Le coliche del neonato…

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“Le coliche sono state attribuite al dolore, all’ansia, all’immaturità  e al carattere. Tuttavia, anche se ognuno di questi è un pezzo del puzzle, le coliche possono essere spiegate solo considerando tutti i pezzi insieme. Solo così, infatti, risulta chiaro che le varie teorie popolari hanno in comune un elemento finora ignorato: il concetto del quarto trimestre mancante.

Questa esperienza del quarto trimestre tranquillizza i neonati non perché sono viziati, né perché li inganna, facendo loro credere di essere “tornati a casa”, ma perché attiva una potente risposta nel loro cervello che li induce a smettere di piangere: il riflesso della calma.”

Magico Sonno, Harvey Karp

Varie teorie accompagnano la comparsa delle coliche nel neonato (si pensa spesso che siano causate da intolleranze ai latticini, dall’ansia materna, dal fumo in gravidanza…). Nessuna teoria è però in grado di spiegare come bloccare l’insorgere, in alcuni lattanti, delle famose crisi di pianto.

Da subito il genitore di un piccolino che a poche settimane di vita soffre di crisi di pianto abituali si sente chiamato in causa: la mamma elimina i latticini e un numero imprecisato di cibi che potrebbero dare intolleranze o aria nel pancino, compra tisane e gocce che pensa possano risolvere il problema. Nulla però sembra mai funzionare in maniera reale ed efficace, fino a che, intorno ai 3 mesi, le coliche magicamente, come sono arrivate, se ne vanno.

Non tutti i bambini però soffrono di coliche. Perché? Alcuni bambini hanno un carattere più irritabile di altri, e quello che ad un neonato può infastidire ad un altro può non fare alcun effetto. E così la digestione e il normale funzionamento dell’intestino, può mettere alcuni bambini in difficoltà  ed è causa di pianto sconsolato.

La teoria che ci sembra più valida è che le coliche siano una normale espressione dell’adattamento alla vita extrauterina. Adattamento reso difficoltoso dai numerosi stimoli cui il bambino viene normalmente sottoposto nel periodo dopo la nascita, e che non è ancora in grado di assimilare ed elaborare.

Nel mondo ci sono alcuni popoli che non conoscono le coliche: in queste popolazioni i bambini non vengono posati a terra per tutti i primi mesi (o anni) di vita. Accanto alla mamma c’è sempre qualcuno pronto a sostenerla ed aiutarla nella cura del bebè. I bambini sono protetti da stimoli eccessivi e accompagnati gradualmente al contatto con la società  che li circonda. (Così calmo il mio bambino, Christine Rankl)

Nella nostra società  non è sicuramente pensabile che avvenga qualcosa di simile, le mamme spesso sono sole per la maggior parte della giornata ed è normale che il bambino passi del tempo nella culla o in altri luoghi pensati per lui, anche dove il portare in fascia è una pratica consolidata e usata nella quotidianità .

E allora, cosa fare se un bambino ha le coliche? Come poter agire per alleviare questo disturbo? Innanzitutto, è importante accogliere il pianto del bambino e cercare, per quanto possibile, di non agitarsi, tenere il bambino tra le braccia consolandolo con movimenti del corpo dolci (dondolii) e con la voce pacata, magari cantando una canzoncina familiare al bambino, che lo possa calmare.

Tenere il bambino all’interno di una fascia portabebè che lo faccia sentire contenuto, protetto ed accolto dal corpo del genitore è sicuramente un modo per favorirne il benessere, è stato infatti dimostrato da una ricerca che i bambini portati piangono meno.

Per “curare” le coliche del neonato non servono quindi medicinali o particolari tecniche, bastano le braccia e il corpo del genitore che contengono, tranquillizzano e fanno sentire accolto e protetto il bambino.

Cosi’ calmo il mio bambino

Posted by in Neonato

Cosi' calmo il mio bambino

A tutte le mamme piacerebbe dirlo…

Alcune sono più fortunate di altre, altre hanno bambini più agitati e più inclini al pianto.

Non è però solamente questione di fortuna. Alcuni neonati vivono i loro primi mesi in uno stato beato di serinità  e appagamento, regalando sorrisi e facendosi delle grandi dormite. Altri sono “come una barchetta a remi in mezzo all’oceano…un minimo di vento può sconvolgere la loro pace instabile”. Tutti hanno consigli e ricette e i genitori dei bambini più agitati rischiano di esserne travolti.

Christine Rankl nel suo ultimo libro analizza con cura e precisione differenti metodi e teorie e può essere un’ ottima bussola per i genitori.

