Giochi e neonati: cinque esperienze da vivere con un bambino piccolo

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Giochi e neonati

Giochi e neonati: binomio possibile?

“Quali giochi fare con i neonati?”, “Come giocare con loro?”; “Che giocattoli mettergli a disposizione?”: sono alcune delle domande che possono nascere quando ci si interroga su quale rapporto ci possa essere tra i neonati e i giochi. Tale rapporto, infatti, non è scontato tanto che in molti si chiedono se i neonati sono davvero in grado di giocare.

Il gioco è un’esperienza fondamentale nella vita dei piccoli e anche dei neonati, oltre che di fatto anche nella vita degli adulti. In ogni fase della vita “giochiamo”, ovvero usiamo immaginazione e creatività per approcciarci alla realtà. Quello che si modifica, e che rende diverso il gioco dei neonati, da quello dei bambini e ancora da quello degli adulti, sono le modalità concrete attraverso cui il gioco si realizza.

Noi spesso attribuiamo il medesimo significato ai termini giochi e giocattoli. Ma i secondi non sono che degli strumenti attraverso cui, nell’infanzia, si realizzano molti giochi dei bambini, ma il gioco non si può ridurre a questi.

Inteso in questo modo il gioco, la risposta alla domanda se i neonati giocano è affermativa.

Già dai primissimi istanti di vita il piccolo infatti ha a che fare con il grande compito di entrare in relazione con il mondo che lo circonda, che ha caratteristiche profondamente diverse rispetto all’ambiente uterino dal quale proviene.

Il primo mondo da scoprire è la sua mamma e il suo corpo. Pian piano il cerchio si allarga al papà e alle altre persone che sostengono la mamma nella sua cura e poi all’ambiente domestico. Ad un certo punto scopre il suo corpo: le sue manine e i suoi piedini diventano oggetti interessantissimi da scoprire.

Il gioco per i neonati, dai primi mesi fino al primo anno di vita, si realizza principalmente attraverso questo lavoro di scoperta incessante, fondamentale per il loro benessere e la loro crescita fisica e psichica.

Per accompagnare i piccolini in questa graduale scoperta quindi non occorrono mille giocattoli super strutturati e magari costosi; più che altro occorre la disponibilità a vivere delle esperienze con lui, rispettando i suoi ritmi, tempi e desideri di scoperta.

I giocattoli, sempre scelti con cura e attenzione, possono essere dei validi alleati, ma, come spesso ci dimostrano i piccolini, la loro attenzione è spesso attratta da oggetti di uso quotidiano che permette loro di fare scoperte sul mondo che li circonda.

Cinque idee di giochi con neonati: alla scoperta del mondo insieme

Ecco quindi cinque giochi, esperienze, da vivere con il vostro bambino nel suo primo anno di vita, accompagnandoli così in questa loro emozionante avventura di scoperta del mondo.

  • Pelle a pelle: conoscersi davvero

La pelle è l’organo di senso più esteso del nostro corpo, ed è il primo che si forma nella vita uterina. La pelle è un universo specialissimo attraverso la quale sentiamo e percepiamo quello che è fuori di noi e trasmettiamo quello che è dentro di noi. Per un neonato la sua pelle è una dimensione conosciutissima e famigliare, i vestiti al contrario sono un di più, del quale forse farebbe anche a meno.

Giochi e neonati: contatto pelle a pelle
Nei primi mesi regalarsi dei momenti di pelle a pelle con il proprio piccolo è un’esperienza profondissima per entrambi. Non occorre molto, basta una stanza a temperatura adeguata,al riparo da correnti d’aria e un po’ di disponibilità di tempo e tranquillità. Mette il vostro piccolo sul vostro petto, nudo, e la sciate che la magia si compia.

  • Alla riscoperta dell’acqua.

Possiamo dire che la vita uterina è una vita acquatica. Nove mesi in un ambiente calmo e protetto, cullati nel liquido amniotico, che trasforma la pancia della mamma in una piscina esclusiva e personale. Per questo l’acqua è un elemento rasserenante per molti piccoli, che però va riscoperto una volta fuori da quella pancia.
Regalate al vostro piccolo dei bagnetti rilassanti, senza fretta, rendendoli per loro esperienze davvero di scoperta e di dolcezza, e, perchè no, regalate anche a voi questa esperienza, insieme a loro in vasca in casa oppure in una piscina riscaldata a dovere.

