Baby shower: qualche idea per renderlo un’occasione preziosa per mamma e bebe’

Baby shower: come, quando e perchè

Se non ne avete organizzato uno o non siete state invitate o protagoniste di un baby shower, sicuramente ne avete visto qualche stralcio in qualche film o serie americana.
Il baby shower è quella festa organizzata dalle sorelle e delle amiche della mamma in attesa, in onore suo e del suo piccolino. 

La tradizione del baby shower nasce negli Stati Uniti durante il 18esimo secolo, tra le famiglie benestanti. Tradizionalmente, era una festa tutta al femminile, organizzata dalle altre donne di famiglia alla quale prendevano parte altre donne molto legate alla neo mamma, in occasione della prima gravidanza. Era l’occasione per condividere con la nuova mamma consigli e racconti su quello che le stava accadendo
Nel tempo, questa festa si è diffusa non solo tra le diverse classi sociali negli States, ma anche in Europa e in diversi altri paesi: ed eccoci, dunque, anche qui in Italia, a scoprire e vivere questo momento.
La festa si è inoltre parzialmente modificata.
Pur rimanendo un momento tipicamente femminile, alle volte si apre l’evento anche agli uomini o, addirittura, gli amici del futuro papà  ne organizzano uno ad hoc per lui.

Si anche allargato il giro degli invitati, infatti, attualmente al baby shower partecipano tutte le amiche e anche le colleghe della futura mamma, che potrebbe addirittura essere la protagonista di più feste (una tra le amiche, una con le donne della famiglia, una con le colleghe,…). Inoltre, sebbene sia di solito organizzata in occasione della prima gravidanza, capita che la mamma la possa vivere anche per gli altri figli.

I doni, la vera anima del baby shower

Quello che rimane centrale in questa festa sono i doni che le invitate portano alla mamma.
Anche l’etimologia del nome viene spiegata in questo senso. 

In alcuni fonti si spiega che il nome “shower” si riferisce alla doccia di regali di cui viene inondata la mamma, altri lo fanno risalire ad un argentiere del ‘700 dal cognome austriaco (Schauer) che pare abbia diffuso questa pratica per vendere i suoi prodotti in occasione della nascita dei piccoli. 

Al di là  dal decidere quale sia l’etimologia corretta, è indubbio che i regali sono davvero al centro di questa festa. Sono regali di solito per i nuovo bambino che vanno dal corredino, ai vari oggetti di puericultura, sempre e comunque alla ricerca dell’idea originale e creativa. 

Inoltre, la festa di solito è a tema, con giochi e decorazioni in stile, con il catering raffinato e coordinato e con ogni dettaglio curato nel minimo particolare.
 

Qualche idea perchè il baby shower sia davvero un’occasione speciale

Chi ci conosce e legge il blog da tempo sa che occasioni come questa del baby shower sono un po’ lontane dal nostro stile e da ciò in cui crediamo.
Eppure abbiamo scelto di dedicare un po’ di tempo e qualche consiglio a questa occasione perchè di fatto, al di là  dell’aspetto molto commerciale che può prendere, questa festa potrebbe essere davvero un’occasione un po’ speciale per stare accanto alla neo mamma e dimostrarle affetto e vicinanza in un momento così delicato come quello della fine gravidanza e dell’arrivo del piccolino.

Ed ecco quindi quattro consigli per una festa davvero indimenticabile!

1. I diversi siti che aiutano e consigliano per l’organizzazione di un perfetto baby shower insistono sulla cura di tutti i dettagli. Dalla scelta del tema della festa, al come fare gli inviti; dal cosa preparare da mangiare e da bere, al piccolo presente da fare alle invitate; dai giochi ai doni da fare … Sicuramente un’organizzazione precisa e puntuale aiuta la buona riuscita della festa, occhio però a non strafare: un clima accogliente e sereno alle volte lo si ottiene con poche e semplici cose, magari fatte in casa con materiali semplici e tanto buon gusto. E sul cibo: la neo mamma di certo apprezzerà  cose semplici e genuine, magari biologiche, che mandano un messaggio di attenzione a lei e al suo piccolino. 