Ciò che non ci stancheremo mai di ripetere è che il pianto è un segnale comunicativo, il più incisivo e significativo  che la natura ha donato ai neonati. Ignorarlo non può essere considerato un metodo per affrontarlo. Mai!

Cosi’ calmo il mio bambino

 

 

…e se lo vizio?

Posted by in Neonato, Portare

abbraccio_papàSempre la solita domanda:  portando il bambino in fascia si vizia?  tenendolo sempre a contatto si trasforma in un mammone-cozza?

In tanti rispondono…ma vi lasciamo con questa riflessione, ideale nel periodo caldo.

“Immaginate di avere sete. Qualche volta vi viene dato un bicchiere d’acqua, qualche volta no. La vostra sete non è soddisfatta. L’unica cosa che sapete è che è sempre qualcun altro che decide se darvi o no un bicchiere d’acqua. Diventate sempre più nervosi e frustrati. Cominciate quindi a chiedere dell’acqua continuamente, anche quando non avete sete, perchè non siete sicuri che, quando avrete sete, vi sarà data dell’acqua.Diventate insicuri quando non avete acqua a disposizione e così preoccupati di non aver abbastanza acqua da divenire incapaci di pensare ad altro. Diventate dipendenti dalla fonte, che non abbandonate per poterne chiedere in continuazione.

Adesso immagina lo scenario opposto. Sei assetato e ti viene subito dato da bere in modo da placare la tua sete. Sei soddisfatto e puoi continuare a fare ciò che stavi facendo senza preoccupazioni. Ti rassicura sapere che l’acqua è sempre disponibile e che puoi prenderla ogni volta che vuoi. Con questa sicurezza alle volte addirittura te ne dimentichi. Senza pensieri, puoi dedicarti anima e corpo ad altre attività. Puoi esplorare, crescere…addirittura allontanarti dalla fonte.

Ora trasporta questo questo scenario sul tuo piccolo e sul suo bisogno di contatto fisico. E’ evidente che rispondere immediatamente al bisogno del vostro bimbo non lo renderà dipendente…

 

da Istruzioni per l’Uso – BBSlen Babylonia.

…..e se lo vizio?

Posted by in Neonato

neonato-urla-piccolo.png …non immaginate quante volte mi sono sentita fare questa domanda. La cosa più curiosa è che questo dubbio non me lo pongono solo le mamme che vedono in me una pedagogista ma questa domanda se la pone anche la mamma che è in me.

Impossibile essere più contorti di così.

In effetti la questione non è semplice. Sostanzialmente dovete fidarvi dell’istinto materno e se questo non vi convince basta cercare delle fonti autorevoli.

L’istinto ci dice “nella pancia” che quando un neonato piange va consolato, non è un vizio. Niente di più perfetto: il piccolo deve imparare tutto e la prima cosa che deve interiorizzare è che la mamma c’è, che non è sparita dopo il parto, che c’è e ci sarà  sempre. Questa è la base per tutto, ma proprio tutto il resto, per la fiducia e la serenità  che si porterà  dentro per tutta la vita. Chiedere attenzione, chiedere contatto, chiedere la mamma non è essere viziato.

Pian pianino la distanza aumenterà  e il piccolo va accompagnato lentamente a prendere distanza da un corpo che inizialmente addirittura non distingue dal suo, ma pretendere che un neonato se ne stia buono nella culla piatta e fredda è come chiedere ad un pesce di essere felice fuori dall’acqua.

Se vi interessa approfondire l’argomento:

http://www.psicoterapie.org/433.htm

Giochi e neonati: cinque esperienze da vivere con un bambino piccolo

Posted by in Neonato, Primi Anni

Giochi e neonati

Giochi e neonati: binomio possibile?

“Quali giochi fare con i neonati?”, “Come giocare con loro?”; “Che giocattoli mettergli a disposizione?”: sono alcune delle domande che possono nascere quando ci si interroga su quale rapporto ci possa essere tra i neonati e i giochi. Tale rapporto, infatti, non è scontato tanto che in molti si chiedono se i neonati sono davvero in grado di giocare.

Il gioco è un’esperienza fondamentale nella vita dei piccoli e anche dei neonati, oltre che di fatto anche nella vita degli adulti. In ogni fase della vita “giochiamo”, ovvero usiamo immaginazione e creatività per approcciarci alla realtà. Quello che si modifica, e che rende diverso il gioco dei neonati, da quello dei bambini e ancora da quello degli adulti, sono le modalità concrete attraverso cui il gioco si realizza.

Noi spesso attribuiamo il medesimo significato ai termini giochi e giocattoli. Ma i secondi non sono che degli strumenti attraverso cui, nell’infanzia, si realizzano molti giochi dei bambini, ma il gioco non si può ridurre a questi.