  • Una camminata in silenzio

Il silenzio è la condizione indispensabile per riuscire ad ascoltare e ad ascoltarsi. Viviamo quasi tutti e quasi sempre avvolti nel rumore però. Il rumore del traffico in città che entra nelle case, la tv quasi sempre accesa, le frequenti telefonate che riceviamo e facciamo: parole e rumori che avvolgono anche il piccolino che vive con noi.
Regaliamoci e regaliamogli un’esperienza intensa di silenzio, due passi fuori città, in un parco grande o in un bosco, cercando di fare silenzio, di silenziare il telefono e avvolgerci in quello che la natura offre. Scopriremo che il silenzio è abitato da tanti tanti suoni, che rendono magico quel silenzio, magico per il piccolino e per noi.

  • Aria e pioggia sul viso.

Vento, venticello, aria e arietta sono gli acerrimi nemici dei bambini, o almeno così si pensa; e non parliamo della pioggia, che con i bambini piccoli è considera peggio di una sventura apocalittica. Con vento e pioggia se si può ci si rintana in casa e se, proprio proprio, si deve uscire ecco che scatta l’uso di massime protezioni: cappelli, sciarpe, coperture del passeggino, mantelle e mille altri accessori. Precauzioni davvero importanti, soprattutto quando il vento e la pioggia sono forti e, magari, in aggiunta fa anche molto freddo. Però, non sempre si verificano questi avvenimenti estremi. Spesso, soprattutto nella bella stagione, capitano giornate di pioggerella e arietta leggera: approfittiamo! Facciamo scoprire al nostro bambino la bellezza di lasciarsi accarezzare dal vento e baciare dalla pioggia.

  • Piedini nell’erba

Gli esperti di educazione si lamentano sempre di più, parlando dell’infanzia, del progressivo allontanamento dei bambini dagli elementi naturali: bambini grandicelli, della scuola primaria, che non hanno mai giocato a piedi nuda nell’erba, o che non hanno quasi mai sperimentato il calore del fuoco sulla pelle o la piacevolezza di giocare con il fango. Questo tipo di comportamento ha origine sin dalla primissima infanzia ed è sicuramente influenzato dalla quasi impossibilità per molti bambini di avere occasioni di giocare liberamente all’aria aperta in spazi a loro misura.

giochi e neonati: a piedi nudi nell'erba
Un gran regalo che potete fare al vostro bambini, a partire dal primo anno di vita, è quello di lasciarlo sperimentare queste cose, magari proprio partendo dalla bellezza e peculiarità di gattonare o muovere i primi passi in un bel prato, con i piedi solleticati dall’erba. Magari non a tutti i piccoli questa cosa piacerà, ma almeno in loro passerà il messaggio che questa esperienza non solo non è sbagliata ma potrebbe anche essere piacevole.

“I libri per bambini sono tutti uguali?” Una domanda per una genitorialita’ consapevole

La domanda sembra banale e la risposta scontata: “NO” i libri non sono tutti uguali, altrimenti non solo chi li scrive e chi li produce non li venderebbe, ma soprattutto, per chi li legge, sarebbe una noia mortale. 

Ma non intendiamo porci la domanda a questo livello; ci chiediamo, piuttosto, se porci questo quesito ci possa aiutare ad orientare le nostre scelte educative.
Tutto quello che scegliamo e mettiamo a disposizione dei nostri figli manda loro dei messaggi, offre loro delle possibilità  e non altree consente loro un tipo di utilizzo e non altri. Ad esempio, possiamo preferire giochi solidi, quasi indistruttibili e senza tempo, ai tanti di scarsa qualità  che si rompono dopo poche “giocate”: il messaggio che indirettamente trasmettiamo è molto diverso agli occhi del piccolo. 

Così è per i libri per bambini. Non tutti i prodotti editoriali sono uguali tra loro, sia per forma che per contenuto, e quindi, nell’ottica di volere essere genitori attenti e consapevoli occorre dotarsi di qualche criterio per scegliere.

La “forma” nei libri per bambini

Colori, dimensioni, materiali, effetti speciali, … tutti questi elementi sembrano secondari quando scegliamo un libro, eppure sono gli elementi che ci attraggono o ci respingono, che fanno leva sulla parte più emotiva e impulsiva di noi. Sono elementi che vanno a costruire la prima impressione che ci facciamo del libro che ci troviamo davanti. 

La prima cosa da considerare è dunque di non dare per scontato questi elementi, perchè quello che colpisce e attrae noi, non è detto che colpisca e attragga il nostro piccolo, non solo perchè è una persona diversa da noi, ma perchè è semplicemente più piccolo. 

