Tienimi con te

àˆ molto comune usare negli scritti o nei dialoghi parole sulle quali poi non ci si sofferma ad analizzare il significato profondo. E così accade spesso che si parli dei bisogni dei bambini e di come questi abbiano la necessità  di essere contenuti, ma poco si approfondisca cosa realmente significhi il termine “contenere”.

Partendo dall’etimologia del termine, contenere significa letteralmente “tenere insieme”.

Il contenimento è una risposta che alla madre viene naturale e che dà  istintivamente ai bisogni del bambino. La mamma all’inizio della vita del bambino ha la funzione di contenerlo sia fisicamente che psichicamente. Se abbiamo l’occasione di vedere un’immagine scattata a seguito di un parto naturale e fisiologico, ci rendiamo conto che il primo gesto, istintivo, che fa la mamma è di accoglienza totale del bambino con il proprio corpo e le proprie braccia.

Ma perché è così importante il contenimento per il neonato? Che significato ha per lui?

Con la nascita il neonato passa dall’utero, uno spazio caldo, acqueo, ristretto ed elastico, che risponde a tutti i suoi movimenti, ad uno spazio vuoto, freddo e aereo che non risponde più ai suoi segnali. I suoi movimenti non hanno la minima influenza sull’ambiente. Per abituarsi a questo passaggio, spesso difficile e destabilizzante, il neonato ha bisogno di gradualità  e accompagnamento. Ciò che meglio risponde alle sue prime esigenze, di temperatura ottimale, che lo confina senza costringerlo, che risponde ai suoi segnali corporei, è senza dubbio il corpo del genitore. L’essere contenuto permette al bambino di sentire il suo corpo, di percepire i suoi confini, riveste quindi una notevole importanza per il suo sviluppo fisico e psichico.

Essere tenuto in braccio fornisce al bambino un tipo di contenimento di tipo “attivo”, nel quale la parte attiva la fa il corpo del genitore e le sue braccia, mentre nella fascia avrà  un contenimento semi-passivo, infatti la fascia offre un’ottima opportunità  di contenimento stabile e fisso, o ancora in un telino avvolto come nel wrapping avremo un contenimento totalmente passivo.

Il contenimento attivo e semi-attivo permettono al bambino di sentire la sicurezza della presenza dell’altro, mentre con il contenimento passivo abbiamo solo l’opportunità  per il bambino di percepire i propri confini senza la necessità  di un corpo che contenga ulteriormente.

 

Benvenuti

Posted by in Neonato, Parto
 
Dormi
Dopo onde schiumose ed enormi
Pesciolino arenato al mio fianco
Nel lenzuolo di un’isola bianca
Sei venuto dal mare e sei stanco
Sono venuta dal mondo, son stanca
Riposiamoci dallo stupore
Ci saranno tantissimi giorni
Ora calma il tuo cuore
Dormi

A tutti i bimbi nati in questa settimana, dedichiamo questa  bellissima poesia tratta dal libro “Mammalingua” di Tognolini e Valentinis.

Assolutamente mai!

I pochi post di questo periodo sono il chiaro segnale che l’attività  sta diventando “leggermente frenetica” … Anche i scrivere un post è un modo per prendersi un attimo di tempo, riflettere, mettere insieme le idee…perdersi cercando una foto..
Regaliamo a voi e a noi stesse questo link amaro…ma che fa tanto pensare.

..e da domani. Almeno un post a settimana.
Per relax!

Ti telefono io!

Immagine 1…niente di più facile.

Una telefonata al giorno alle mamme che hanno appena partorito e, dopo le luci della ribalta dei primi giorni, rimangono a casa a impazzire tra pianti e tuta da ginnastica. Semplice no?

Semplice se lo facciamo ad una cara amica con la quale abbiamo condiviso la gravidanza, non così immediato quando ci “sforziamo” di farlo con una conoscente. A volte sembra forzato…a volte ci viene da pensare: cosa gli dico? Cosa mi intrometto a fare?”

