Usi alternativi per fasce e mei tai

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In molti ci scrivete chiedendoci se abbiamo idee ed esperienze per riutilizzare delle fasce o dei mei tai che avete smesso di usare o che desiderate usare di più.

La prima cosa che ci viene in mente è che sia la fascia che il mei tai possono essere usati comodamente come “seggioloni di emergenza”. Questa soluzione risulta pratica sia quando il pranzo o la cena fuori non sono programmati e quindi e si è sprovvisti di seggioloni da viaggio o alzatine, oppure in montagna o in tutte le occasioni che per ragioni di peso e di spazio si sceglie di lasciare a casa l’attrezzatura.
Questa soluzione è ottima con i bambini che sono già  capaci di stare seduti abbastanza autonomamente e hanno solo bisogno di un sostegno ulteriore che li assicuri alla seduta.
Con la fascia lunga è possibile infatti assicurare agevolmente il piccolo alla sedia avvolgendo la fascia sul busto del piccolo e, infine, legando le estremità  allo schienale della stessa sedia.

Il pannello del mei tai può trasformarsi velocemente in una mutadina regolabile sulla quale far sedere il piccolo, assicurando le fasce alla sedia.
Ovviamente, non essendo un vero e proprio seggiolone, l’adulto non deve assolutamente lasciare il piccolo da solo, ma deve garantirgli sempre una costante vicinanza e vigilanza.

Per i bambini più grandi, la fascia lunga (non quella elastica) può essere trasformata in un’amaca divertente o in un’altalena e accompagnarli in questo modo per un pezzettino ancora del loro percorso.
Basta legare saldamente l’estremità  della fascia lunga a due rami se si dispone di un bel giardino, o in casa ad una trave o ai gradini di una scala in legno. Se non si hanno tutte queste possibilità , può bastare anche un tavolo robusto: si stende la fascia sotto il tavolo e poi si legano saldamente le due estremità  alla misura desiderata sopra il piano del tavolo: un’amaca confortevole per i più piccoli è realizzata e il divertimento è assicurato!

Anche il mei tai può trasformarsi in un’altalena divertente per i più grandicelli, che devono però avere una buona capacità  di equilibrio.
Il pannello centrale diventa la seduta dell’altalena, sostenuta dalle due fasce opposte (inferiore e superiore di ciascun lato) legate tra di loro saldamente e appese ad un ramo o una trave. questo caso è consigliabile usare l’alata.

Altra idea è che la fascia può essere usata come semplice telo per creare delle piccole tane o rifugi nei quali i bambini si divertiranno a giocare e inventare storie sempre nuove: basta un tavolo al quale si fasceranno le gambe, per creare un angolino riparato o un divano dalla cui sommità  far scendere la fascia fino ad una sedia posizionata poco distante.

La fantasia può suggerire davvero tanti usi alternativi di questi strumenti, se lo si desidera e se si presenta l’occasione.
Già  perchè anche in questo conta il desiderio, oltre che l’occasione: la fascia o il mei tai diventano, per alcuni genitori, un segno concreto del legame con il loro piccolo. Non più solo un oggetto, ma un simbolo che rimanda ad altro, ad una realtà  profonda e intima.

Per cui se non vi andasse di usare altrimenti i vostri supporti perchè “troppo preziosi” ai vostri occhi, custoditeli, come tesori, appunto. Sarà  bello, in futuro, poterli ridonare e consegnare ai vostri bimbi ormai grandi perchè la usino a loro volta oppure custodirla per portare a vostra volta i nipotini.
Prospettiva troppo a lungo termine? E’ vero, ma le cose preziose e significative (una culla fatta da un bisnonno, un cassettone per i giochi, un abito particolare … e, perchè no, una fascia!) è bello e estremamente ricco tramandarle.

A presto!
Oca Caterina

 

Il mei tai con i neonati: quando portare con le gambine fuori?

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Patrizia, una mamma, ci scrive:
Buongiorno! Ho una bambina di un mese e mezzo che vorrei portare in meitai. Pesa 4,5 kg. Mi chiedevo come faccio a capire quando è pronta per stare con le gambe fuori? Me lo chiedo perché all’interno inizia a puntare i piedi e ho paura che carichi il peso sulle gambe!