Inteso in questo modo il gioco, la risposta alla domanda se i neonati giocano è affermativa.

Già dai primissimi istanti di vita il piccolo infatti ha a che fare con il grande compito di entrare in relazione con il mondo che lo circonda, che ha caratteristiche profondamente diverse rispetto all’ambiente uterino dal quale proviene.

Il primo mondo da scoprire è la sua mamma e il suo corpo. Pian piano il cerchio si allarga al papà e alle altre persone che sostengono la mamma nella sua cura e poi all’ambiente domestico. Ad un certo punto scopre il suo corpo: le sue manine e i suoi piedini diventano oggetti interessantissimi da scoprire.

Il gioco per i neonati, dai primi mesi fino al primo anno di vita, si realizza principalmente attraverso questo lavoro di scoperta incessante, fondamentale per il loro benessere e la loro crescita fisica e psichica.

Per accompagnare i piccolini in questa graduale scoperta quindi non occorrono mille giocattoli super strutturati e magari costosi; più che altro occorre la disponibilità a vivere delle esperienze con lui, rispettando i suoi ritmi, tempi e desideri di scoperta.

I giocattoli, sempre scelti con cura e attenzione, possono essere dei validi alleati, ma, come spesso ci dimostrano i piccolini, la loro attenzione è spesso attratta da oggetti di uso quotidiano che permette loro di fare scoperte sul mondo che li circonda.

Cinque idee di giochi con neonati: alla scoperta del mondo insieme

Ecco quindi cinque giochi, esperienze, da vivere con il vostro bambino nel suo primo anno di vita, accompagnandoli così in questa loro emozionante avventura di scoperta del mondo.

  • Pelle a pelle: conoscersi davvero

La pelle è l’organo di senso più esteso del nostro corpo, ed è il primo che si forma nella vita uterina. La pelle è un universo specialissimo attraverso la quale sentiamo e percepiamo quello che è fuori di noi e trasmettiamo quello che è dentro di noi. Per un neonato la sua pelle è una dimensione conosciutissima e famigliare, i vestiti al contrario sono un di più, del quale forse farebbe anche a meno.

Giochi e neonati: contatto pelle a pelle
Nei primi mesi regalarsi dei momenti di pelle a pelle con il proprio piccolo è un’esperienza profondissima per entrambi. Non occorre molto, basta una stanza a temperatura adeguata,al riparo da correnti d’aria e un po’ di disponibilità di tempo e tranquillità. Mette il vostro piccolo sul vostro petto, nudo, e la sciate che la magia si compia.

  • Alla riscoperta dell’acqua.

Possiamo dire che la vita uterina è una vita acquatica. Nove mesi in un ambiente calmo e protetto, cullati nel liquido amniotico, che trasforma la pancia della mamma in una piscina esclusiva e personale. Per questo l’acqua è un elemento rasserenante per molti piccoli, che però va riscoperto una volta fuori da quella pancia.
Regalate al vostro piccolo dei bagnetti rilassanti, senza fretta, rendendoli per loro esperienze davvero di scoperta e di dolcezza, e, perchè no, regalate anche a voi questa esperienza, insieme a loro in vasca in casa oppure in una piscina riscaldata a dovere.

  • Una camminata in silenzio

Il silenzio è la condizione indispensabile per riuscire ad ascoltare e ad ascoltarsi. Viviamo quasi tutti e quasi sempre avvolti nel rumore però. Il rumore del traffico in città che entra nelle case, la tv quasi sempre accesa, le frequenti telefonate che riceviamo e facciamo: parole e rumori che avvolgono anche il piccolino che vive con noi.
Regaliamoci e regaliamogli un’esperienza intensa di silenzio, due passi fuori città, in un parco grande o in un bosco, cercando di fare silenzio, di silenziare il telefono e avvolgerci in quello che la natura offre. Scopriremo che il silenzio è abitato da tanti tanti suoni, che rendono magico quel silenzio, magico per il piccolino e per noi.

  • Aria e pioggia sul viso.

Vento, venticello, aria e arietta sono gli acerrimi nemici dei bambini, o almeno così si pensa; e non parliamo della pioggia, che con i bambini piccoli è considera peggio di una sventura apocalittica. Con vento e pioggia se si può ci si rintana in casa e se, proprio proprio, si deve uscire ecco che scatta l’uso di massime protezioni: cappelli, sciarpe, coperture del passeggino, mantelle e mille altri accessori. Precauzioni davvero importanti, soprattutto quando il vento e la pioggia sono forti e, magari, in aggiunta fa anche molto freddo. Però, non sempre si verificano questi avvenimenti estremi. Spesso, soprattutto nella bella stagione, capitano giornate di pioggerella e arietta leggera: approfittiamo! Facciamo scoprire al nostro bambino la bellezza di lasciarsi accarezzare dal vento e baciare dalla pioggia.