2. Nell’organizzare il baby shower accanto a tutti i dettagli da curare e organizzare, non scordatevi mai che la neo mamma apprezzerà  sicuramente tutte quelle cose e
occasioni che le dimostrano affetto e vicinanza. Se pensate che la mamma possa apprezzare ok quindi a giochi, decorazioni, regalini, e pensierini…., ma soprattutto cercate di creare un clima accogliente, disteso e amicale nella quale si possa scambiare qualche chiacchiera e qualche pensiero anche intimo e profondo. La neo mamma lo apprezzerà  di certo, visto che alla fine della gravidanza deve affrontare cambiamenti profondi e alle volte anche un po’ paurosi.

3. I doni sono fondamentali in un baby shower, ma come scegliere quello giusto? Il rischio è quello di andare a cercare al cosa super originale, ma che poi rischia di essere inutilizzabile dalla mamma e dal bebè. Si va sul sicuro se si sceglie di regalare cose di uso quotidiano: pannolini, magari ecologici; body e tutine; prodotti per il bagno del piccolino, magari attenti alla pelle e all’ambiente. Saranno poi molto apprezzati anche doni che parlano di contatto come una fascia porta bebè o un corso di massaggio neonatale o un corso di acquaticità .  

4. E ultimo consiglio: non dimenticate la mamma! Già , con un piccolino in grembo, il rischio è di mettere a fuoco solo il nuovo arrivato e di lasciare sullo sfondo, un po’ sfuocata la mamma. Quindi ben vengano anche tutti quei doni che possano suggerire alla futura mamma che è importante e tutto l’affetto che proviamo per lei. Qualche idea: un bel libro sulla gravidanza da leggere; un quaderno su cui scrivere pensieri, ricordi, emozioni legate a questo periodo; ma anche una seduta da un bravo osteopata per il dopo parto o un appuntamento dal parrucchiere per taglio e piega!

Ora non resta che trovare una amica incinta e organizzare per lei un baby shower indimenticabile!

Foto 1: © H.Schmid/Corbis
Foto 2: © Daniel Grill/Tetra Images/Corbis
Foto 3: © Hero Images_Corbis

 

Imposizione o occasione? Il congedo parentale come chance per ripensarsi

La gravidanza: l’inizio del cambiamento

Panta rei: tutto scorre, tutto muta.
Lo si studia al liceo e lo si tocca con mano in alcune particolari fasi della vita in cui ci troviamo a dover voltare pagina. Ogni svolta segna un passaggio, che chiede, e alle volte impone, un cambiamento anche radicale. La fine degli studi, l’uscire di casa, l’inizio della vita di coppia… sono tutte fasi in cui si sperimenta sulla propria pelle e nella propria vita che davvero tutto scorre, cambia, muta. 

Nella vita di una donna però il cambiamento più drastico e radicale è segnato dalla maternità . Il diventare mamma concretizza nel suo più vero e profondo significato il fatto che tutto, e davvero tutto, muta.
Cambia il corpo, che si lascia plasmare e trasformare da quell’evento intimo e misterioso che è la crescita del piccolo dentro la pancia di quella donna che sta diventando la sua mamma.
Cambia però anche “la mente”: pensieri, emozioni, sensazioni, progetti e idee nuove si abbozzano nella mente di quella donna che si sta trasformando lentamente. Nei pensieri della mamma, prende spazio e tempo il bambino che le sta abitando il corpo e lentamente li trasforma e fa nascere intuizioni nuove. 

La maternità  è uno dei pochi cambiamenti irreversibili nella vita. Non si può tornare indietro, ci si trasforma. L’identità  della donna si trasforma: da figlia, donna, compagna, professionista, diventa anche mamma.
La neo mamma sperimenta poi, in quei nove mesi speciale e unici che sono la gravidanza, una relazione così intima con un altro essere umano che potrà  sperimentare solo se avrà  un altro figlio. E già  solo questa esperienza trasforma e cambia in profondità .

 

Il congedo parentale: sperimentare la concretezza del cambiamento

L’inizio del congedo parentale, per molte donne, segna concretamente il radicale cambiamento della quotidianità . La gravidanza è ormai molto avviata, i cambiamenti in corso già  toccati con mano e sperimentati, ma il mantenimento del lavoro e della propria routine pressochè invariata durante fino al settimo, ottavo, mese di gravidanza, offre ancora quasi l’idea che quello che si sta vivendo non è, e non sarà , poi così irreversibile.  

