluppare al meglio le loro potenzialità  e le nostre attese di genitori, ….
Hanno tutto e hanno, sin da piccolissimi, una vita scandita da orari ed impegni serrati; tutto offerto loro in nome del futuro e del “ti servirà  da grande!”. Hanno tutto e fanno tutto, ma in questi ritmi non ci sta più il gioco, la possibilità  di muoversi, di correre, di sperimentarsi, di sbucciarsi le ginocchia, di rialzarsi e anche di annoiarsi un po’.

Ecco, quindi, una nuova grande sfida per noi genitori, da giocarci con e per i nostri figli: la sfida di garantire loro il diritto di essere e di vivere da bambini!
Perchè tutelare questo diritto è il più gran regalo che si può offrire loro, non solo nel presente, ma per anche per il futuro, perchè un’infanzia serena permetterà  è la base per le persone che saranno e che diventeranno.

Foto 1 © 13/Flying Colours/Ocean/Corbis
Foto 2 © DiMaggio/Kalish/CORBIS
Foto 3 © 145/Steven Errico/Ocean/Corbis

Giochi da bambina o giochi da bambino? No, semplicemente giochi


Al parchetto: “questa è una cosa da bambine!”

Su una panchina del parchetto, due bambine di sette e otto anni giocano ad intrecciare braccialetti con gli elastici. Insieme a loro, impegnato e molto concentrato, c’è anche un bimbetto di cinque anni, che mentre “lavora” si racconta: gli piace intrecciare gli elastici, vedere cosa riesce a realizzare da solo e, infine, regalare il braccialetto … lo ha fatto proprio per il suo papà , con i colori della loro squadra del cuore.

Poco distante gioca un bambino, suo coetaneo, con le sue sorelline. Si avvicina alla panchina incuriosito da quello che stanno facendo questi altri bambini, subito seguito dalla mamma, anch’essa interessata. Questo bambino osserva il suo coetaneo intento nel lavoro e chiede se può insegnargli a fare un braccialetto bello come il suo, ma con i colori di un’altra squadra.

Probabilmente, se nessuno fosse intervenuto, in poco tempo i bambini avrebbero trovato il modo più efficace per insegnare all’ultimo venuto come realizzare il suo braccialetto e ciascuno di loro sarebbe tornato a casa con un’esperienza in più: saper fare una cosa nuova, aver saputo insegnare qualche cosa, aver condiviso con altri … 

Ma questo non si è potuto realizzare.

La mamma incuriosita, nel vedere il figlio chiedere agli altri bambini di essere aiutato a realizzare questo braccialetto ha prontamente esclamato: “Ma no, cosa fai! Questa è una cosa da bambine! Tu sei un maschio: devi giocare con le macchine, i robot e le pistole!”.
Le altre mamme presenti hanno provato portare altre argomentazioni, ma sono valse ben poco agli occhi di quel bimbo, che si è allontanato e, preso un ramo secco da terra, si è messo a giocare al soldato.

Giochi da bambina e giochi da bambino

Ma esistono davvero giochi esclusivi per le bambine e giochi esclusivi per i bambini? Il gioco può e deve avere caratteristiche diversificate in base al genere?

Se partiamo dal punto di vista di questa mamma, sembrerebbe di si.
I giochi non sono tutti uguali e ci sono alcuni giochi che proprio non si addicono ad un maschio e, presumibilmente potremmo dedurre anche il contrario: ci sono giochi che non vanno bene per una bambina.
Sicuramente in molti non condividono questa presa di posizione così netta ed esplicita, soprattutto perché il commento di questa mamma è stato generato da un’attività  che ai più potrebbe sembrare neutra, come realizzare qualche cosa con le proprie mani.

Però forse, in molti di più approverebbero le idee di questa mamma, estendendole ad altri giochi. Probabilmente non molti genitori accetterebbero di buon grado che il proprio bimbo, maschio, giocasse con le bambole o i pentolini o che la propria bimba, femmina, giocasse con macchinine, trattori e camion.

E se lo accettassimo, però raramente penseremmo di regalare di proposito una bambola ad un maschietto o una macchinina ad una bambina.


Semplicemente … il gioco

L’idea che esistano dei giochi e dei giocattoli per le bambine e dei giochi per bambini è diffusa e spesso guida le nostre scelte educative e genitoriali.
Sicuramente in larga parte è indotta dalle regole del mercato. I giocattoli in vendita sono spesso connotati in maniera precisa: i colori, le grafiche, le foto e le pubblicità  che li accompagnano.
Questa logica stravolge spesso anche i giocattoli e i prodotti più trasversali. Anche tricicli, pattini a rotelle, biciclette sono venduti in versioni spiccatamente femminili o maschili. C’è una logica commerciale precisa sotto questa strategia, che amplifica i desideri e quindi anche i consumi. In più un gioco connotato al maschile o al femminile è più difficile da passare tra fratelli e amici.