  • Piedini nell’erba

Gli esperti di educazione si lamentano sempre di più, parlando dell’infanzia, del progressivo allontanamento dei bambini dagli elementi naturali: bambini grandicelli, della scuola primaria, che non hanno mai giocato a piedi nuda nell’erba, o che non hanno quasi mai sperimentato il calore del fuoco sulla pelle o la piacevolezza di giocare con il fango. Questo tipo di comportamento ha origine sin dalla primissima infanzia ed è sicuramente influenzato dalla quasi impossibilità per molti bambini di avere occasioni di giocare liberamente all’aria aperta in spazi a loro misura.

giochi e neonati: a piedi nudi nell'erba
Un gran regalo che potete fare al vostro bambini, a partire dal primo anno di vita, è quello di lasciarlo sperimentare queste cose, magari proprio partendo dalla bellezza e peculiarità di gattonare o muovere i primi passi in un bel prato, con i piedi solleticati dall’erba. Magari non a tutti i piccoli questa cosa piacerà, ma almeno in loro passerà il messaggio che questa esperienza non solo non è sbagliata ma potrebbe anche essere piacevole.

Il potere degli abbracci: sostenere la crescita del neonato con le coccole

 La crescita di un neonato tra attenzioni e preoccupazioni

Ma come si è fatto grande!“; “Cresce?“; “Ma crescerà  abbastanza?“; “Mi raccomando, tenga d’occhio la crescita in questa settimana!“…
Potremmo allungare l’elenco a dismisura di queste frasi che, almeno in un’occasione, ogni neomamma si è sentita rivolgere dai parenti, dagli amici, da semplici conoscenti e anche dai pediatri.  

La crescita è un tema caldo dei primi mesi con un neonato.
Un tema che fa nascere specifiche attenzioni e, se il bambino sembra crescere poco, anche delle preoccupazioni, più o meno fondate, soprattutto per quanto riguarda il tema dell’alimentazione e del cibo.
Ed ecco quindi tutti i commenti e consigli in campo di allattamento, soprattutto se la mamma sceglie quello al seno esclusivo e a richiesta, perchè ai più, spesso disinformati, sembra sia una modalità  che lascia troppo spazio al caso e poco verificabile. 

Il rischio, per la mamma, con tutte queste pressioni, di andare in corto circuito è dietro l’angolo purtroppo.
Il primo consiglio è quindi, nel caso una mamma si trovi in questa situazione, di rivolgersi ad un operatore qualificato che riesca a sostenerla e verificare con lei la situazione. Ostetriche dei consultori, alcuni
bravi pediatri di base, e consulenti della Leche League possono essere dei validi alleati in queste situazioni di dubbio ed eventualmente di criticità .

Pane e tulipani”: un diverso punto di vista sulla crescita del neonato

Ma la crescita è solo questione di cibo?
Viene in mente il film di Soldini che suggerisce con chiarezza che la vita, e quindi anche la crescita, non ha a che fare solo con il “pane”, ma anche con i “tulipani”, e, anzi, che senza i “tulipani” anche il “pane” rischia di non bastare. 

La psicologia del novecento ha dimostrato in lungo e il largo questa verità  proprio a partire dall’infanzia. Si sono susseguiti diversi studi che sono riusciti a dimostrare che rispondere al bisogno del piccolo di essere nutrito è altrettanto fondamentale ed importante che rispondere al suo bisogno di relazione e di contatto fisico.
Un piccolo ben nutrito, se lasciato solo e poco toccato, rischia di non crescere e di non crescere bene.

Eppure, se come genitori ci si affanna sul discorso del cibo e si è disposti a fare di tutto per offrire il meglio al piccolino, alle volte ci si lascia convincere a non rispondere con la stessa efficacia agli altri bisogni …. perchè se no si vizia! 

Un abbraccio per crescere bene

Come genitori abbiamo la possibilità  di stare accanto al nostro piccolo cercando, sin da subito, attraverso il nostro modo di prenderci cura di lui, di rispettarlo e di volergli davvero bene, nel senso di “volere il suo bene”. Accanto a questa possibilità  abbiamo anche la concreta opportunità , attraverso il nostro modo di fare e di essere con i nostri figli, di promuovere una cultura dell’infanzia differente, più rispettosa e dignitosa.  