Quindi, la pausa, imposta per legge alle donne lavoratrici, segna davvero un forte cambiamento anche nella quotidianità .
Benché migliorabile e lacunoso, soprattutto se confrontato con altre normative di altri paesi europei e non solo, anche in Italia, il congedo parentale, e in particolare la parte di esso obbligatoria, è il segno sociale che dice che il piccolo che sta per venire al mondo ha bisogno della sua mamma “in esclusiva”. 

Dal punto di vista della mamma questa realtà  però può essere vissuta con ansia e anche con angoscia. Il bisogno di “esclusiva” del piccolo, il tempo liberato per potersi occupare di lui al meglio, il mettere in stand by aspetti della propria vita considerati magari fino a poco prima irrinunciabili, segna un cambiamento fortissimo nella vita della mamma.
E qui si aprono due strade opposte: si può subire questo periodo come un’imposizione, oppure lo si può vivere come un’occasione.

Da donna a mamma tra fatiche e opportunità 

Il congedo parentale e, in generale, il tempo comunque diverso segnato dall’arrivo di un piccolino nella vita di un donna può essere un periodo in cui si sperimentano sentimenti contrastanti e anche negativi.  

Si è contenti di quello che è accaduto, si è felici di quel piccolino tra le braccia, magari tanto desiderato e cercato, ma si è sgomente davanti ai suoi bisogni così forti e totalizzanti e all’improvviso cambiamento della propria quotidianità .
Molte neo mamme si sentono sole, incredibilmente sole.
Le giornate alle volte sembrano lunghissime e si fatica ad accettare la lentezza richiesta da un piccolino. Questo accade soprattutto alle donne abituate, prima della gravidanza, ad andare al massimo della velocità . La lentezza della vita con un neonato rischia di sembrare intollerabile e le giornate, passate con lui, vuote e prive di senso. 

Pesa la cura del piccolo, pesa il vivere prevalente una dimensione domestica, pesa il non lavorare e soprattutto il non avere più occasioni quotidiane di uscire di casa e fare altro, pesa il vivere il quartiere, pesano le limitazioni imposte dai ritmi e dai bisogni del piccolino.
Questo tempo dedicato al bambino viene quindi vissuto come una forte imposizione e quando si intravede la fine lo si vive con un forte sentimento di liberazione.

Ma questo periodo potrebbe essere anche un’occasione, magari non preventivata e non cercata, ma sicuramente presente e, se lo si desidera, davvero accessibile a tutte. Il cambiamento costa fatica, anche molta fatica, ma porta con sé occasioni inedite e prospettive nuove.
Ed è così anche per il tempo in cui le neo mamme si dedicano in modo quasi esclusivo ai loro piccoli, basta provare a vedere il bicchiere mezzo pieno! Il tempo rallentato, alle volte vuoto, o semplicemente svuotato dalla routine quotidiana pre-gravidanza, lascia spazio per assaporare modalità  di vita diverse. 

Alcune donne a partire da questo fanno scelte importanti per la loro vita non solo di mamme ma anche di professioniste. C’è chi si reinventa in questo periodo e riscopre le proprie competenze professionali sotto un’altra luce. C’è chi decide di maturare un cambiamento davvero radicale e di dedicarsi alla famiglia in modo esclusivo, magari ritrovandosi a riconsiderare alcune idee e ideali dati fino ad allora per scontati.
Altre donne semplicemente cercano di godere al massimo di questo tempo per esserci per i propri piccoli, nella consapevolezza che questo tempo non torna più.
Di solito poi queste famiglie maturano una diversa consapevolezza: scelgono il downshifting, ovvero di rallentare, anche dopo, quando i piccoli crescono, perchè hanno imparato in quel tempo che non tutto è monetizzabile, tanto meno il tempo speso e passato con i propri piccoli. 

E’ questione di scelte, ma soprattutto di sguardo: può bastare poco per trasformare la fatica da gabbia insostenibile, in occasione per cambiare.