Questa convinzione ha però anche delle radici e delle motivazioni culturali più profonde, legate al fatto che si ha l’idea che il gioco dei bambini debba proporre dei modelli di genere ai quali possano ispirarsi e, alle volte, uniformarsi.

Sicuramente nel gioco si vivono una serie di elementi legati all’identità  di genere, ma il gioco è e rimane lo spazio privilegiato per il bambino (e poi anche per l’adulto) per vivere ed rielaborare la realtà  in modo creativo.
In quest’ottica la questione di genere non è quindi prioritaria, mentre assume molto più valore la possibilità  di sperimentare se stessi e le proprie abilità  al di fuori e al di sopra di schemi preconfezionati e imposti.

I giocattoli che favoriscono il gioco

Nei giorni scorsi ha fatto il giro del web la foto di un foglio allegato ad una confezione di Lego degli anni ’70 che invitava i genitori a riflettere sul bisogno fortissimo, sia dei bambini che delle bambine, di creare e di costruire a partire dalla propria fantasia e immaginazione. La lettera si conclude con questa esortazione:La cosa più importante è mettere nelle loro mani il materiale giusto e lasciarli creare ciò che li affascina . 

E’ questa la questione centrale: offrire, a partire da quando sono piccolini, il “materiale giusto” ai bambini, affinché loro, con la fantasia e la creatività , li trasformino nel e attraverso il gioco.
Il “materiale giusto” spesso è un oggetto semplice, di uso quotidiano, ma scelto perchè adatto per dimensioni, forme, colori, alle mani e agli occhi dei bambini; oppure spesso è un buon giocattolo, semplice e sobrio nelle linee e poco strutturato.

Per giocare non servono giocattoli iper-strutturati e molto costosi!
I bambini giocano meglio con cose semplici, quotidiane, ma che permettono loro di essere i veri protagonisti dell’azione e che, proprio per la loro semplicità  si prestano ai mille usi che la fantasia suggerisce.

Se è vero che l’offerta sul mercato è spesso connotata, agli educatori e ai genitori rimane la possibilità  di scegliere e orientare le proprie scelte, sostenendo, nel proprio piccolo, un nuovo orientamento culturale più rispettoso dei piccoli e del loro futuro.

Regali per neonati: qualche idea bella, etica ed utile per Natale!

Natale si avvicina e anche nei gruppi di mamme che incontriamo si parla spesso di regali per il neonato. Regali da fare ai piccoli degli amici, ma soprattutto, regali da farsi fare: cosa rispondere ai vari parenti ed amici che chiedono quale regalo fare al piccolo neo arrivato, possibilmente utile, bello e magari anche etico?

La risposta in effetti è tutt’altro che scontata.
Si vive in appartamenti sempre più piccoli e spesso si ha già  moltissimo di quello che occorre ad un neonato nel suo primo anno di vita. Il rischio che si corre a Natale, come nei compleanni dei bambini, è quello di venire invasi di oggetti, più o meno utili, spesso ingombranti, dei quali ci si accorge ben presto piccoli e grandi potevano davvero fare a meno.

La domanda “che regalo per un neonato?”, porta con sé un’altra domanda, più profonda: “ma di che cosa ha davvero bisogno un neonato?”
Questa domanda potrebbe aiutare a consigliare gli amci e dirottare le loro scelte verso doni almeno apprezzati, perchè davvero necessari o almeno belli. 

Allora ecco qualche idea e consiglio per un regalo davvero speciale.

Ti regalo un’occasione

Un piccolo appena nato ha pochissimi bisogni, perchè di fatto ha bisogno della sua mamma e del suo papà : sono loro, con la loro presenza, calda e rassicurante che lo fanno stare bene.

Un dono bellissimo per lui e i suoi genitori potrebbe essere regalare un’occasione in cui la nuova famiglia possa vivere del tempo insieme: una breve vacanza o un week end rilassante, magari mettendo a disposizione una casa al mare o in montagna, oppure una giornata fuori porta in mezzo alla natura.

Un’altra idea originale è quella di regalare un’esperienza speciale che mamma o papà  e piccolo possano condividere. Ci sono ormai diversissime proposte di corsi e laboratori anche per i piccolissimi, che trattano svariati temi. Come scegliere? Sicuramente saranno apprezzati tutti quei corsi e laboratori che propongono a piccoli e grandi un’occasione per stare insieme con calma, serenità  e rispetto come i corsi di massaggio infantile o di acquaticità .