Occorre però cambiare prospettiva!
Dobbiamo assolutamente abolire dalla nostra mente che le coccole, gli abbracci, lo stare in braccio o in fascia siano dei “vizietti” concessi “a un piccolo furbetto!”.
Tutti questi gesti di cura altro non sono che il tentativo, quasi mai perfetto, di rispondere al bisogno fondamentale del nostro piccolo di essere amato e di essere compreso 

Un abbraccio non fa mai male, anzi ha benefici effetti non solo sull’umore, ma anche sulla salute fisica e sul benessere della persona.
Tantissime ricerche sui piccoli nati prematuri lo dimostrano, e ormai ciò è diventato prassi in tutti gli ospedali all’avanguardia: il contatto pelle a pelle con la mamma migliora e stabilizza i parametri e le funzioni vitali del piccolo. 

Davanti a queste numerose evidenze, non ci resta che riempire di abbracci e di coccole i nostri piccoli. Tutto questo, inoltre, rimane possibile, usando una fascia o altri supporti, anche se nel frattempo siamo costretti a fare altro.
La magia che si scopre è che questo non solo fa bene a loro, i piccolini, ma anche tanto a noi, perchè un abbraccio riempie anche noi di “tulipani”. 

E se proprio non sapete cosa rispondere alle inevitabili critiche o battutine cattive di chi vi sta attorno e potrebbe giudicarvi, rispondete con le parole di Virginia Satir, psicologa e psicolanalista americana, che diceva:
Ci servono 4 abbracci al giorno per sopravvivere.
Ci servono 8 abbracci al giorno per mantenerci in salute.
Ci servono 12 abbracci al giorno per crescere.” 

…altro che vizietti!

Foto 1 ©Ingold/Corbis; Foto 2 ©Nowitz/Corbis; Foto 3 ©Gullung/Cultura/Corbis

Il pianto del neonato si calma davvero con la fascia porta bebe’?

 

Il pianto del neonato

I neonati piangono. E’ un dato di fatto, chiunque, anche chi ha poco a che fare con i bambini, lo sa.
Il pianto è così dato per certo e scontato nei primi anni di vita che, nell’immaginario comune, uno dei simboli per rappresentare i piccolissimi è il ciuccio, strumento appunto usato, e purtroppo anche abusato, per calmare il neonato e il suo pianto.

Un piccolino piange per diversissime ragioni durante la sua giornata.
Il pianto è uno dei mezzi di comunicazione che gli ha donato la natura per farsi capire e comprendere sin da subito.
Un neonato può piangere perché sta male e soffre, oppure perché è affamato. Può piangere perché qualche cosa lo infastidisce, o perché desidera qualche cosa di diverso. Il pianto è anche il modo in cui scarica le tensioni e le fatiche della giornata; oppure può essere, al contrario, l’esito di un’emozione bella, ma troppo grande e difficile da gestire.
Comunque, il pianto è un mezzo comunicativo che ci segnala che il bambino, per una qualche ragione, vive un disagio. 

Il pianto è però “un segnale tardivo di disagio”. Questo significa che il bambino ha provato già  altri modi di comunicare il suo malessere a chi si prende cura di lui, ma poiché la comunicazione attraverso questi altri mezzi è stata poco a, alla fine sfodera la sua ultima “arma”: il pianto.

 

Come prevenire il pianto di un neonato

Accogliendo questa interpretazione del pianto come segnale tardivo di disagio, la prima cosa che si può fare per prevenire il pianto del neonato è quello di aiutarlo a vivere i suoi primi tempi nel mondo riducendo il più possibile, per quanto ci compete e possiamo fare, le possibili fonti di disagio.
Questo potrebbe sembrare una cosa scontata, ma è davvero la prima e unica azione di prevenzione al pianto.

Una mamma “sufficientemente buona”, come la definisce Winnicott (pediatra e psicanalista inglese) è una mamma capace di sintonizzarsi sul proprio piccolo e, quindi, capace di capire i suoi bisogni profondi e di offrire ad essi una risposta efficace e tempestiva. Questa capacità  di sintonizzarsi sul piccolo e sui suoi bisogni è una delle caratteristiche fondamentali del parenting, ovvero della capacità  del genitore di prendersi cura del piccolo.

Se all’inizio questa cosa può sembrare impossibile, l’esperienza di relazione quotidiana con il bambino aiuta la neo mamma e il neo papà  a prevenire le situazioni di disagio o ad accorgersi in tempi molto stretti che il piccolo non sta vivendo un’esperienza piacevole.

