Bambini prematuri e fascia porta bebè

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I prematuri: bambini nati sotto una luna diversa

Le mamme in gravidanza vivono il tempo dell’attesa.
Si imparano a contare le settimane di gestazione, si vive il loro scorrere lento e soprattutto si impara a familiarizzare con la luna. Già ogni nascita è legata ad una luna, ogni piccolo ha la sua luna, quella che spunta in cielo quaranta settimane circa dopo il suo concepimento.
Questo accade anche per i bambini prematuri, ma la luna che li accoglie non è quella che ci si aspettava, perchè loro nascono sotto una luna diversa, una luna non loro.

Si definiscono prematuri i bambini nati prima della 38esima settimana di gestazione.
Nel mondo, e anche qui in Italia, un nato su 10 è prematuro. Il che vuol dire che moltissimi bambini nascono sotto una luna non loro.

Prematurità significa per i bambini essere sottoposti a cure intensive necessarie per la loro sopravvivenza, essere allontanati dalla mamma precocissimamente, vivere alcune settimane (i gravi prematuri vivono anche dei mesi) nelle condizioni particolarissime dei reparti ospedalieri di Terapia Intensiva Neonatale.

Prematurità per i genitori significa preoccupazione e ansia per la salute e la sopravvivenza del proprio piccolino, distacco precoce, iniziare ad essere genitori in un ambiente così particolare come un reparto ospedaliero di cure intensive.

La prematurità lascia dei segni indelebili nelle famiglie che la vivono: segni sul e nel corpo del piccolino, segni nell’umore della mamma e del papà, segni nella loro relazione.
I reparti di Terapia Intensiva Neonatale più all’avanguardia conoscono bene questa realtà e sanno che prendersi cura di questi piccoli guerrieri non è solo questione di corpo, di funzionalità dei vari sistemi e dei vari apparati. La cura, la care neonatale,  è fatta di procedure mediche all’avanguardia e accoglienza della famiglia. Perchè si sa che le migliori condizioni di cura non le crea l’equipe ospedaliera, ma si creano alla presenza e con la vicinanza della mamma e del papà.

La marsupio terapia

Una delle pratiche di cura adottate ormai da anni in molti presidi ospedalieri anche italiani è la Marsupio Terapia, detta anche Kangaroo Mother Care (KMC).
Non appena le condizioni generali del piccolo lo consentono, i genitori, in particolare la mamma, sono invitati dagli infermieri e dai medici a stare con il loro piccolino, per tempi prolungati, pelle a pelle con lui.

Il piccolo prematuro viene tolto dalla cullina termica e adagiato sul petto nudo della mamma.
Questa è l’essenza della Marsupio Terapia: un’idea semplicissima, pochissime cose necessarie per la sua realizzazione, eppure di straordinario impatto positivo sulle condizioni del piccolino. Il cuore e i polmoni funzionano meglio e se proprio si registrano delle crisi è più facile per il piccolo recuperare perchè a contatto con la sua mamma. Il piccolo, sul corpo rilassato del genitore, dorme meglio e questo significa una migliore crescita.

Inoltre, con questo semplicissimo gesto si permette alla mamma e al papà di viversi genitori di quel piccolo esserino, di iniziare a intessere con lui, nonostante lo stop iniziale, una relazione intensa e profonda.

Bimbi prematuri e fascia porta bebè

Partendo da queste evidenze scientificamente è possibile affermare che portare un piccolo nato prematuro non è solo una buona abitudine genitoriale, ma una buonissima pratica a sostegno della sua salute.
Tutto questo, noi della cooperativa Focus, lo abbiamo sperimentato e lo continuiamo a sperimentare grazie al progetto Un abbraccio che fa crescere, a sostegno della genitorialità della famiglie che vivono una nascita prematura.

Si può usare la fascia porta bebè direttamente in reparto, durante la degenza del piccolo in T.I.N. o SubT.I.N., sia a sostegno della Marsupio Terapia sia in continuità con essa. Questo però deve essere una scelta precisa del reparto e della sua equipe.

Prematuri e fascia porta bebe - UnAbbraccioCheFaCrescere

Se ciò non è possibile, l’importante per i genitori  è vivere il maggior numero di momenti con il proprio piccolino a stretto contato sia nel periodo in cui viene proposta la Kangaroo, sia dopo, nella fase di pre-dimisisone.
Contatto, coccole, voce, suoni, sussurri, odori, tocco leggero e presenza. questi sono gli ingredienti necessari. Con la fascia si può prendere dimestichezza una volta dimessi, a casa.
Portare un piccolino nato prematuramente è un’esperienza intensissima, che va a sanare molti dei segni indelebili che la prematurità lascia.  E’ un gesto di cura profondo, segno di attenzione e rispetto nei suoi confronti, sia nei primi mesi, che, poi, nei primi anni di vita.