Un libro di dimensioni troppo grandi è “faticoso” da sfogliare per un piccolino come è altrettanto faticoso per lui che le pagine siano sottili o che ci siano nel libro elementi, magari belli e ricercati, ma davvero troppo fragili per le sue inesperte manine.
Per i piccolissimi funzionano meglio libri resistenti, in cartone spesso o stoffa, e di dimensioni non troppo grandi, che possano manipolare autonomamente oltre che “assaggiare”, mordicchiare, usare come gioco o come altro. Ottimi si rivelano anche i libri da bagno, pensati per il bagnetto, ma fenomenali anche per i primi approcci al libro dei piccolissimi, perchè si possono facilmente pulire. 

Man mano che il piccolo cresce, potranno essere proposti libri diversi, con pagine meno spesse, con materiali diversi e magari con effetti speciali più ricercati. Diventano molto apprezzati gli albi illustrati da leggere e rileggere, ben disegnati e con storie interessanti, ma anche i libri pop-up in cui in ogni pagina si trova un mondo da scoprire.
Le dimensioni si possono ampliare e anche i materiali si possono diversificare.

Il “contenuto” nei libri per bambini

Ma anche il contenuto non è indifferente e incide sulla qualità  del libro.
Nei libri per bambini non si devono dare per scontato le illustrazioni, che sono le vere protagoniste del testo agli occhi del bambino. Lui, che non sa ancora leggere le lingua scritta, legge il libro proprio a partire dalle illustrazioni. 

Per i più piccoli è meglio scegliere libri con illustrazioni chiare, con pochi dettagli, su sfondi neutri. In questo modo l’attenzione del piccolo lettore viene più facilmente catturata dal disegno “protagonista” della scena e la lettura risulta più agevole oltre che più piacevole, perchè non dispersiva: il concetto è più chiaro e ben espresso! (es. a sinistra nella foto).

I dettagli possono aumentare man mano che l’attenzione del bambino si affina e con l’aumentare del piacere della lettura (es. a destra nella foto). Avere a disposizione maggiori dettagli nell’immagine è per il piccolo lettore come avere a disposizione una descrizione più accurata e particolareggiata che sostiene la storia e lo svolgersi degli eventi. 

Occorre anche ricordare che una buona scelta si basa anche nel proporre ai bambini una varietà  di stili di immagini e illustrazioni.
Spesso vanno per la maggiore i libri che hanno per protagonisti gli eroi dei cartoni animati, magari proprio quello che piace di più al bambino. Allora ecco che il piccolo scaffale della lettura si riempie di Winnie The Pooh o di Topolino, di Dora l’Esploratrice o di Manny Tuttofare. Qualche libro dei personaggi preferiti può anche essere bello, e consente al piccolo di giocare con essi in modo più attivo rispetto all’essere davanti alla tv, ma scegliere solo libri di questo tipo può essere riduttivo. Di solito, infatti, le illustrazioni di tali libri sono prese dal cartone animato e hanno colori accesi il più delle volte e disegni molto stereotipati.

Offrire una varietà  di stili nelle illustrazioni è sicuramente un’ottima opportunità  per il bimbo di entrare in contatto con diversi modi di espressione, una grande ricchezza per la sua conoscenza e, in futuro, per la sua capacità  di espressione attraverso il disegno.

Un’altra caratteristica da considerare attentamente è la storia narrata o il contenuto proposto nel libro. Ance qui vale la stessa considerazione. Non tutte le storie e i contenuti sono uguali.
La prima grande differenza è tra libri che spiegano e libri che raccontano.
A partire da quelli pensati per i piccolissimi ci sono libri che spiegano offrendo un collegamento tra parole e immagini, che si trasformano per i più grandini spiegando il perchè delle cose. Poi ci sono i libri che raccontano storie, a partire dalle fiabe tradizionali, a quelle di più recente realizzazione. 

Rispetto al contenuto è opportuno che mamma e papà  si chiedano se quanto narrato è un messaggio che desiderano dare ai loro figli, e se tale messaggio è più o meno in sintonia con l’idea di educazione che hanno.
Fortunatamente, a disposizione ci sono diversi prodotti editoriali. E’ possibile trovare libri “coccolosi” ideali per leggerli in intimità  e libri che parlano delle paure e di come affrontarle; libri accurati che insegnano molte cose e libri che aprono la fantasia; libri che divertono e libri che fanno riflettere; libri che ci raccontano e altri che spiegano anche le cose difficili.
Possibilità  ce ne sono, occorre solo avere la voglia e il tempo di condividere questa cosa con i più piccoli.