Ciao Patrizia!
Una mamma portatrice si accorge bene presto che un primo atteggiamento da custodire in quest’arte di cura dei piccoli è proprio l’osservazione. Sono i nostri piccoli che sanno guidarci in modo davvero sapiente e suggerirci i possibili cambiamenti e le possibili evoluzioni anche per quanto riguarda il portare.
Quindi la prima cosa è aguzzare i nostri sensi (non si osserva solo con gli occhi!) e poi metterci in ascolto di quello che il piccolo ci dice attraverso il suo corpo e il suo comportamento.

Se hai osservato che la tua piccola inizia a puntare i piedini nel mei tai quando la metti in posizione raccolta al suo interno, e ti sei accorta che questa cosa avviene in modo frequente e non è stata solo occasionale, la tua piccola ti sta, in effetti, suggerendo un piccolo cambiamento.
Prova, a posizionarla, sempre pancia a pancia, con le gambine in posizione divaricata e fisiologica.  Se il pannello del mei tai dovesse ancora essere abbondante per lei, come può essere visto che ha solo un mese e mezzo, cerca di rimpicciolirglielo tu, arricciandolo un poco sotto il sederino.
Assicurati che la schiena sia bene sostenuta, e che le gambine siano in posizione fisiologica.

Proponile il cambiamento in un momento in cui sia tu che lei siete molto rilassate e avete tempo per sperimentare questa nuova posizione. Rimani quindi in ascolto e prova a capire quali segnali la tua piccola ti comunica.
Se si rilasserà , mostrerà  di gradire la nuova posizione.
Se si dovesse lamentare o dimostrasse di non gradire in quel momento il cambiamento, rimettila nelle posizione già  sperimentata e riprova in un altro momento.
Ogni cambiamento, anche se “richiesto” dal piccolo, chiede, sia ai grandi che ai piccoli, pazienza e tempo!

Spero di esserti stata utile!
A presto!
Oca Caterina

PS: Mandaci una foto, se lo desideri, che guardiamo insieme la posizione.
Scrivi a  michela@focuscoop.it

Quando cambiare posizione

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Camilla, mamma di Sara, 5 mesi, in un recente incontro, chiedeva:
Quando devo cambiare posizione e iniziare a portare Sara sul fianco o sulla schiena?

Il verbo dovere si sposa male con il portare, e, quindi, anche con questa domanda. Il portare è essenzialmente un modo di prendersi cura dei piccoli, ma anche di stare insieme e di vivere insieme delle esperienze.

La prima cosa che si sperimenta portando con continuità  i propri piccoli dai primi giorni, è che loro, crescendo un po’ ogni giorno, vivono lo spazio del portare in un modo diverso. Questi cambiamenti, piccoli ma quotidiani, accompagnano questa esperienza e progressivamente la modificano e la arricchiscono. Quindi il genitore, insieme al suo piccolo, può desiderare di sperimentare nuove posizioni.
L’idea di provare a cambiare posizione dovrebbe sempre nascere da un desiderio più che da un “dovere” imposto non si sa bene da chi o da cosa.

Come in tutte le cose che riguardano la relazione tra una mamma e il suo piccolo, anche per il portare non esistono regole o ricette generali, che vanno bene per tutti.
Idealmente i passaggi sono dalla posizione pancia a pancia a quella sul fianco e infine a quella sulla schiena. Ma questa sequenzialità  è appunto un’indicazione ideale, che segue alcune caratteristiche dei piccoli, ma anche dei genitori occidentali.
Si pensi, a tal proposito, che in Africa la posizione pancia a pancia è praticamente sconosciuta, e i piccolissimi di pochi giorni già  stanno sulle schiene delle loro mamme.

Detto questo, risottolineando l’estrema variabilità  dovuta al fatto che ogni coppia genitore – bambino è unica, possiamo comunque individuare degli elementi che ci aiutano a capire se siamo pronti a cambiare o sperimentare anche altre posizioni.
Il passaggio sul fianco può avvenire gradualmente quando il bambino dimostra sia un buon controllo posturale, sia un interesse verso il mondo che lo circonda. La stessa cosa vale per il passaggio sulla schiena, a cui si aggiunge la ricerca di comodità  da parte dell’adulto, poiché lo scarico del peso è ottimale in questa posizione, e la serenità  anche in assenza di un contatto visivo diretto con il suo piccolo.