Foto 1: © Warren Bolster Ocean Corbis
Foto 2: © I Love Images Corbis
Foto 3: © I Love Images Corbis

La gravidanza, un tempo per conoscersi

gravidanza
Una considerazione che può aiutare i genitori nei primi mesi di vita con un neonato è avere bene in mente che la nascita di un bambino non è mai il punto zero, l’inizio.
Quel piccolo, nei nove mesi precedenti, è cresciuto dentro la sua mamma: il suo corpo ha preso forma e lui ha iniziato a fare le sue prime esperienze. Il corpo della sua mamma, e in particolare l’ utero, è il suo mondo. Un mondo che ha delle caratteristiche particolari, uniche.

Nell’utero, prima di tutto, il piccolo vive in un ambiente acquatico, che attenua gli stimoli e gli permette di essere molto competente a livello motorio. L’utero è anche un ambiente molto protetto, che ripara dagli stimoli troppo forti, e che lo accompagna con un continuo dondolio, dato dal movimento della mamma, che lo “porta” sempre con sè. Lo spazio inoltre è ristretto, soprattutto alla fine della gravidanza, ciò permette al piccolo di sperimentare un contenimento elastico: le pareti uterine assecondano i sui movimenti senza mai cedere completamente. Ma soprattutto in queste dieci lune il piccolo vive sempre con la sua mamma, dentro di lei, e solo grazie a lei cresce e si sviluppa.

Il momento del parto segna un punto di non ritorno, il piccolo si trova in un tempo davvero breve, se raffrontato ai nove mesi precedenti, in un ambiente completamente diverso da quello in cui era solito vivere: niente più acqua, nè più dondolio, ma soprattutto, appena nato, perde il continuo e rassicurante contenimento protettivo che gli regalava l’utero. In più, in pochissimo tempo sperimenta due novità  dirompenti: il primo respiro e la prima volta che sente la fame.
Affrontare questi cambiamenti decisamente non è una cosa da poco: è come se noi, abbastanza all’improvviso, venissimo catapultati in un posto incredibilmente diverso da quello in cui viviamo,nel quale perdessimo di colpo tutti i nostri riferimenti.

C’è solo una cosa capace di rassicurarlo e di calmarlo…. ritrovare la sua mamma e ritrovarsi tra le sue braccia. E’ la sua mamma che gli può offrire, prima di tutto con il suo corpo, quella continuità  con l’esperienza di vita uterina che lo calma e gli dona tranquillità  e serenità .
Ricordarsi le caratteristiche dell’ambiente di vita del nostro piccolo prima della nascita, ci aiuta a capire attraverso quali gesti possiamo dargli sollievo, perchè rispondono ai suo bisogni profondi.

Ti portero’, perche’ avro’ cura di te!

Mammarsupio_fascia lunga

Spesso incontriamo genitori in attesa o con bambini molto piccoli che non conoscono o sono poco informati su che cosa sia il portare e sui supporti che consentono questo.
I pregiudizi invece sono moltissimi… “No, decisamente non fa per noi” oppure “No, grazie, la mia amica ha cercato di usarla, e la bambina piangeva sempre“. O ancora “No, è troppo piccolo!!“, o all’opposto “No, è troppo grande!!“.
Queste sono alcune delle frasi che abbiamo sentito da molti genitori e dalle quali siamo partite, con coloro che lo desideravano, per approfondire il discorso e ci siamo rese conto che in pochissimi passaggi queste affermazioni si smontavano da sole e lasciavano spazio al vero grande dubbio: Ma non è che stando così, sempre addosso a me, si vizia?”
E’ questo il vero grande dubbio che allontana anche solo dall’idea che il portare possa essere davvero una scelta buona nel mio essere genitore.

Il tema del vizio legato ai bambini è molto, molto, radicato nelle teste dei genitori: si ha paura di crescere figli viziati, non indipendenti, non autonomi.
Sono ancora nella pancia della mamma o hanno pochissimi giorni e, invece che concentrare lo sguardo su chi sono questi piccoli e su come sono, la testa viaggia già  altrove, in futuro non meglio definito che li vede già  grandi, adulti. E quindi in nome di una futura desiderata indipendenza, non ci si accorge che lui, il nostro piccolo, è assolutamente dipendente. Questa non è una colpa o un capriccio, è semplicemente il dato di fatto: l’uomo partorisce piccoli immaturi e per questo bisognosi di qualcuno che si prenda cura di loro, che risponda in modo solerte ed efficace ai loro bisogni.