 

Come calmare il pianto di un neonato

E se, nonostante il nostro impegno e la buona volontà , il piccolo piange e magari si dispera, cosa si può fare per calmare il suo pianto?
La prima cosa è ascoltarlo!

Il pianto è uno strumento comunicativo particolarissimo, pensato dalla natura per far attivare, in chi lo ascolta, delle reazioni di protezione e di intervento. E’ pensato come un grido di allarme ed è così percepito e decodificato da chi lo ascolta che, se non altro mosso anche solo dal desiderio che finisca, si mobilita per cercare di fermarlo.

Ma i pianti non sono tutti uguali. Un neonato da subito è in grado di esprimere cose diverse con il pianto attraverso la modulazione della frequenza e dei toni e fare quindi capire il motivo del pianto.
Per questo è importante che se si è scelto di usare il ciuccio per il piccolo, questo non venga usato per azzittirlo. Occorre prima capire che cosa ci sta dicendo attraverso il pianto e poi eventualmente aiutarlo a consolarsi con il ciuccio o attraverso altre strategie.

Il piccolo piange fondamentalmente perchè uno dei suoi bisogni fondamentali o più di uno non è soddisfatto al meglio.
Quando si vuole capire il pianto del neonato, il pensiero di solito corre subito ai bisogni legati alla sopravvivenza: “Sta male?”, “Prova dolore?”, “Avrà  fame?”, “Avrà  sete?”, “Avrà  sonno?”, “Vorrà  essere cambiato?”. E’ molto importante verificare se il pianto è generato da una di queste cause e se così fosse, agire prontamente per alleviare la fatica e il disagio.

Ma spesso il bambino piange al di là  di questi motivi. Questo genere di pianto di solito getta nello sconforto i neo genitori. Nella loro mente, dopo aver formulato le domande precedenti ed aver escluso tutte quelle possibili cause, si genera sconforto e alle volte disorientamento: “Ma che cosa hai, piccolo mio?”.
La risposta va ricercata andando indietro nel tempo. Il piccolo arriva alla vita, dopo quell’esperienza unica a “magica” che è la vita uterina. 

Accanto ai bisogni di cura, per stare bene, ha bisogno che vengano soddisfatti anche il bisogno di contenimento e di contatto, dentro una relazione densa e significativa come quella con la propria mamma.

Il piccolo, attraverso il suo pianto, chiede alla mamma, in particolare, di ritrovarla, di ritrovare il suo corpo, il suo odore, il suo battito. Spessissimo la ragione del pianto di un neonato è la solitudine che prova e il disperato senso di smarrimento che vive quando la sua mamma è lontana. 

La soluzione, in questo caso è semplicissima: il piccolo si calmerà  quando ritroverà  la sua mamma e sta tranquillo e sicuro tra le sue braccia.

 

La fascia porta bebè: uno strumento per prevenire e calmare il pianto

Molti genitori che sperimentano la fascia scoprono, con l’esperienza, che il loro piccolo si calma facilmente in fascia e che diventa meno irritabile. Per queste ragioni la fascia, nel tempo, è stata definita come “uno strumento magico”. In effetti quello che questi genitori e i loro bambini sperimentano sembra avere degli aspetti magici, poco spiegabili.

Di fatto la fascia porta bebè consente al piccolo di vivere un tempo di solito prolungato sul corpo di chi si prende cura di lui. Il contatto con il corpo accogliente dell’adulto lo rassicura e la fascia gli offre un’esperienza di contenimento simile a quella vissuta nell’utero. Questi forti elementi di continuità  con l’esperienza uterina lo calmano e, in generale, prevengono, momenti di disagio e fatica.

Ecco il segreto della “magia” della fascia.
Un neonato portato in fascia frequentemente piangerà , quindi, meno rispetto ad un piccolo lasciato per molto tempo solo in uno degli svariati contenitori pensati per lui. Inoltre, il contatto e la vicinanza con il piccolo aiuterà  anche la sua mamma ad essere più serena.

Foto1: © Jeff Tzu-chao Lin/imageBROKER/Corbis
Foto 2: © 2/Sylvain Cordier/Photodisc/Ocean/Corbis
Foto3: © Radius Images/Corbis
Foto4: © Mammarsupio 

Regali per neonati: qualche idea bella, etica ed utile per Natale!

Regali per neonati: qualche idea bella, etica ed utile per Natale!
Natale si avvicina e anche nei gruppi di mamme che incontriamo si parla spesso di regali per il neonato. Regali da fare ai piccoli degli amici, ma soprattutto, regali da farsi fare: cosa rispondere ai vari parenti ed amici che chiedono quale regalo fare al piccolo neo arrivato, possibilmente utile, bello e magari anche etico?