Foto 1: © Rachael Porter_Corbis; Foto 2: © Mammarsupio; Foto 3: © Mammarsupio_Collage

 

Imposizione o occasione? Il congedo parentale come chance per ripensarsi

La gravidanza: l’inizio del cambiamento

Panta rei: tutto scorre, tutto muta.
Lo si studia al liceo e lo si tocca con mano in alcune particolari fasi della vita in cui ci troviamo a dover voltare pagina. Ogni svolta segna un passaggio, che chiede, e alle volte impone, un cambiamento anche radicale. La fine degli studi, l’uscire di casa, l’inizio della vita di coppia… sono tutte fasi in cui si sperimenta sulla propria pelle e nella propria vita che davvero tutto scorre, cambia, muta. 

Nella vita di una donna però il cambiamento più drastico e radicale è segnato dalla maternità . Il diventare mamma concretizza nel suo più vero e profondo significato il fatto che tutto, e davvero tutto, muta.
Cambia il corpo, che si lascia plasmare e trasformare da quell’evento intimo e misterioso che è la crescita del piccolo dentro la pancia di quella donna che sta diventando la sua mamma.
Cambia però anche “la mente”: pensieri, emozioni, sensazioni, progetti e idee nuove si abbozzano nella mente di quella donna che si sta trasformando lentamente. Nei pensieri della mamma, prende spazio e tempo il bambino che le sta abitando il corpo e lentamente li trasforma e fa nascere intuizioni nuove. 

La maternità  è uno dei pochi cambiamenti irreversibili nella vita. Non si può tornare indietro, ci si trasforma. L’identità  della donna si trasforma: da figlia, donna, compagna, professionista, diventa anche mamma.
La neo mamma sperimenta poi, in quei nove mesi speciale e unici che sono la gravidanza, una relazione così intima con un altro essere umano che potrà  sperimentare solo se avrà  un altro figlio. E già  solo questa esperienza trasforma e cambia in profondità .

 

Il congedo parentale: sperimentare la concretezza del cambiamento

L’inizio del congedo parentale, per molte donne, segna concretamente il radicale cambiamento della quotidianità . La gravidanza è ormai molto avviata, i cambiamenti in corso già  toccati con mano e sperimentati, ma il mantenimento del lavoro e della propria routine pressochè invariata durante fino al settimo, ottavo, mese di gravidanza, offre ancora quasi l’idea che quello che si sta vivendo non è, e non sarà , poi così irreversibile.  

Quindi, la pausa, imposta per legge alle donne lavoratrici, segna davvero un forte cambiamento anche nella quotidianità .
Benché migliorabile e lacunoso, soprattutto se confrontato con altre normative di altri paesi europei e non solo, anche in Italia, il congedo parentale, e in particolare la parte di esso obbligatoria, è il segno sociale che dice che il piccolo che sta per venire al mondo ha bisogno della sua mamma “in esclusiva”. 

Dal punto di vista della mamma questa realtà  però può essere vissuta con ansia e anche con angoscia. Il bisogno di “esclusiva” del piccolo, il tempo liberato per potersi occupare di lui al meglio, il mettere in stand by aspetti della propria vita considerati magari fino a poco prima irrinunciabili, segna un cambiamento fortissimo nella vita della mamma.
E qui si aprono due strade opposte: si può subire questo periodo come un’imposizione, oppure lo si può vivere come un’occasione.

Da donna a mamma tra fatiche e opportunità 

Il congedo parentale e, in generale, il tempo comunque diverso segnato dall’arrivo di un piccolino nella vita di un donna può essere un periodo in cui si sperimentano sentimenti contrastanti e anche negativi.  

Si è contenti di quello che è accaduto, si è felici di quel piccolino tra le braccia, magari tanto desiderato e cercato, ma si è sgomente davanti ai suoi bisogni così forti e totalizzanti e all’improvviso cambiamento della propria quotidianità .
Molte neo mamme si sentono sole, incredibilmente sole.
Le giornate alle volte sembrano lunghissime e si fatica ad accettare la lentezza richiesta da un piccolino. Questo accade soprattutto alle donne abituate, prima della gravidanza, ad andare al massimo della velocità . La lentezza della vita con un neonato rischia di sembrare intollerabile e le giornate, passate con lui, vuote e prive di senso. 

Pesa la cura del piccolo, pesa il vivere prevalente una dimensione domestica, pesa il non lavorare e soprattutto il non avere più occasioni quotidiane di uscire di casa e fare altro, pesa il vivere il quartiere, pesano le limitazioni imposte dai ritmi e dai bisogni del piccolino.
Questo tempo dedicato al bambino viene quindi vissuto come una forte imposizione e quando si intravede la fine lo si vive con un forte sentimento di liberazione.