Questo sta alla base del senso del portare, ed è la miglior motivazione che sostiene questa proposta: desidero prendermi cura del mio piccolo, e quindi lo porto. Nella consapevolezza che in questo gesto, come negli altri gesti che esprimono il nostro desiderio di cura, la cosa centrale rimane la relazione, il nostro desiderio di esserci e stare con quel piccolo e accompagnarlo nel suo percorso di crescita. In questo si esprime “la magia del portare”.

Portare in inverno: mission impossible????

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Negli incontri sul portare si affrontano spesso domande “stagionali”: in questa stagione, in questo inverno lungo e piovoso, almeno qui a Milano, una delle domande frequenti delle mamme è come si può portare in inverno.
La percezione è che lo stare a contatto con il proprio piccolo in fascia sia reso molto complicato dal freddo e dal brutto tempo.

Poiché il portare non è tanto un modo di trasportare i più piccoli, ma un modo di stare insieme e di conoscersi, si intuisce che mettere tra i due corpi più strati di tessuto e imbottiture non è l’ideale, soprattutto con i bambini più piccoli, sotto i 4/5 mesi quando la relazione è tutta da costruire e il dialogo tonico è fondamentale per imparare a stare bene insieme.

E’ per questo che si consiglia di portare sotto la propria giacca: soluzione non solo che risponde in modo ottimale ai bisogni, sia del piccolo sia di chi porta, di relazione e contenimento, ma soprattutto soluzione pratica e comoda. In questo modo chi porta riesce a controllare meglio la temperatura del piccolo portato perché può svestirsi e vestirsi in comodità  in base al luogo dove si trova.

La domanda, quindi, si trasforma e diventa: ma dove la trovo una giacca adatta, visto che quelle che ho non “ci” vanno più?
Sul mercato ormai esistono diversi strumenti per aiutare i genitori a portare i loro piccoli, tra i quali diverse case produttrici propongono le loro giacche, ciascuna con le sue caratteristiche e i suoi pregi e i suoi difetti. Nel tempo l’esperienza delle mamme che abbiamo incontrato ci riportavano comunque un’idea di insoddisfazione.

E’ per questo che, dopo un’attenta ricerca, abbiamo scelto di collaborare con Quagga. Come tutti i nostri progetti di cooperativa, e come Mammarsupio ha dimostrato in questi anni, volevamo provare a dare risposta ad un bisogno e desideravamo che la risposta fosse “buona” non solo nel suo esito, ma anche nel suo processo

E’ per questo che abbiamo scelto, o meglio ci siamo scelti con Quagga, che è una piccola realtà  di Torino, nata dall’esperienza di Stefano e Lorenzo che, dopo collaborazioni con grandi marche di abbigliamento tecnico sportivo, hanno voluto credere in un modo “diverso” di fare abbigliamento, dando la giusta attenzione alla filiera del prodotto e alla riciclabilità  dei materiali.

Cosa rende speciale questa giacca?
Prima di tutto quello che non si vede… ovvero tutta la filiera, dalla scelta dei materiali alla scelta delle piccole realtà  che lavorano per la sua realizzazione. E poi l’idea che è alla base della sua progettazione, ovvero, fare una giacca adatta a tutta la vita di una donna … giacca slim fit, comoda e funzionale in città  e non solo, dai colori sobri, ma dai materiali ultra tecnici, che si può trasformare in giacca per la gravidanza e accogliere anche il pancione che cresce e poi diventare giacca per portare i piccoli con fasce o marsupi.

Ecco quindi la storia del nuovo parka donna IOPI, pressoché identico al precedente IAKI, ma rinnovato per rispondere alla richiesta crescente del mercato nord europeo e dei suoi inverni ben diversi dai nostri miti inverni mediterranei. Per questo il parka IOPI prevede una doppia imbottitura (un libera ed una compressa, prodotte da Imbotex srl – Cittadella – Padova) che, all’occorrenza, trattiene il calore corporeo di circa il 50% in più. La vestibilità  del capo però resta inalterata e, con l’aggiunta del suo pratico tool, si può usare in gravidanza e poi con il bambino addosso.