Inizialmente, l’ideale è portare i prematuri con una fascia lunga morbida.  La morbidezza del tessuto è da preferirsi anche perchè offre al piccolo un ambiente più rispettoso. Questo tipo di fascia, confortevole e coccolosa, infatti accoglie al meglio il piccolo corpicino del bambino che, sebbene sia cresciuto, può essere più piccolo e più fragile rispetto a quello di un bambino nato a termine.
Unica eccezione, per la quale è più opportuno usare una fascia rigida, è nel caso in cui il piccolo prematuro soffra di ipotonia.

In seguito, man mano che il bambino cresce, se l’esperienza del babywearing risulta positiva, si possono, se lo si desidera, sperimentare anche altri tipi di supporti (fascia lunga rigida, mei tai, marsupio ergonomico).

Foto © Mammarsupio e Coop. Focus

Mamma mi porti con te?


Oggi, 17 novembre, si festeggia nel mondo la Giornata del Bambino Pretermine.
Vogliamo ricordare questa ricorrenza condividendo le parole di Chiara, mamma del piccolo Riccardo, che abbiamo incontrato negli scorsi mesi in una delle 10 terapie intensive neonatali nelle quali è attivo il progetto Un abbraccio che fa crescere, a sostegno proprio dei piccoli prematuri e delle loro famiglie.

Per tanto tempo, e a volte ancora adesso, mi sono sentita una mamma catapultata nella realtà , non volevo crederci, il mio desiderio, il mio sogno, le mie aspettative pesavano meno di 1 kg di zucchero…

L’unica cosa che potevo fare era aggrapparmi a lui e alla sua forza di vivere, alla sua tenacia e alla suo coraggio. Lo vedevo così fragile e non reale… Riccardo, cuor di leone (mai nome più indovinato), era lì davanti a me e li voleva restare, andando contro tutti i pronostici negativi.

Sono stati tre mesi difficili, complicati, pesanti e strazianti, ma sono serviti per farmi portare a casa il mio bambino!
Ogni giorno entravo in reparto di terapia intensiva in punta di piedi, lasciavo i miei pensieri negativi e le facce nere in macchina, il mio bimbo non poteva conoscermi così… Un bel sospiro e via, andiamo dal mio guerriero!
Anche se non lo nego, a volte la negatività  prendeva il sopravvento e milioni di lacrime scendevano sole, senza guida…

Un giorno come tanti dei 107 trascorsi in ospedale arriva una proposta: “Lo mettiamo in fascia?” In fascia? Cos’è? Mi sembrava una cosa così strana, io volevo stare solo con il mio bambino senza troppi giri di parole o interferenze, ma mi sono fatta convincere, proviamo…
Ecco che srotolano davanti a me 5 metri di soffice stoffa, prendo tra le braccia il mio ometto e lo appoggio su di me, un’infermiera mi avvolge con la fascia e ci ritroviamo un tutt’uno, insieme come non eravamo mai stati e come volevo e voleva stare.

Riccardo tira su la testolina, mi guarda, fa un sospirone e si lascia andare in un sonno profondo, era il suo modo per dirmi che stava bene, che gli piaceva.
Che buon profumo… Ho pensato sprofondando il mio naso su di lui. Riccardo ha appoggiato la sua testolina sul mio petto, sul mio cuore, sotto il mio naso, e si è lasciato abbracciare dalla fascia e dalle mie mani.
Era la prima volta che lo accarezzavo con entrambe perché non ero “impegnata” a sostenerlo, che bello, che sensazione di libertà !

Da quel primo appuntamento con la fascia ne sono seguiti molti altri, tutti positivi, non avere il pensiero o la preoccupazione di tenerlo in braccio mi lasciava libera di coccolarlo, conoscerlo e a volte anche dormire!

Ancora oggi, a distanza di 6 mesi dalla prima, la storia si ripete, lo prendo, lo metto sul mio petto, sul mio cuore, sotto il mio naso, e lo porto con me, Riccardo tira su la testolina, mi guarda, fa un sospirone e si addormenta, solo che la testa non ciondola più e gli occhi sono più sereni.

In questo modo oggi scopriamo il mondo,andiamo a passeggio, a fare la spesa, in vacanza… e mentre dorme a volte sorride, e io penso che sia il suo modo per dirmi grazie, grazie per portarmi con te!