Ma questo periodo potrebbe essere anche un’occasione, magari non preventivata e non cercata, ma sicuramente presente e, se lo si desidera, davvero accessibile a tutte. Il cambiamento costa fatica, anche molta fatica, ma porta con sé occasioni inedite e prospettive nuove.
Ed è così anche per il tempo in cui le neo mamme si dedicano in modo quasi esclusivo ai loro piccoli, basta provare a vedere il bicchiere mezzo pieno! Il tempo rallentato, alle volte vuoto, o semplicemente svuotato dalla routine quotidiana pre-gravidanza, lascia spazio per assaporare modalità  di vita diverse. 

Alcune donne a partire da questo fanno scelte importanti per la loro vita non solo di mamme ma anche di professioniste. C’è chi si reinventa in questo periodo e riscopre le proprie competenze professionali sotto un’altra luce. C’è chi decide di maturare un cambiamento davvero radicale e di dedicarsi alla famiglia in modo esclusivo, magari ritrovandosi a riconsiderare alcune idee e ideali dati fino ad allora per scontati.
Altre donne semplicemente cercano di godere al massimo di questo tempo per esserci per i propri piccoli, nella consapevolezza che questo tempo non torna più.
Di solito poi queste famiglie maturano una diversa consapevolezza: scelgono il downshifting, ovvero di rallentare, anche dopo, quando i piccoli crescono, perchè hanno imparato in quel tempo che non tutto è monetizzabile, tanto meno il tempo speso e passato con i propri piccoli. 

E’ questione di scelte, ma soprattutto di sguardo: può bastare poco per trasformare la fatica da gabbia insostenibile, in occasione per cambiare.

Foto 1: © Warren Bolster Ocean Corbis
Foto 2: © I Love Images Corbis
Foto 3: © I Love Images Corbis

Il potere degli abbracci: sostenere la crescita del neonato con le coccole

 La crescita di un neonato tra attenzioni e preoccupazioni

Ma come si è fatto grande!“; “Cresce?“; “Ma crescerà  abbastanza?“; “Mi raccomando, tenga d’occhio la crescita in questa settimana!“…
Potremmo allungare l’elenco a dismisura di queste frasi che, almeno in un’occasione, ogni neomamma si è sentita rivolgere dai parenti, dagli amici, da semplici conoscenti e anche dai pediatri.  

La crescita è un tema caldo dei primi mesi con un neonato.
Un tema che fa nascere specifiche attenzioni e, se il bambino sembra crescere poco, anche delle preoccupazioni, più o meno fondate, soprattutto per quanto riguarda il tema dell’alimentazione e del cibo.
Ed ecco quindi tutti i commenti e consigli in campo di allattamento, soprattutto se la mamma sceglie quello al seno esclusivo e a richiesta, perchè ai più, spesso disinformati, sembra sia una modalità  che lascia troppo spazio al caso e poco verificabile. 

Il rischio, per la mamma, con tutte queste pressioni, di andare in corto circuito è dietro l’angolo purtroppo.
Il primo consiglio è quindi, nel caso una mamma si trovi in questa situazione, di rivolgersi ad un operatore qualificato che riesca a sostenerla e verificare con lei la situazione. Ostetriche dei consultori, alcuni
bravi pediatri di base, e consulenti della Leche League possono essere dei validi alleati in queste situazioni di dubbio ed eventualmente di criticità .

Pane e tulipani”: un diverso punto di vista sulla crescita del neonato

Ma la crescita è solo questione di cibo?
Viene in mente il film di Soldini che suggerisce con chiarezza che la vita, e quindi anche la crescita, non ha a che fare solo con il “pane”, ma anche con i “tulipani”, e, anzi, che senza i “tulipani” anche il “pane” rischia di non bastare. 

La psicologia del novecento ha dimostrato in lungo e il largo questa verità  proprio a partire dall’infanzia. Si sono susseguiti diversi studi che sono riusciti a dimostrare che rispondere al bisogno del piccolo di essere nutrito è altrettanto fondamentale ed importante che rispondere al suo bisogno di relazione e di contatto fisico.
Un piccolo ben nutrito, se lasciato solo e poco toccato, rischia di non crescere e di non crescere bene.

Eppure, se come genitori ci si affanna sul discorso del cibo e si è disposti a fare di tutto per offrire il meglio al piccolino, alle volte ci si lascia convincere a non rispondere con la stessa efficacia agli altri bisogni …. perchè se no si vizia! 

Un abbraccio per crescere bene

Come genitori abbiamo la possibilità  di stare accanto al nostro piccolo cercando, sin da subito, attraverso il nostro modo di prenderci cura di lui, di rispettarlo e di volergli davvero bene, nel senso di “volere il suo bene”. Accanto a questa possibilità  abbiamo anche la concreta opportunità , attraverso il nostro modo di fare e di essere con i nostri figli, di promuovere una cultura dell’infanzia differente, più rispettosa e dignitosa.  