Una buona risposta, ci sembra, alle richieste di tutte quelle mamme che desideravano una giacca comoda, ma altrettanto bella ed elegante, da non dover archiviare con tutte le cose del bebè, una volta cresciuto.

 

Gravidanza e Citomegalovirus

Posted by in Gravidanza

Ospitiamo volentieri una testimonianza di una mamma amica, scritta da lei sotto forma di lettera. Parla il suo piccolo Dario, nato fortunatamente sano dopo aver passato settimane terribili a causa della disinformazione sul Citomegalovirus.

A voi.

 

QUELLE MALEDETTE PAPPE!

Cara mamma,
abbiamo passato una disavventura incredibile – per fortuna a lieto fine – tu ed io, che sono nella tua pancia da trentasei settimane.
La gravidanza ormai volgeva al termine e tu eri serena. I primi cinque mesi era stato un po’ pesante dover stare a letto, a causa di una minaccia di aborto; la ginecologa ti aveva detto che potevi alzarti soltanto per andare in bagno e per mangiare. Per fortuna c’era il papà  a occuparsi di mio fratello Davide, di un anno e mezzo. Invece di alzarti per mangiare, preferivi consumare i pasti a letto e alzarti per dare la pappa a Davide, così aiutavi un po’ il papà ; quando mio fratello avanzava del cibo, ci tenevi a finirlo tu, perché si trattava sempre di alimenti freschi, completi, rigorosamente bio: il massimo per una donna incinta.  
Il 19 dicembre al Buzzi, dove avevi deciso di partorire ed eri seguita per sospetto diabete
gestazionale, ti hanno dato degli esami da fare. Due giorni dopo, il 21, hai ritirato gli esiti degli esami e hai letto dei valori fuori norma relativi a un certo Citomegalovirus; prima di inviarli alla tua ginecologa, ti sei fatta un giro su Internet per vedere cosa significavano: hai scoperto che avevi l’infezione in corso o contratta di recente e, sgomenta, ti sei precipitata al Pronto Soccorso del Buzzi.CITOMEGALOVIRUS
Sintomi. La maggior parte degli individui sani, adulti o bambini, che contrae la malattia non manifesta sintomi e non si accorge dell’infezione.
Contagio. L’infezione si trasmette mediante il contatto diretto delle nostre mucose (bocca,
naso, occhi, genitali), con i fluidi corporei di persone infette (saliva, urina, lacrime, liquido
seminale, liquido vaginale, sangue). Nei bambini che vengono infettati entro il terzo anno di vita, l’infezione dura molto più a lungo che nell’adulto, in media 18 mesi, con un minimo di 6 e un massimo di 42 (ossia tre anni e mezzo); per tutto questo tempo questi bambini sono infettivi e possono trasmettere il virus ad altri: perciò, il fattore di rischio più importante per contrarre l’infezione è l’esposizione frequente e prolungata a bambini piccoli.
Effetti su un nascituro. L’infezione non desta preoccupazione se contratta da persone adulte o da bambini in buona salute, ma se viene contratta per la prima volta da donne in gravidanza il virus può provocare danni molto seri, quali ritardo mentale, compromissione dell’udito o della vista.
Prevenzione. Ogni donna in cerca di una gravidanza o almeno al suo inizio, dovrebbe
sottoporsi a un esame del sangue che accerti se ha già  contratto o meno il CMV. Nel caso
risulti appartenere a quel 20% di donne che non l’ha mai contratto, è importante che cerchi di evitare tutte le occasioni di entrare in contatto con le mucose di persone infette o con i loro fluidi corporei. Particolare riguardo dovrà  tenere nelle relazioni con i bambini in età  prescolare (maggiormente tra uno e tre anni di età ), che sono spesso altamente infettivi anche se non manifestano sintomi di infezione. Durante la gravidanza dovrà  seguire scrupolosamente le seguenti regole igieniche per evitare l’infezione: lavarsi spesso le mani, soprattutto dopo aver dato da mangiare, fatto il bagnetto, pulito il naso, o cambiato pannolini a un bambino o toccato i suoi giocattoli; non baciare bambini piccoli sulla bocca, vicino alla bocca o sulle mani; non mangiare il cibo avanzato da un bambino, non usare le sue posate, il suo piatto o il suo bicchiere; non condividere asciugamani con un bambino; evitare di dormire con un bambino.

IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE IN ITALIA NON OFFRE PIU’GRATUITAMENTE L’ESAME DEL SANGUE PER ACCERTARE SE UNA DONNA E’ IMMUNE O MENO DAL CMV. MOLTI GINECOLOGI NON LO PRESCRIVONO, NE’ DANNO INDICAZIONI SULLE NORME IGIENICHE CHE UNA DONNA INCINTA EVENTUALMENTE IMMUNE DEVE SEGUIRE PER EVITARE DI CONTRARLO.Hai dovuto aspettare il risultato del “test di avidità ” il 28 dicembre, per sapere approssimativamente quando era avvenuto il contagio (la gravità  dei danni riportati dal nascituro infettato dipende dalla datazione dell’infezione). I giorni dal 21 al 28 sono stati un incubo di angoscia e dolore, per te – mamma – ma anche per me che ero nella tua pancia a ingoiare ormoni e neurotrasmettitori nocivi.
L’angoscia ti stringeva il cuore e il dolore ti penetrava nel cervello come una lama; dormivi due ore per notte e leggevi su Internet tutto il possibile sul Citomegalovirus. Il 28 dicembre al Buzzi ti hanno comunicato che ti sei infettata nel terzo trimestre e non prima, probabilmente al nono mese, quando hai avuto un forte mal di gola; io non ho riportato danni e, se alla nascita risulterò infetto, dovrò fare nei prossimi anni periodici controlli dell’udito e della vista, ma solo per precauzione.
Adesso sei contenta del lieto fine di questa brutta avventura, ma ancora ti senti provata e di notte non dormi molto. Ora dovresti pensare solo a riprenderti, a raccogliere le energie per il parto, ma… Come puoi non pensare alle altre mamme, agli altri bambini, che pagano e pagheranno così duramente la propria disinformazione??

                                                                Dario

La “dolce vita” nel pancione

Posted by in Gravidanza

Non è una cosa banale, anche se spesso non ci si sofferma a pensare… nel pancione della mamma in attesa (e anche nella pancina delle prime settimane!) accadono tantissime cose!

Spesso si vede solo la mamma… un contenitore di quello che un giorno sarà  un neonato… niente di più sbagliato. Nella pancia della mamma il piccolo si “allena” alla vita che avrà  una volta uscito…

si allena??!?!

Ebbene sì. La gravidanza, lungi dall’essere un semplice periodo in attesa di raggiungere il giusto peso per la nascita, è per il bambino un momento di rara e preziosa stimolazione. Nulla è lasciato al caso durante i preziosi nove mesi.

Il bambino tocca e percepisce con la propria pelle, vede, sente, assapora… e si muove! Certo che si muove… qualcosa dovrà  pur fare… eh no, il movimento non è un semplice passatempo, serve al bambino per sviluppare i muscoli che altrimenti si atrofizzerebbero, per fare in modo che le sue ossa si rafforzino e il suo fisico cresca forte e sano! Insomma, sì, l’utero della mamma è una vera e propria palestra di vita per il bambino!

L’ascolto in gravidanza

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La gravidanza è per la donna un’opportunità  di imparare a comunicare a più livelli.

Riuscire a mettersi in ascolto del bambino che si porta in grembo permette di acquisire la capacità  di far spazio alle nuove sensazioni ed emozioni.
Ascoltare il proprio corpo, rispondere ai segnali che manda, prepara la madre ad una forma di ascolto che sarà  utilissima quando si troverà  tra le braccia il neonato e dovrà  rispondere ai suoi bisogni. Questa forma di ascolto permette di dare voce a chi ancora non ne ha.
Ma come si fa a mettersi in ascolto del bambino? Non esiste certo una ricetta o uno schema! Ogni mamma potrà  trovare le modalità  che più si addicono al suo modo di essere: chi ama scrivere può tenere un diario della gravidanza in cui annotare pensieri e sensazioni, chi dipinge saprà  catturare con il disegno le proprie emozioni… la meditazione, l’ascolto della musica, lo yoga, i massaggi… non è importante “cosa”, è importante “come” la si fa.
Trovare tempo e spazio per la relazione con il bambino quando è nell’utero, è fondamentale e aiuta a sintonizzarsi su un livello di comunicazione che poi facilita la relazione con il bambino una volta nato.