La risposta in effetti è tutt’altro che scontata.
Si vive in appartamenti sempre più piccoli e spesso si ha già  moltissimo di quello che occorre ad un neonato nel suo primo anno di vita. Il rischio che si corre a Natale, come nei compleanni dei bambini, è quello di venire invasi di oggetti, più o meno utili, spesso ingombranti, dei quali ci si accorge ben presto piccoli e grandi potevano davvero fare a meno.

La domanda “che regalo per un neonato?”, porta con sé un’altra domanda, più profonda: “ma di che cosa ha davvero bisogno un neonato?”
Questa domanda potrebbe aiutare a consigliare gli amci e dirottare le loro scelte verso doni almeno apprezzati, perchè davvero necessari o almeno belli. 

Allora ecco qualche idea e consiglio per un regalo davvero speciale.

Ti regalo un’occasione

Un piccolo appena nato ha pochissimi bisogni, perchè di fatto ha bisogno della sua mamma e del suo papà : sono loro, con la loro presenza, calda e rassicurante che lo fanno stare bene.

Un dono bellissimo per lui e i suoi genitori potrebbe essere regalare un’occasione in cui la nuova famiglia possa vivere del tempo insieme: una breve vacanza o un week end rilassante, magari mettendo a disposizione una casa al mare o in montagna, oppure una giornata fuori porta in mezzo alla natura.

Un’altra idea originale è quella di regalare un’esperienza speciale che mamma o papà  e piccolo possano condividere. Ci sono ormai diversissime proposte di corsi e laboratori anche per i piccolissimi, che trattano svariati temi. Come scegliere? Sicuramente saranno apprezzati tutti quei corsi e laboratori che propongono a piccoli e grandi un’occasione per stare insieme con calma, serenità  e rispetto come i corsi di massaggio infantile o di acquaticità .

Ti regalo un oggetto utile

Un neonato non ha bisogni di molte cose, ma spesso si preferisce regalare un oggetto: allora meglio scegliere, tra i tanti, oggetti utili e magari anche etici.

Un regalo utile e sempre apprezzato sono i vestitini. I cambi giornalieri con un piccolo non si contano. Il consiglio è sempre quello di andare all’essenza: piuttosto che il vestitino griffato che riesce ad usare due/tre volte al massimo, la neo mamma di solito apprezza una buona fornitura di body e di abitini comodi e pratici, da usare tutti i giorni e che non temano la lavatrice e magari in cotone biologico.

Un’altra idea per un regalo speciale per un neonato è il dono di una fascia o di un altro supporto per portare. In questo modo si sceglie un oggetto, una fascia lunga ad esempio, che rimanda e parla di un modo di prendersi cura del piccolo attento e rispettoso.

E se si è in confidenza: una scorta di pannolini! Non sarà  un regalo ricercato, ma per un neonato è davvero indispensabile. Anche qui si può scegliere, preferendo pannolini ecologici che rispettano meglio il benessere del piccolo e sono meno nocivi sull’ambiente.
 

Ti regalo un dono etico

Regali per i neonati altrettanto belli e originali sono quelli che consentono di donare loro un simbolo, un oggetto che rimandi ad altro, che sia segno di un qualcosa di grande.
Diverse onlus propongono oggetti di questo tipo a sostegno dei loro progetti sociali.

Per un neonato è bello scegliere qualche cosa che si avvicini al momento particolare della vita della sua famiglia, magari a diretto sostegno di altri bambini e famiglie.

Oppure qualcosa che parli del futuro possibile per le persone o anche per l’ambiente; o che sia uno stimolo per la famiglia ad allargare lo sguardo e aprirsi al mondo.

Foto © Kimberly L. Photography.

Stimolare un neonato: il mondo, un pezzo alla volta

Posted by in Neonato, Portare

Stimolare un neonato: no, il mondo un pezzo alla volta

Stimolare un neonato: serve davvero?

Stimolare rischia di diventare una preoccupazione e una grande occupazione per i genitori anche dei piccolissimi.Diversi studi degli ultimi trent’anni hanno mostrato, sotto diversi punti di vista, le enormi potenzialità  e capacità  di un piccolo ancora nella pancia della sua mamma. Tutte queste scoperte hanno posto le basi sia di una atteggiamento di crescente rispetto verso il neonato, considerato ora davvero una persona capace, sia della consapevolezza dell’efficacia di alcuni interventi precoci.
Tutto questo ha di fatto aiutato molti piccoli e molte famiglie: si sono diffuse delle buone pratiche che hanno di fatto cambiato, nella concretezza, la vita dei piccoli e dei loro genitori, grazie a questo nuovo sguardo sul neonato.