Chiara, mamma di Riccardo

IV Giornata Mondiale del Bambino Prematuro

Il progetto “Un abbraccio che fa crescere” al quale stiamo lavorando da qualche anno, ci spinge necessariamente a fare delle riflessioni in occasione della giornata del bambino prematuro. Non vogliono essere le solite riflessioni sui dati che riguardano il bambino prematuro, ci sembrerebbe sterile e impersonale, quello che vorremmo fare è scrivere un augurio, che sia per i genitori, per i bambini e per gli operatori.

Quello che desideriamo per i bambini prematuri e per le loro famiglie, mamma e papà  innanzitutto, è che sia riconosciuto il loro bisogno di vicinanza, di stare insieme e a contatto fin dall’inizio della propria vita.

Ci auguriamo che si riesca a combattere il pregiudizio secondo il quale la mamma non può fare nulla di buono per il proprio bambino finché si trova ricoverato, perché “pensano a tutto gli infermieri e il personale medico dell’ospedale”. Vorremmo che queste cose le sapessero tutti i genitori, perché sono genitori anche quando il loro bimbo deve vivere per qualche mese dentro un’incubatrice e quando le uniche cose che possono fare per lui è toccarlo o fargli sentire la propria voce.

Vorremmo che i genitori imparassero che non devono sempre delegare, perché se è vero che le pratiche mediche possono salvare la vita del bimbo, sono loro che possono rendere questa vita bella e piena, e solo la loro presenza lo può fare.

Vorremmo che il personale delle Unità  di Terapia Intensiva Neonatale (UTIN) capisse che se è importante salvare la vita di un bambino, è altrettanto fondamentale che lo si faccia salvaguardando l’equilibrio della famiglia nella quale il bambino sarà  accolto una volta dimesso. Vorremmo che facessero loro parole di Boudin, il primo neonatologo che la storia ricordi, il quale, già  nel 1898 disse “Primo salva il bambino, secondo salvalo in modo che poi, quando lascerà  l’ospedale abbia una madre in grado di accudirlo.”

Ci piacerebbe che i genitori fossero visti come un aiuto fondamentale e che ne fosse riconosciuta la loro importanza.

Ci piacerebbe sapere che nelle UTIN il personale si impegni per aiutare e sostenere la relazione, anche quando i genitori vacillano e sembra che tutto sia inutile.

Ci piacerebbe sapere di luoghi a aperti, in cui i genitori vengano accolti e supportati.

Perché i prematuri prima di tutto sono dei bambini. E come tali hanno bisogno dei loro genitori, quanto delle cure mediche a loro indispensabili per continuare a vivere.

E ci piacerebbe poter dire che il bambino prematuro vive, non sopravvive, perché la vera essenza di tutto quello che si fa per curarli è per poter loro permettere di vivere, non di sopravvivere.

Vorremmo in questa sede ringraziare gli operatori che abbiamo incontrato in questi anni, perché attraverso le loro esperienze ci hanno insegnato tanto, le mamme e i papà  che con la loro presenza discreta e silenziosa accanto ai loro bambini ci hanno insegnato il valore dell’attesa e dell’ascolto, e ringraziare in modo particolare i bambini minuscoli, perché la loro forza e la loro voglia di vivere nonostante l’inizio in salita della loro vita, ci fa continuare caparbiamente a credere fino in fondo nell’importanza del nostro lavoro.

Giornata Internazionale del Bambino Prematuro

Il 17 Novembre  verrà  celebrata la Giornata Internazionale del bambino prematuro.

Perchè dedicare una giornata a questa tematica?

Perchè i prematuri sono in forte aumento, in Europa un parto su dieci avviene prima della fine della 37°settimana, perchè la nascita prematura comporta seri squilibri nella famiglia e a volte gravi difficoltà  psicologiche nella mamma, perchè la scienza ha fatto enormi passi avanti nelle cure mediche  di questi piccoli ma spesso viene dato poco valore alla “cura affettiva”, tanto importante quanto quella medica.

Negli ultimi anni gran parte delle ricerche in campo scientifico si sono concetrate sulla sopravvivenza dei gravi prematuri:la possibilità  di sopravvivenza, proporzionale al peso e all’età  gestazionale, si è spostata sempre più in basso sia per il peso (500 grammi) che per l’età  gestazionale (23 settimane).

Molto meno si è fatto e si sta facendo per la prevenzione.

Talmente poco che negli ultimi tempi un “tipo” di prematurità  nuova sta prendendo il sopravvento: i late preterm.