Eppure serve! Quattro chiacchiere al telefono per una neomamma servono per chiedere un consiglio “sciocco”, per condividere una paura, per raccontare come è andata la notte…e fa sentire meno sole.

Serve così tanto che l’Associazione Nascere in Casa di Torino l’ha trasformato in un progetto di richiamata telefonica dopo il parto.

Ottimo…a volte per scacciare la solitudine basta due parole di qualcuno che ha pensato a te!

Tienimi stretto

Immagine 1La marsupio terapia è la “terapia” più dolce in assoluto…forse perchè è la più vicina alla natura e all’istinto materno.
Cos’è? Semplicemente tenere i bimbi piccoli piccoli a contatto con la pelle e il calore materno. Una banalità  che, gestita in modo preciso, nei paesi poveri salva moltissime vite di bambini prematuri. Da noi aiuta un prematuro che ha a disposizione un’incubatrice supertecnologica a ritrovare quel mondo che ha abbandonato troppo presto. In questo modo il piccolo si stabilizza prima, cresce meglio ed è più tranquillo.
Una cosa così semplice ma ancora così complessa, perchè non in tutte le neonatologie è prevista o è permessa…soprattutto perchè ancora poco personale è formato in merito.
I genitori dei bimbi prematuri devono avere il coraggio di chiedere di poter, non solo stare a lungo con il proprio piccolo ma anche di poter ridargli da subito quel contatto tanto prezioso.

Le premier cri

Ogni volta che senti il vagito di un bambino o che ascolti il racconto di un parto…corri con la mente al tuo e, anche se non vorresti, ti emozioni?

Questo film-documentario non potrà  lasciarti indifferente.

Molto poetico, se vogliamo fin troppo… se pensiamo a come nella relatà  “siamo costrette” a vivere il momento del parto, ma comunque se  capita val la pena di vederlo.

Capolavoro di fotografia è uscito in Francia un anno e mezzo fa e in Italia pochi mesi fa con il titolo “Il primo respiro” ma purtroppo è già  sparito e si trova solamente in rassegne d’essai.

L’avete trovato? L’avete visto? Vi è piaciuto?

Un lieto evento…anzi due!

Posted by in Gravidanza, Parto

3025037916_a7545e2444 La sensibilizzazione sulla donazione del cordone ombelicale sta attraversando un momento difficile.

Donare le cellule staminali contenute nel sangue del cordone ombelicale è un gesto bellissimo che non costa nulla e può realmente dare speranza a qualcuno gravemente malato. L’unica cosa da fare è informarsi se l’ospedale dove si intende partorire è attrezzato per la raccolta e se sì sottoporsi ad un semplice colloquio prima del parto.

Semplice e splendido iniziare una vita regalando una possibilità  di vita a qualcun altro.

Ma da qualche tempo c’è la possibilità  che questo primo gesto di gratuità  si a cancellato dalla remota possibilità  di freezerare queste cellule per il proprio figlio se e quanto possa averne bisogno.

Attenzione, dicono gli esperti...tante cose non sappiamo. Tante cose che le banche private estere nelle quali per qualche migliaia di euro propongono di conservare i nostri sacchettini, non ci dicono. Non è detto che le cellule prelevate siano sufficienti, potrebbero invecchiare, non essere conservate con i dovuti modi oppure essere già  mutate e quindi inutilizzabili.

Meglio donarle, quindi. Saremo così sicuri che andando ad arricchire il circuito di donazioni internazionali avremo sempre cellule pronte per curare chi purtroppo potrebbe averne bisogno o anche “solamente” per la ricerca scientifica.

Un sottofondo molto rumoroso

… è quello del “Coro”, le voci degli altri…quelli che hanno sempre un consiglio pronto su tutto, un commento ad hoc per ogni tua mossa, che ti conoscano o no non è importante, l’importante è che tu abbia a che fare con un bimbo.