Questo cambiamento progressivo ha favorito anche una genitorialità  più consapevole: si diventa genitori, spesso, con molte informazioni che consentono di scegliere, nella coppia, come voler educare i propri figli, cosa offrirgli e cosa evitare.
Ma le informazioni e le scoperte scientifiche non bastano, anzi rischiano di essere fuorvianti, se inducono scelte superficiali, perché non approfondite o non ragionate.
La superficialità  rischia di sostenere la ricerca affannosa di quella tecnica o di quel metodo che potrà  stimolare al meglio il piccolo e assicurargli un futuro migliore.

Il mondo: un pezzo alla volta

Questi sono atteggiamenti molto frequenti, che nel nostro lavoro di sostegno alla genitorialità  incontriamo. Quando questo ci capita ci aiuta fermarci a riflettere con i genitori a partire da uno spunto tratto dal pensiero di Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese che suggerisce che uno dei compiti di una mamma sufficientemente buona è quello di presentare il mondo al proprio piccolo gradualmente, un pezzo alla volta.

Come genitori è vero che abbiamo il compito e la responsabilità  di far scoprire il mondo al nostro piccolo, di stimolarlo, ma in un modo davvero particolare, ovvero pezzo a pezzo, nella misura in cui questo bimbo riesce ad apprezzarlo e a coglierlo.
Questo pensiero offre un’indicazione preziosa a chi desidera stimolare il proprio piccolo perché ritiene che questo possa davvero essere un compito del genitore, indica uno stile fatto di pazienza, lentezza e gradualità .

Uno stile che si concretizza anche nella pratica del portare. Il piccolo scopre il mondo che lo circonda, rassicurato dal contatto con la mamma o il papà .
Lo scopre un pezzettino alla volta, insieme a loro, affrontando con la medesima serenità  sia situazioni conosciute, sia sconosciute e inedite.
Lo scopre, inoltre, nelle misura di cui è capace e può goderne, perchè, se troppo stanco, può abbandonarsi al sonno con serenità  sul corpo di chi gli vuole bene.

Foto © Leigh Bishop Photography

I bisogni del neonato e della sua mamma

Posted by in Neonato


Ogni mamma
sa che riesce a sentirsi bene con se stessa e a suo agio nel suo ruolo di madre quando, attraverso i suoi gesti, riesce a rispondere ai bisogni del suo bambino.
Questo sapere è un sapere un po’ particolare: non è un sapere che ha a che fare con la “testa”, capire questa cosa spesso non basta. E’ un sapere che ha a che fare più con il “cuore”, è una consapevolezza interiore, perché il prendersi cura di un bambino è, nei primi anni, un modo, o forse il modo, di dimostrargli che gli vogliamo bene.
Ma, soprattutto, è un sapere di “pancia”. E’ nella e con la pancia che la mamma
sa se è riuscita a rispondere ai bisogni del suo piccolino: la serenità  che vediamo in lui ci appaga e ci rasserena, ci fa stare bene.

Accogliere e rispondere ai bisogni di neonato però può sembrare quasi una sfida impossibile. Un bambino, nei primi mesi di vita, spesso sta bene solo se sperimenta con continuità  e frequenza alcune situazioni che lo riportano, per alcune caratteristiche, all’esperienza che vissuto nei nove mesi di gestazione.
E’ il compito più intenso che in particolare la mamma deve affrontare in questi primi mesi. E’ un compito che può sembrare e, a tratti, diventare molto gravoso. Le mamme di oggi spesso sono sole e la solitudine non aiuta.
Una mamma, in questa delicata fase di passaggio, ha bisogno di sostegno da parte del papà  del suo piccolo e di tutta la sua famiglia allargata, ma anche del sostegno e del confronto con altre mamme che vivono la sua stessa esperienza. Infatti, spesso, è nel confronto con queste altre donne che la neo-mamma si accorge che prendersi cura del suo piccolo è un’avventura possibile e anche molto gratificante.

Mettersi in ascolto e a disposizione di un neonato può essere un’esperienza forte a livello umano e personale, ma ha anche in sé una ricchezza infinita. La mamma, nel prendersi cura del suo piccolo, si prende cura di se stessa, perché risponde anche ai suoi bisogni più profondi, che sono uno specchio di quelli del suo piccolo.

La maternità  ha trasformato anche lei. Questo nulla toglie alla fatica quotidiana e concreta che alle volte sperimenta, ma questa considerazione può sostenere nelle difficoltà  e offre una nuova prospettiva dalla quale guardarsi e scoprirsi più donna! 

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