Occorre però cambiare prospettiva!
Dobbiamo assolutamente abolire dalla nostra mente che le coccole, gli abbracci, lo stare in braccio o in fascia siano dei “vizietti” concessi “a un piccolo furbetto!”.
Tutti questi gesti di cura altro non sono che il tentativo, quasi mai perfetto, di rispondere al bisogno fondamentale del nostro piccolo di essere amato e di essere compreso 

Un abbraccio non fa mai male, anzi ha benefici effetti non solo sull’umore, ma anche sulla salute fisica e sul benessere della persona.
Tantissime ricerche sui piccoli nati prematuri lo dimostrano, e ormai ciò è diventato prassi in tutti gli ospedali all’avanguardia: il contatto pelle a pelle con la mamma migliora e stabilizza i parametri e le funzioni vitali del piccolo. 

Davanti a queste numerose evidenze, non ci resta che riempire di abbracci e di coccole i nostri piccoli. Tutto questo, inoltre, rimane possibile, usando una fascia o altri supporti, anche se nel frattempo siamo costretti a fare altro.
La magia che si scopre è che questo non solo fa bene a loro, i piccolini, ma anche tanto a noi, perchè un abbraccio riempie anche noi di “tulipani”. 

E se proprio non sapete cosa rispondere alle inevitabili critiche o battutine cattive di chi vi sta attorno e potrebbe giudicarvi, rispondete con le parole di Virginia Satir, psicologa e psicolanalista americana, che diceva:
Ci servono 4 abbracci al giorno per sopravvivere.
Ci servono 8 abbracci al giorno per mantenerci in salute.
Ci servono 12 abbracci al giorno per crescere.” 

…altro che vizietti!

Foto 1 ©Ingold/Corbis; Foto 2 ©Nowitz/Corbis; Foto 3 ©Gullung/Cultura/Corbis

Il pianto del neonato si calma davvero con la fascia porta bebe’?

 

Il pianto del neonato

I neonati piangono. E’ un dato di fatto, chiunque, anche chi ha poco a che fare con i bambini, lo sa.
Il pianto è così dato per certo e scontato nei primi anni di vita che, nell’immaginario comune, uno dei simboli per rappresentare i piccolissimi è il ciuccio, strumento appunto usato, e purtroppo anche abusato, per calmare il neonato e il suo pianto.

Un piccolino piange per diversissime ragioni durante la sua giornata.
Il pianto è uno dei mezzi di comunicazione che gli ha donato la natura per farsi capire e comprendere sin da subito.
Un neonato può piangere perché sta male e soffre, oppure perché è affamato. Può piangere perché qualche cosa lo infastidisce, o perché desidera qualche cosa di diverso. Il pianto è anche il modo in cui scarica le tensioni e le fatiche della giornata; oppure può essere, al contrario, l’esito di un’emozione bella, ma troppo grande e difficile da gestire.
Comunque, il pianto è un mezzo comunicativo che ci segnala che il bambino, per una qualche ragione, vive un disagio. 

Il pianto è però “un segnale tardivo di disagio”. Questo significa che il bambino ha provato già  altri modi di comunicare il suo malessere a chi si prende cura di lui, ma poiché la comunicazione attraverso questi altri mezzi è stata poco a, alla fine sfodera la sua ultima “arma”: il pianto.

 

Come prevenire il pianto di un neonato

Accogliendo questa interpretazione del pianto come segnale tardivo di disagio, la prima cosa che si può fare per prevenire il pianto del neonato è quello di aiutarlo a vivere i suoi primi tempi nel mondo riducendo il più possibile, per quanto ci compete e possiamo fare, le possibili fonti di disagio.
Questo potrebbe sembrare una cosa scontata, ma è davvero la prima e unica azione di prevenzione al pianto.

Una mamma “sufficientemente buona”, come la definisce Winnicott (pediatra e psicanalista inglese) è una mamma capace di sintonizzarsi sul proprio piccolo e, quindi, capace di capire i suoi bisogni profondi e di offrire ad essi una risposta efficace e tempestiva. Questa capacità  di sintonizzarsi sul piccolo e sui suoi bisogni è una delle caratteristiche fondamentali del parenting, ovvero della capacità  del genitore di prendersi cura del piccolo.

Se all’inizio questa cosa può sembrare impossibile, l’esperienza di relazione quotidiana con il bambino aiuta la neo mamma e il neo papà  a prevenire le situazioni di disagio o ad accorgersi in tempi molto stretti che il piccolo non sta vivendo un’esperienza piacevole.