Perchè? chi sono? Sono i bambini nati tra la 34^ e la 37^ settimana di gestazione… non piccolissimi ma che nemmeno hanno completato il processo di formazione nella pancia della mamma.

Le cause sono molteplici e tra queste hanno una posizione di rilievo le induzioni e i cesarei. Questi interventi sono spesso fissati a 38 settimane di gravidanza e, se all’inizio c’è stato un calcolo inesatto della settimana gestazionale (non tutte le donne ovulano lo stesso giorno del ciclo quindi è una situazione quanto mai frequente), possono provocare la nascita di un bambino prematuro.
Sicuramente nascere a 37 settimane di gestazione non è la stessa cosa che nascere a 28, ma rimane il fatto che il bambino non è ancora pronto per la vita al di fuori dalla pancia della mamma.
Spesso si pensa che le ultime settimane di gravidanza servano al bambino solo per crescere di più in peso, ma questo pensiero è molto approssimativo ed errato. Il cervello i polmoni e altri organi vitali, infatti, completano il loro sviluppo proprio nell’ultimo periodo della gravidanza.
C’è un modo per porre un freno a questo aumento esponenziale di nascite pretermine? Beh, sì, uno dei modi sarebbe quello di evitare induzioni e cesarei elettivi fissati con largo anticipo sulla data presunta del parto (se la mamma e il bambino godono di buona salute, è chiaro)… i bambini avrebbero modo di giungere a completa maturazione senza che interventi esterni li costringano a continuare fuori dall’utero quello che avrebbero potuto tranquillamente portare a termine in una condizione naturale e ottimale per loro: il corpo della loro mamma!

Mammarsupio e Cooperativa Focus: da sempre abbiamo a cuore i più piccoli.

Dedichiamo a loro tre giorni ( 16-17-18 Novembre 2011)  di acquisti su www.mammarsupiostore.com con spese di spedizione gratis!

Un bel regalo di Natale

Finalmente una buona notizia! In data 21 Dicembre il Senato della Repubblica ha approvato la “Carta dei diritti del bambino nato prematuro”, un documento redatto grazie all’impegno e lo sforzo di associazioni e ong (tra cui Vivere Onlus, Save the Children Italia e Sin – Società  Italiana di Neonatologia) in cui si elencano i diritti dei piccoli nati prematuri.

La Carta, composta da 10 articoli, raccoglie l’appello del Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, che a settembre dell’anno scorso aveva presentato presso l’Assemblea Generale la “Strategia Globale per la Salute delle Donne e dei Bambini”. In base alle indicazioni fornite in sede internazionale, il terzo settore italiano ha elaborato questo documento, al fine di sensibilizzare le istituzioni verso i bimbi nati prematuri e le loro necessità  di cure particolari.

Ecco alcuni stralci del testo:

Art. 1 – Il neonato prematuro deve, per diritto positivo, essere considerato una persona.

[…] Art. 4 – Il neonato prematuro ha diritto al contatto immediato e continuo con la propria famiglia, dalla quale deve essere accudito. […]

Art. 5 – Ogni neonato prematuro ha diritto ad usufruire dei benefici del latte materno durante tutta la degenza e, non appena possibile, di essere allattato al seno dalla propria mamma.

Il testo integrale si può leggere qui.

Speriamo che questa notizia sia solo il primo passo verso una maggiore attenzione per i piccoli prematuri e le loro famiglie, affinchè anche lo Stato riconosca e aiuti tutte quelle mamme e quei papà  che, a causa di un cucciolo nato prima del tempo devono sospendere o rinunciare al lavoro per curare il proprio figlio. A questo proposito, ci auguriamo che il Senato dibatta presto anche il disegno di legge 283, presentato nel 2008, che riformando il decreto legislativo del 2001 estende il congedo parentale e aumenta il periodo di godimento dell’indennità  di retribuzione per i genitori dei piccoli prematuri.

troppo presto, piccolo mio!

E’ vero che durante la gravidanza uno dei sogni più ricorrenti è vedere finalmente il faccino del proprio bimbo…ma nessuno si augura di vederlo troppo presto.
A volte succede e in Italia, purtroppo, succede sempre più spesso. Ad oggi quasi il 10% delle nascite avviene prima della 37° settimana. Dalla 24° settimana un bimbo che nasce è considerato un prematuro e le possibilità  di vederlo crescere aumentano di giorno in giorno.

Gli ospedali italiani, sempre più all’avanguardia a livello di ricerca, ora cominciano a prendere in considerazione il fatto ( dimostrato da anni da ricerche scientifiche)  che i bimbi così piccoli non hanno solo bisogno di farmaci e terapie ma anche di coccole, carezze e ninnenanne.