Ti regalo un oggetto utile

Un neonato non ha bisogni di molte cose, ma spesso si preferisce regalare un oggetto: allora meglio scegliere, tra i tanti, oggetti utili e magari anche etici.

Un regalo utile e sempre apprezzato sono i vestitini. I cambi giornalieri con un piccolo non si contano. Il consiglio è sempre quello di andare all’essenza: piuttosto che il vestitino griffato che riesce ad usare due/tre volte al massimo, la neo mamma di solito apprezza una buona fornitura di body e di abitini comodi e pratici, da usare tutti i giorni e che non temano la lavatrice e magari in cotone biologico.

Un’altra idea per un regalo speciale per un neonato è il dono di una fascia o di un altro supporto per portare. In questo modo si sceglie un oggetto, una fascia lunga ad esempio, che rimanda e parla di un modo di prendersi cura del piccolo attento e rispettoso.

E se si è in confidenza: una scorta di pannolini! Non sarà  un regalo ricercato, ma per un neonato è davvero indispensabile. Anche qui si può scegliere, preferendo pannolini ecologici che rispettano meglio il benessere del piccolo e sono meno nocivi sull’ambiente.
 

Ti regalo un dono etico

Regali per i neonati altrettanto belli e originali sono quelli che consentono di donare loro un simbolo, un oggetto che rimandi ad altro, che sia segno di un qualcosa di grande.
Diverse onlus propongono oggetti di questo tipo a sostegno dei loro progetti sociali.

Per un neonato è bello scegliere qualche cosa che si avvicini al momento particolare della vita della sua famiglia, magari a diretto sostegno di altri bambini e famiglie.

Oppure qualcosa che parli del futuro possibile per le persone o anche per l’ambiente; o che sia uno stimolo per la famiglia ad allargare lo sguardo e aprirsi al mondo.

Foto © Kimberly L. Photography.

Ma quanto sono belli i piedini che scoprono il mondo!

Ore 15.45 di un normale giorno infrasettimanale.
Fuori da una scuola dell’infanza qualunque, tra la folla di mamme, papà , nonne, tate che aspettano, ecco che si possono scorgere diversi passeggini vuoti. Questi potenti mezzi, dai più accessoriati a quelli extralight, sono lì, vuoti, in attesa che il piccolo proprietario esca di scuola.
Un passante qualunque potrebbe non dar peso alla cosa, non farci neanche caso.
Se si osserva attentamente però si scopre, ad uscita avvenuta, che questi potenti e onnipresenti veicoli aspettano non solo piccoli bimbetti che abitano lontano, ma spesso, molto spesso, bambini di tre, quattro e purtroppo anche cinque anni.

L’immagine diventa a tratti surreale: bambine e bambini magari con il 30 di piede che si accoccolano sull’amato mezzo.
Se si chiede, poi, si scopre che il piccolo passeggero non è trasportato in quel modo perchè deve fare un tragitto di mezz’ora per raggiungere casa. No, il passeggino c’è perchè altrimenti, dichiarazione unanime, “non cammina!”.
E a poco vale la motivazione aggiuntiva di scarpe tecniche nuove fiammanti o di lucine che si accendono ad ogni passo.

Invece, portare un piccolo di qualche mese è spesso una pratica di cura criticata e malvista.
L’idea che sta dietro a questo rifiuto è spesso quella di avere al più presto bambini indipendenti.

Giustapponendo queste due situazioni, appare un quadro davvero contrastante sulle pratiche educative che proponiamo alle nuove generazioni: i piccoli non si portano perchè, altrimenti, crescono viziati, ma un grandicello di 4 o 5 anni può ben stare sul passeggino perchè stanco.

Forse, come educatori e come genitori, dovremmo avere più coraggio e togliere la maschera alle idee che spesso sostengono queste pratiche.
Dietro al non portare un piccolo, ma continuare a trasportare un grande, non c’è tanto l’idea del rispetto del bambino e del crescerlo indipendente.
Tutt’altro, dietro a queste pratiche opposte c’è purtroppo solo l’idea che un bambino debba dare il meno fastidio e far fare meno fatica possibile a chi si occupa di lui.

Come genitori occorre consapevolezza e cercare, ogni giorno, di costruire possibili equilibri tra i tempi stretti della quotidianità , la fretta di noi adulti e la lentezza dei piccoli che esigono i loro tempi.