 

Come calmare il pianto di un neonato

E se, nonostante il nostro impegno e la buona volontà , il piccolo piange e magari si dispera, cosa si può fare per calmare il suo pianto?
La prima cosa è ascoltarlo!

Il pianto è uno strumento comunicativo particolarissimo, pensato dalla natura per far attivare, in chi lo ascolta, delle reazioni di protezione e di intervento. E’ pensato come un grido di allarme ed è così percepito e decodificato da chi lo ascolta che, se non altro mosso anche solo dal desiderio che finisca, si mobilita per cercare di fermarlo.

Ma i pianti non sono tutti uguali. Un neonato da subito è in grado di esprimere cose diverse con il pianto attraverso la modulazione della frequenza e dei toni e fare quindi capire il motivo del pianto.
Per questo è importante che se si è scelto di usare il ciuccio per il piccolo, questo non venga usato per azzittirlo. Occorre prima capire che cosa ci sta dicendo attraverso il pianto e poi eventualmente aiutarlo a consolarsi con il ciuccio o attraverso altre strategie.

Il piccolo piange fondamentalmente perchè uno dei suoi bisogni fondamentali o più di uno non è soddisfatto al meglio.
Quando si vuole capire il pianto del neonato, il pensiero di solito corre subito ai bisogni legati alla sopravvivenza: “Sta male?”, “Prova dolore?”, “Avrà  fame?”, “Avrà  sete?”, “Avrà  sonno?”, “Vorrà  essere cambiato?”. E’ molto importante verificare se il pianto è generato da una di queste cause e se così fosse, agire prontamente per alleviare la fatica e il disagio.

Ma spesso il bambino piange al di là  di questi motivi. Questo genere di pianto di solito getta nello sconforto i neo genitori. Nella loro mente, dopo aver formulato le domande precedenti ed aver escluso tutte quelle possibili cause, si genera sconforto e alle volte disorientamento: “Ma che cosa hai, piccolo mio?”.
La risposta va ricercata andando indietro nel tempo. Il piccolo arriva alla vita, dopo quell’esperienza unica a “magica” che è la vita uterina. 

Accanto ai bisogni di cura, per stare bene, ha bisogno che vengano soddisfatti anche il bisogno di contenimento e di contatto, dentro una relazione densa e significativa come quella con la propria mamma.

Il piccolo, attraverso il suo pianto, chiede alla mamma, in particolare, di ritrovarla, di ritrovare il suo corpo, il suo odore, il suo battito. Spessissimo la ragione del pianto di un neonato è la solitudine che prova e il disperato senso di smarrimento che vive quando la sua mamma è lontana. 

La soluzione, in questo caso è semplicissima: il piccolo si calmerà  quando ritroverà  la sua mamma e sta tranquillo e sicuro tra le sue braccia.

 

La fascia porta bebè: uno strumento per prevenire e calmare il pianto

Molti genitori che sperimentano la fascia scoprono, con l’esperienza, che il loro piccolo si calma facilmente in fascia e che diventa meno irritabile. Per queste ragioni la fascia, nel tempo, è stata definita come “uno strumento magico”. In effetti quello che questi genitori e i loro bambini sperimentano sembra avere degli aspetti magici, poco spiegabili.

Di fatto la fascia porta bebè consente al piccolo di vivere un tempo di solito prolungato sul corpo di chi si prende cura di lui. Il contatto con il corpo accogliente dell’adulto lo rassicura e la fascia gli offre un’esperienza di contenimento simile a quella vissuta nell’utero. Questi forti elementi di continuità  con l’esperienza uterina lo calmano e, in generale, prevengono, momenti di disagio e fatica.

Ecco il segreto della “magia” della fascia.
Un neonato portato in fascia frequentemente piangerà , quindi, meno rispetto ad un piccolo lasciato per molto tempo solo in uno degli svariati contenitori pensati per lui. Inoltre, il contatto e la vicinanza con il piccolo aiuterà  anche la sua mamma ad essere più serena.

Foto1: © Jeff Tzu-chao Lin/imageBROKER/Corbis
Foto 2: © 2/Sylvain Cordier/Photodisc/Ocean/Corbis
Foto3: © Radius Images/Corbis
Foto4: © Mammarsupio 

Regali per neonati: qualche idea bella, etica ed utile per Natale!

Natale si avvicina e anche nei gruppi di mamme che incontriamo si parla spesso di regali per il neonato. Regali da fare ai piccoli degli amici, ma soprattutto, regali da farsi fare: cosa rispondere ai vari parenti ed amici che chiedono quale regalo fare al piccolo neo arrivato, possibilmente utile, bello e magari anche etico?