Piange: “Avrà  fame!” “Poverino…ma è coperto troppo!” “Ahh..ma che tenero, dì alla mamma di prenderti in braccio!”

Il Coro, per Concita De Gregorio, non è solo questo. Sono tutti i giudizi e i commenti più profondi, più seri, più giudicanti…dati da “Altri” sull’essere o non essere mamma, sulla buona o la cattiva madre. Essere madre può voler dire tante cose, tanti modi di essere, tante vite possibili. Belle, allegre, faticose o terribili, ma tutte in egual modo “generative”.

Il suo bel libro “Una madre lo sa” fa riflettere sul mondo materno, sul nostro mondo così poco materno…ma zeppo di gente che sa dare consigli alle mamme…senza aver mai fatto un figlio!

"L’altro" parto

Posted by in Parto

Quello che dovrebbe essere “solamente uno splendido salvataggio per mamma e neonato” ormai sta diventando sempre più frequente. In Italia una donna su 4 in media subisce un parto cesareo..e spesso senza un reale bisogno.

La cosa sconvolgente è che, anche se ormai purtroppo è una tecnica, una “pratica di nascita” molto diffusa, nei corsi pre-parto quasi non se ne parla e restano “nell’aria” solamente le banalità  e le informazioni sommarie che si tramandano di mamma in mamma..

Quanto spesso senti dire: “Beh, se fai un cesareo almeno sei più sicura, più tranquilla, soffri meno tu e il bambino?” Niente di più errato, sia a livello scientifico, sia a livello emotivo…e chi ha fatto un cesareo lo può confermare.

Sapete che il rischio di morte per la mamma cesarizzata è bassa, è vero ma è di 4 volte superiore che in un parto naturale?

Sapete che lo stimolo ormonale e fisico del parto naturale sul neonato fa sì che sia più reattivo, più propenso ad attaccarsi al seno subito dopo il parto..e con un maggior punteggio Apgar?

Le informazioni da sapere e la malinformazione da combattere è enorme.

In questo bel testo potete trovare tante notizie e testimonianze. Utile sia per chi ha affrontato o deve affrontare un cesareo sia per chi accompagna le donne in questo cammino:

Ivana Arena “Dopo un cesareo” Ed Bonomi

A me non succederà ….

immagine-1.png E’ quello che pensano tutte le donne in gravidanza quando sentono parlare di depressione post parto. “Figurati, ce la faccio..ne ho superate tante!”

..e invece non è impossibile, è una questione di ormoni, di stress, di situazioni..non di forza di volontà .

Il vero problema è che se ne parla poco, sembra un argomento tabù, un po’ da persone “problematiche”. Nei corsi pre-parto se ne accenna appena e per la maggior parte delle donne il Baby-blues è solamente fatto dai magoni post-parto. Le ricerche dicono che c’è di peggio, che sembrano invece più diffusi i sintomi medio-gravi che spesso non vengono curati adeguatamente e non sempre sono pienamente superati.

“Ne sanno poco 9 donne su 10” lo rivela un sondaggio della Sigo, la Societa’ italiana di ginecologia e ostetricia e la poca informazione peggior cosa perchè le donne stesse non possono dar nome ai sintomi che provano anche a distanza di tempo e per questo non chiedono aiuto.

Domenica 3o Marzo, sul Corriere della Sera è anche apparso un articolo su un nuovo progetto del Centro Studi per la prevenzione e la cura dei disturbi depressivi della donna, dell’Ospedale Macedonio Melloni di Milano. “La mamma abbraccia gli alberi” : ascoltare, tra gli alberi informazioni che possono essere utili a chi ha bisogno di recuperare forze ed energia in un periodo della vita come quello della maternità .

Passetti verso la conoscenza. Forse un primo passo per rompere quel tabù che fa sì che di depressioni non si parli e soprattutto non se ne parli in prima persona. “A me è successo…” invece, servirebbe molto sia alle future mamme, sia a mamme che stanno passando periodi difficili.

…e a voi, è successo?