Tenuti presenti questi elementi generali, con l’esperienza, i genitori si accorgeranno che sarà  il bimbo a indicare di essere pronto ad essere portato in altre posizioni, più da “grande”. Non rimane che accogliere e ascoltare i suoi segnali: è importante fidarsi delle proprie sensazioni e di ciò che il bambino comunica.

A presto!
Oca Caterina

Portare un piccolo in casa

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Spesso le mamme in gravidanza, che si avvicinano al mondo del portare chiedono:
Posso portare il mio bambino anche in casa?

I supporti per portare sono strumenti comodi e molto versatili. Si possono usare ogni qualvolta la mamma e il bambino ne sentano il bisogno o ne abbiano piacere.
Queste due dimensioni, bisogno e piacere, sono sempre compresenti quando si porta un piccolino: si ha bisogno di portarlo per avere le mani libere e, contemporaneamente, per rispondere ai suoi bisogni più profondi.
Il portare quindi risponde molto bene ai bisogni del bambino e dei genitori, ma è anche un’esperienza intensamente piacevole, perché si sta insieme e si sta bene insieme.

Per questo motivo i supporti per portare (fasce, mei tai,…) si possono usare ovunque, proprio perchè il significato del portare va ben oltre a quello del semplice trasporto, che sembra suggerire il solo uso all’aperto.
Si porta per stare insieme, quindi il luogo non ha alcuna importanza, perchè al centro c’è la relazione, ci sono la mamma/papà  e il bambino.

Quindi se si sente la necessità  o il piacere di utilizzare uno strumento dentro casa, non solo si può fare, ma può essere un modo davvero di conciliare i bisogni degli adulti con quelli dei piccoli, perchè un buon strumento consente alla mamma di stare accanto al suo bambino mentre si occupa delle piccole faccende quotidiane, della casa, degli altri fratellini.
In questo modo il bambino sarà  soddisfatto ma anche la mamma sarà  più serena perché potrà  dedicarsi anche a ciò che deve/vuole fare.

A presto!
Oca Caterina

Per quanto tempo portare

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Chiara, mamma di Elisa, ancora nella pancia ci chiede:
Per quanto tempo posso portare il mio bambino?

Questa è una domanda che può avere un duplice significato: ci sono genitori che chiedono per quanto tempo ogni giorno si può portare un piccolino e altri, che guardando avanti, si chiedono per quanto tempo potranno portare un bambino.
Quello che occorre sempre ricordare è che il portare è un modo di stare ed entrare in relazione con i propri piccoli, un modo di prendersi cura di loro. Per questo non c’è una ricetta che va bene per tutti, né che va bene sempre, durante il percorso che i genitori fanno con i loro piccoli.

Ogni mamma e ogni papà , insieme con il piccolo, sceglieranno quanto usare la fascia e in quali occasioni.
All’inizio, è consigliabile iniziare ad utilizzare la fascia o un supporto con gradualità , così che genitori e bambino si possano abituare a questo strumento. Se si vivrà  un’esperienza piacevole e intensa, sarà  spontaneo cercare di riviverla anche nei giorni seguenti, magari per tempi via via più prolungati. Il portare si rivelerà  un buon modo di stare insieme sia per affrontare le piccole sfide quotidiane, sia per vivere insieme momenti di piacevolezza.

Questo atteggiamento sarà  anche la bussola per orientarsi quando il piccolo cresce: fino a che età  si porta un bambino? Per quanto tempo si porta un bambino grande?
La risposta è sempre basata sul senso del portare: si porta un bambino fino a quando lui e i genitori lo desiderano. Se entrambi riconoscono lo spazio e il tempo del portare come un’esperienza buona e significativa, si porterà  anche un bimbo grande, di tre anni, in alcuni momenti e occasioni.

Se ascoltati e rispettati, anche attraverso questo gesto, i bambini ci stupiranno: saranno loro, con estrema chiarezza a chiedere di essere portati e anche a chiedere di essere lasciati andare

A presto!
Oca Caterina

Si puo’ fare tutto con un piccolo in fascia?

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Con il bambino in fascia o nel mei tai posso davvero fare tutto?
Molti genitori spesso ci rivolgono questa domanda.