In Italia si sta  lavorando molto per dare ai piccoli e ai loro genitori il sostegno e la cura di cui hanno bisogno in un momento così delicato della loro vita. Il ruolo maggiore lo hanno, per ora, le Associazioni di Genitori, le Cooperative e il volontariato…

“Noi di Mammarsupio”, cioè la Cooperativa Focus, sta lavorando ad un progetto dal titolo “Un abbraccio che fa crescere”: un sostegno ai genitori nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale con l’obiettivo di dare valore alla “cura affettiva” del neonato prematuro come parte integrante della terapia.

Lo abbiamo già  presentato a diversi ospedali italiani e abbiamo riscontrato un ottimo successo.

…ora servono solo soldi 🙂

Avete qualche eredità  che vi ingombra? La trasformiamo noi ! …in bimbi più sereni e mamme sorredenti!

Piccoli piccoli… dall’altra parte del mondo

Immagine 2Abbiamo una simpatia spiccata per i prematuri e le loro famiglie, si capisce ?
La strada della prematurità  se nel nostro paese è una strada in salita in molte parti del mondo può essere solamente una discesa veloce verso la fine.
Nei paesi poveri un’incubatrice è un lusso…a volte perfino la stabilità  della corrente elettrica per farla funzionare è un di più.
Un gruppo di giovani ricercatori dell’università  di Stanford ha inventato Embrace: un semplice sacco a pelo termico che non ha bisogno di manutenzione nè di elettricità , ma solamente di acqua bollente per riscaldarlo.
Semplice e Geniale.
come tutte le invenzioni che cambiano la vita.
E questa volta la salvano!

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Sorrisi e Lacrime per un Eroe

Federico, nato a 27 settimane di 420 grammi.
Un miracolo di vita, mesi di sofferenze, attimi di gioia…e una vita davanti tutta da vivere!

Leggere il libro scritto dal papà  e la mamma di Federico è a dir poco emozionante.

E’ emozionante per tutti … ma ancor di più per chi ci è passato.
Chi ha vissuto l’esperienza della prematurità  non lo dimentica ma rivivere passo passo tutta la vicenda è a tratti dura, ma ti riporta indietro di anni, ti fa riprovare il senso di vuoto delle “montagne russe” che provi quando alterni per giorni, per mesi una successo ad una desaturazione, una poppata ad aun valore sballato.

…e ti ritrovi a piangere, dopo anni.
Probabilmente le mamme e i papà  dei prematuri, presi in un un vortice di adrenalina, non si danno il tempo per piangere.
Ma piangere serve, anche dopo anni.

Leggetelo!

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Tienimi stretto

Immagine 1La marsupio terapia è la “terapia” più dolce in assoluto…forse perchè è la più vicina alla natura e all’istinto materno.
Cos’è? Semplicemente tenere i bimbi piccoli piccoli a contatto con la pelle e il calore materno. Una banalità  che, gestita in modo preciso, nei paesi poveri salva moltissime vite di bambini prematuri. Da noi aiuta un prematuro che ha a disposizione un’incubatrice supertecnologica a ritrovare quel mondo che ha abbandonato troppo presto. In questo modo il piccolo si stabilizza prima, cresce meglio ed è più tranquillo.
Una cosa così semplice ma ancora così complessa, perchè non in tutte le neonatologie è prevista o è permessa…soprattutto perchè ancora poco personale è formato in merito.
I genitori dei bimbi prematuri devono avere il coraggio di chiedere di poter, non solo stare a lungo con il proprio piccolo ma anche di poter ridargli da subito quel contatto tanto prezioso.

Come è nata l’idea del Mammarsupio – 3 –

immagine-5.png Dopo un parto “avventuroso”… e settimane di incubatrice ( altro che bonding!) l’immagine di quella piccola mi è tornata in mente durante la prima seduta di “marsupio terapia”: semplicemente due ore sdraiata su una poltrona con la mia piccola-minuscola a contatto pelle a pelle sul mio petto. I tubini dappertutto e le spie luminose non hanno diminuito l’emozione di stare finalmente veramente accanto all’esserino che era uscito così precipitosamente dalla mia pancia.

Oltre a quello anche un incontro con la fisoterapista che non solo ha ribadito l’importanza essenziale del contatto prolungato per tutti i neonati con il corpo della propria mamma, ma ha parlato per la prima volta proprio della fascia lunga quale oggetto molto utilizzato nel nord europa e ideale per portare i bambini fin dal primo giorno, mi ha riconfermato l’idea che Volevo averne una prima di uscire dall’ospedale!