Questa fatica verrà  ricompensata prima di tutto dal solo camminare insieme.
Camminando, fisicamente, passo dopo passo insieme, si impara a gustare piccole cose che possono trasformarsi ai nostri occhi e a quelli ancora magici dei piccoli in doni preziosi: il canto di uccellino, la brezza calda sul collo, il gioco delle ombre e la carezza della pioggia… e tutto questo non solo al mare o in montagna, ma anche a Milano!
Ma sopratutto ci si accorgerà  insieme, grandi e piccoli, di quanto siano belli questi piedini che scoprono il mondo, passo dopo passo.

Foto © Le4m

Ritualita’ e imprevedibilita’: un’alchimia possibile

Un neo genitore impara, spesso suo malgrado, l’importanza della ritualità .
I rituali o le routine diventano un imperativo categorico nei primi anni di vita con un piccolino.

Ci sono libri e manuali interi sull’argomento che aiutano il genitore a scandire la giornata attraverso sequenze di gesti ed eventi il più possibili uguali a se stessi per affrontare meglio la quotidianità  con il piccolo e i suoi cambiamenti. Allora ecco i genitori cimentarsi in rituali per il sonno, per il cibo, per il cambio, per uscire…

L’idea che sta alla base è molto semplice: ogni piccolo, scopre il mondo un pezzettino alla volta, grazie alla paziente mediazione degli adulti che si prendono cura di lui.
Un piccolo non ha una precisa cognizione del tempo, come l’adulto: questa si costruisce pian piano durante l’infanzia.
Più è piccolo, più per lui il momento rischia di essere una dimensione percepita come senza una fine: quindi un disagio momentaneo lo getta in un profondo sconforto perchè non sa che presto potrebbe finire. E’ quello che si verifica nei primi mesi quando il piccolo avverte lo stimolo della fame. Il suo corpo allora diventa la fame, lui diventa la fame. Questa sensazione, forte e tremenda, lo getta nel più profondo sconforto perchè vive come eterna la dimensione temporale.

Per queste ragioni, per aiutare il piccolo ad orientarsi nel mondo e nella realtà , ai genitori si consiglia di offrire al bambino un contesto il più possibile ordinato e prevedibile.
I rituali servono a questo, a rendere pian piano tollerabile l’attesa e a governare la realtà , perchè rassicura sapere che dopo questa cosa accade quest’altra.
Questa attenzione deve essere presente nei primi anni di vita del piccolo: è un modo di aiutarlo a relazionarsi in modo positivo con il mondo. L’idea di fondo, quindi, è davvero illuminante e condivisibile. L’ordine, la ripetitività , l’abitudine aiutano il nostro piccolino ad orientarsi e vivere meglio la sua giornata.

Eppure, partendo da questa idea, alcuni genitori rischiano di finire in una trappola insidiosa.
Questo può accadere quando l’attenzione, per qualunque motivo, si sposta dal fine (aiutare il piccolo ad orientarsi) al mezzo (il rituale). In questi casi il rischio è quello di concentrarsi solo ed esclusivamente sul rituale che si ripete in modo ossessivo e si riduce a se stesso, senza rimandare più a null’altro.
Accade quindi un corto circuito. Il rituale che dovrebbe rassicurare diventa una piccola gabbia che crea ansia perchè se qualcosa non si realizza o non è possibile, in quella determinata situazione, l’ansia diventa intollerabile.

Questa situazione emerge spesso nel tempo estivo, quando la routine quotidiana si trasforma in quella diversa e magari più libera delle vacanze.
Allora il piccolo sembra non riuscire più ad addormentarsi perchè non ha la sua coperta, i suoi quattro ciucci, e i dieci orsacchiotti accanto; oppure, non riesce più a mangiare perchè non ha il suo seggiolone e i suoi innumerevoli giochi/distrazione.

Constatare queste difficoltà , aiuta a rincentrarsi. Se il rituale si centra esclusivamente su cose e oggetti, soprattutto se nel tempo quelli necessari si sono moltiplicati, il rischio è che il rituale stesso si sia svuotato di senso.
Il rituale che accompagna e che rasserena è quello centrato sulla presenza attenta e amorevole di qualcuno che aiuti ad affrontare i piccoli cambiamenti della giornata.

In questo modo le vacanze non saranno un grosso problema, perchè il centro è la relazione e non ciò che le sta attorno.
Una relazione che si consolida tanto più i gesti di cura si semplificano (il latte della mamma, il sonno accompagnato, una buona fascia per stare insieme).
Rispettando i ritmi dei piccoli, mostrando una grande attenzione per loro e i loro bisogni, tra i quali quelli di un contenimento anche attraverso l’ordine (spaziale, temporale, relazionale), rimanendo centrati sulla relazione, sarà  possibile davvero scoprire il mondo insieme e e fare ogni volta nuove esperienze che allargheranno il cuore e la mente … di tutti, grandi e piccoli.

Foto © Agazzi