Un buon supporto garantisce al piccolo portato comodità  e stabilità  e all’adulto una grande sicurezza. Tale sensazione di sicurezza spesso nasce dal fatto che si percepisce il peso scaricato in modo ottimale sul proprio corpo. Inoltre, un buon supporto permette all’adulto e al bambino di avere il medesimo baricentro.
Queste due caratteristiche infondono una grande sicurezza nell’adulto che sperimenta una gran libertà  e facilità  nei movimenti.

Questa piacevole sensazione sta spesso alla base dell’impressione che con un bambino in fascia o in un altro supporto “si possa fare davvero tutto”.
Questo in parte è vero: la libertà  di movimento e le mani libere permettono al genitore di fare davvero molte cose, con gran facilità  e piacevolezza sia per lui che per il piccolo.

Questa sensazione però non deve mai far dimenticare delle semplici precauzioni che permettono di portare il piccolo in sicurezza.
Occorre ricordarsi che i corpi tra loro parlano e dialogano: i movimenti di chi porta devono essere il più possibile armoniosi e lenti per non provocare disagio al piccolo.  Inoltre, il portare è sempre una modalità  di relazione e quindi, accanto alla motivazione più pratica e concreta che spinge a portare un piccolo, non deve mai mancare desiderio di stare insieme.
Seconda cosa, sono sempre da evitare comportamenti o azioni che possono mettere a rischio l’incolumità  del piccolo.

Entro questi chiari e precisi limiti, sì, con un buon supporto si possono fare molte cose!
Ogni volta che si ha un dubbio sul fare o non fare una determinata cosa con un bambino in fascia, occorre sempre provare a mettersi nei “suoi panni” e chiedersi: “Io come mi sentirei al suo posto se mi accadesse questo?”

A presto!
Oca Caterina

I benefici del portare sperimentati dai genitori

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Dopo aver risposto alla domanda sui benefici del portare dal punto di vista del bambino, oggi l’Oca Caterina risponde a questa domanda complementare:
Che benefici ha un genitore dal portare il suo piccolo in modo costante?

Spesso i genitori che si avvicinano al mondo del portare sono molto interessati a capire e cogliere i benefici che questo modo di prendersi cura può regalare al loro piccolo.
Meno frequentemente ci si sofferma a pensare che, proprio perchè non si parla solo di un modo di trasportare il bambino, questa pratica di cura offre numerosi benefici anche all’adulto che la pratica.

Infatti, anche la mamma o il papà  che portano sperimentano notevoli benefici.
Prima di tutto la mamma riesce a vivere in modo più graduale e più sereno il distacco dal suo bimbo che per nove mesi è cresciuto dentro di lei; ed il papà  sperimenta una relazione molto intima con il suo piccolo.

In questo modo, entrambi i genitori, imparano a riconoscere e conoscere i bisogni e le emozioni del loro piccolo. Queste esperienze diventano un tassello importante del loro essere genitori e della relazione che nasce con il piccolo: aspetti che rimarranno stabili nella relazione con il passare del tempo.

Infine, i supporti per portare consentono a chi porta di avere “le mani libere”.
Questo è un grande aiuto nella quotidianità : la mamma riesce a conciliare la cura del più piccolo, dedicandosi anche alle altre piccole quotidiane come fare una passeggiata, prestare attenzione ai bambini più grandi e attendere alle piccole faccende casalinghe in tutta serenità  e comodità .

A presto!
Oca Caterina

I benefici del portare sperimentati dai piccoli

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Oggi l’Oca Caterina risponde a questa frequente domanda:
Che benefici ha il piccolo se viene portato in modo costante?

Molti supporti, come la fascia lunga e/o il mei tai consentono di “portare addosso” il bambino per molto tempo durante il giorno.
Si rivelano, quindi, degli ottimi alleati per i genitori in tutte quelle situazioni in cui il piccolo desidera un contatto stretto e esclusivo con la mamma o con chi si prende cura di lui.

Per questo motivo, più che un mezzi di trasporto, questi supporti sono degli strumenti di relazione. Aiutano, infatti, la mamma e il papà  ad instaurare con il bambino una relazione significativa e a rispondere in maniera adeguata ai suoi bisogni più profondi di contatto, di contenimento, di relazione, di cibo.
Il bambino, in questo modo si sentirà  capito e accolto e, per questa ragione, più sereno e tranquillo.