Niente sesso, sono incinta!

Un libro agile e leggero che con ironia e buon senso smonta falsi miti e credenze che da sempre circolano intorno a maternità  e allattamento.
Stefania Cecchetti, con l’aiuto di professionisti qualificati, aiuta le mamme in attesa e le neomamme a districarsi tra mille consigli per lo più non richiesti (!) che spesso portano a fidarsi di chiunque tranne che di se stesse. Sapere che in allattamento non si deve evitare di mangiare funghi, fragole, molluschi, pesce, cavoli e famiglia, aglio, cipolla, asparagi, legumi… che la donna incinta non deve considerarsi malata ma che comunque deve ascoltare il proprio corpo assecondandone i cambiamenti e il fisiologico rallentamento dei ritmi, aiuta la mamma a non sentirsi disorientata in una terra di nessuno, ma ad avere dalla sua un valido supporto scientificamente fondato.
Quindi se volete sapere se è vero che allattare fa male alla vista, che l’allattamento fa cedere il seno e molte altre curiosità , il libro di Stefania Cecchetti, edito da Terre di Mezzo, vi aiuterà  dandovi informazioni corrette e facilmente consultabili fornendo anche interessanti spunti di riflessione per la mamma che si trova ad affrontare la meravigliosa e faticosa avventura di crescere un figlio.

Dai dai dai…dagli una spinta. Vedrai che ce la fai! Basta un corso pre parto

Posted by in Gravidanza

Immagine 3cosa devono raccontarti in 12 lezioni?? 36 ore per spiegarti come partorire??

Chiede il futuro papà  ad una futura mamma che sta consultando il volantino del corso pre-parto.

Già  è difficile capirci qualcosa, arrivare ad avere le informazioni giuste, districarsi nel marasma delle offerte dei servizi privati e cogliere le dritte indispensabili per riuscire ad iscriversi ad un corso convenzionato…figuriamoci se ci mettiamo pure del sano scetticismo.

Il corso preparto non è obbligatoro, per migliaia di anni abbiamo partorito senza. C’era però una vicinanza maggiore con il mondo neonatale. Qualunque ragazzina aveva curato cugini, fratelli o vicini di casa, sentito parlare le donne di famiglia del loro parto…o magari addiritture aver avuto la “fortuna” di averle assistire durante il travaglio in casa.

Oggi molte donne, il 36 %,  arrivano al  proprio parto senza aver mai avuto un neonato tra le braccia.

Importante quindi la parte conoscitiva, diciamo più di contenuto.

Ma ciò non basta, se no basterebbe un buon libro.

Pensate al corso pre parto come uno spazio di relax, di coccole e anche di preparazione che dedicate a voi stesse e al nascituro.  Un buon corso dovrebbe approfondire più aspetti, dare ampio spazio  non solo al parto in sè ma anche al dopo: il parto dura uno o due giorno….ma i primi mesi con il neonato sono molto più lunghi e pieni di dubbi! E’ bene che si alternino più figure specializzate, dall’osetrica alla puericultrice, dalla psicologa alla pedagogista. Non è tempo buttato quello speso per cercare la realtà  che  più vi calza.

Il tempo passato al corso deve essere piacevole e rilassante. Andate a conoscere prima chi terrà  il corso, fate tutte le domande che vi sorgono e sentite “a pelle” se vi piace.

Ultima cosa, non meno importante da considerare, è la distanza da casa. Durante il corso conoscerete molte mamme nella vostra situazione e che condivideranno con voi i passi dei primi mesi. E’ molto bello potersi frequentare prima e dopo il parto, anche al di là  del corso. Se ora siete disponibili ad attraversare mezza città  per seguire il corso che più vi piace…magari con un neonatino in pieno inverno vi sarà  più difficile. ( ma non con la fascia lunga!  😉 )