Una ricerca scientifica diretta da A. Hunziker e R. G. Barr, pubblicata su Pediatrics vol. 77, n. 5 Maggio 1986, ha provato che i neonati portati nella fascia piangono il 43% in meno dei loro coetanei durante il giorno e il 51% in meno durante le ore serali.

Numerose ricerche successive hanno ribadito che per un neonato poter godere di un contatto prolungato con la propria madre o chi si prende cura di lui sostiene la sua crescita emotiva e corporea. Questi risultati vanno, dunque, a sostenere anche il portare, inteso come un modo di prendersi cura dei più piccoli.

A presto!
Oca Caterina

Fascia rigida in lino o fascia morbida in cotone?

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Marco e Alice, genitori in attesa chiedono:
Quale fascia lunga scegliere? E’ meglio la fascia rigida in lino o la fascia morbida in cotone?

La scelta tra la fascia morbida in cotone e quella rigida in lino deve essere fatta in base alle proprie preferenze ed esigenze.
Entrambe sono pensate per portare i bambini dai primi giorni di vita fino ai tre anni, ma sono fatte di tessuti molto diversi tra loro, che quindi possono più o meno incontrare le preferenze dei genitori. Ad alcuni piace molto il lino, ad altri piace molto di più il cotone per la sua morbidezza.

L’esperienza di molte mamme ci suggerisce che la fascia in cotone si adatta molto bene alle esigenze dei piccoli e piccolissimi perchè la sua particolare tessitura le conferisce una naturale elasticità , pur non contenendo elastam, che la rende accogliente e comoda sin dai primissimi giorni. Questa sua particolarità , al contrario, la può far sembrare più cedevole quando il bambino è più grande e pesa di più. Ma proprio perchè non contiene fibre elastiche, la cedevolezza è più che altro una sensazione: occorre tirare bene i lembi e questa fascia offre comunque una stabilità  ottimale.

La fascia in lino, al contrario, può sembrare all’inizio un po’ rigida: occorre quindi un po’ più di pazienza per sperimentare la tensione adeguata del tessuto affinché sia accogliente sia per chi porta sia per il piccolo. Quando il bimbo cresce il lino risulta essere molto apprezzato per la sua stabilità . E’ quindi consigliata per chi desidera iniziare a portare con la fascia lunga, ma ha un bimbo ormai grandicello. La fascia in lino è ottima per portare sulla schiena.

A presto!
Oca Caterina

Possono portare solo le mamme?

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Oggi abbiamo chiesto all’Oca Caterina di rispondere a questa domanda che spesso rimane inespressa, ma che molti si chiedono:
Il portare è una cosa solo da mamme?

Occorre sempre ricordare che il portare è un modo di prendersi cura dei più piccoli, rispondendo ai loro bisogni più profondi. Il portare è quindi, prima di tutto, un gesto concreto e quotidiano di cura dei più piccoli.

Molto spesso quindi il portare è nella concretezza un gesto scelto e praticato dalle mamme. Infatti, è la mamma che nei primi tempi, di solito, si occupa del piccolo. Le mamme, che sperimentano questo gesto di cura, sanno che, rispondendo al loro piccolo, rispondono simultaneamente ai loro bisogni più intimi e profondi e anche a quelli concreti (prendere l’autobus, avere le mani libere, …).

Eppure questo non può e non deve relegare al femminile un gesto così importante.
Per i papà  che lo desiderano, infatti, il portare può essere un’occasione unica e speciale di conoscere il proprio piccolo. Sentirlo così vicino e vivere le emozioni che questo contatto porta con sé, può essere un’esperienza meravigliosa.

Inoltre, solo se la mamma e il papà  lo desiderano, il portare può essere un gesto da condividere con le altre figure che aiutano la coppia nella cura del piccolo (nonni, baby sitter, …). I genitori potrebbero proporre a queste persone, che si occupano stabilmente insieme a loro dei piccoli, di portare il bambino, anche in loro assenza, affinché lui possa godere di attenzioni e di un contatto rassicurante e prolungato.
Offrire, in particolare ai nonni, delle occasioni di portare i nipotini, è sicuramente un gran regalo per entrambi.

A presto!
Oca Caterina