La risposta in effetti è tutt’altro che scontata.
Si vive in appartamenti sempre più piccoli e spesso si ha già  moltissimo di quello che occorre ad un neonato nel suo primo anno di vita. Il rischio che si corre a Natale, come nei compleanni dei bambini, è quello di venire invasi di oggetti, più o meno utili, spesso ingombranti, dei quali ci si accorge ben presto piccoli e grandi potevano davvero fare a meno.

La domanda “che regalo per un neonato?”, porta con sé un’altra domanda, più profonda: “ma di che cosa ha davvero bisogno un neonato?”
Questa domanda potrebbe aiutare a consigliare gli amci e dirottare le loro scelte verso doni almeno apprezzati, perchè davvero necessari o almeno belli. 

Allora ecco qualche idea e consiglio per un regalo davvero speciale.

Ti regalo un’occasione

Un piccolo appena nato ha pochissimi bisogni, perchè di fatto ha bisogno della sua mamma e del suo papà : sono loro, con la loro presenza, calda e rassicurante che lo fanno stare bene.

Un dono bellissimo per lui e i suoi genitori potrebbe essere regalare un’occasione in cui la nuova famiglia possa vivere del tempo insieme: una breve vacanza o un week end rilassante, magari mettendo a disposizione una casa al mare o in montagna, oppure una giornata fuori porta in mezzo alla natura.

Un’altra idea originale è quella di regalare un’esperienza speciale che mamma o papà  e piccolo possano condividere. Ci sono ormai diversissime proposte di corsi e laboratori anche per i piccolissimi, che trattano svariati temi. Come scegliere? Sicuramente saranno apprezzati tutti quei corsi e laboratori che propongono a piccoli e grandi un’occasione per stare insieme con calma, serenità  e rispetto come i corsi di massaggio infantile o di acquaticità .

Ti regalo un oggetto utile

Un neonato non ha bisogni di molte cose, ma spesso si preferisce regalare un oggetto: allora meglio scegliere, tra i tanti, oggetti utili e magari anche etici.

Un regalo utile e sempre apprezzato sono i vestitini. I cambi giornalieri con un piccolo non si contano. Il consiglio è sempre quello di andare all’essenza: piuttosto che il vestitino griffato che riesce ad usare due/tre volte al massimo, la neo mamma di solito apprezza una buona fornitura di body e di abitini comodi e pratici, da usare tutti i giorni e che non temano la lavatrice e magari in cotone biologico.

Un’altra idea per un regalo speciale per un neonato è il dono di una fascia o di un altro supporto per portare. In questo modo si sceglie un oggetto, una fascia lunga ad esempio, che rimanda e parla di un modo di prendersi cura del piccolo attento e rispettoso.

E se si è in confidenza: una scorta di pannolini! Non sarà  un regalo ricercato, ma per un neonato è davvero indispensabile. Anche qui si può scegliere, preferendo pannolini ecologici che rispettano meglio il benessere del piccolo e sono meno nocivi sull’ambiente.
 

Ti regalo un dono etico

Regali per i neonati altrettanto belli e originali sono quelli che consentono di donare loro un simbolo, un oggetto che rimandi ad altro, che sia segno di un qualcosa di grande.
Diverse onlus propongono oggetti di questo tipo a sostegno dei loro progetti sociali.

Per un neonato è bello scegliere qualche cosa che si avvicini al momento particolare della vita della sua famiglia, magari a diretto sostegno di altri bambini e famiglie.

Oppure qualcosa che parli del futuro possibile per le persone o anche per l’ambiente; o che sia uno stimolo per la famiglia ad allargare lo sguardo e aprirsi al mondo.

Foto © Kimberly L. Photography.

L’arte del distacco lento

La nascita è il primo e vero distacco che il piccolo vive. Prima cullato nel ventre della sua mamma, poi, quasi improvvisamente, catapultato in un mondo diverso, nuovo, così altro.
La nascita segna un punto di non ritorno: nessuno potrà  mai vivere come se fosse “ancora nella pancia”.
Nei primi mesi la mamma cerca di ridare al piccolino una continuità  con quell’esperienza originaria, ma non sarà  mai come quei mesi magici della gravidanza.

I nove mesi speciali nella pancia, sono seguiti da nove mesi altrettanto speciali, fuori o “sopra” la pancia. Gli esperti chiamano questi due periodi endogestazione e esogestazione, mettendo bene in luce che entrambi sono parte integrante del processo di gestazione, di maturazione, necessaria al piccolo.

E l’esogestazione, se è indubbiamente il tempo della fusione, del cercare di ricreare il più possibile familiarità  e continuità  con il periodo precedente, è anche il periodo per porre le basi per il distacco che verrà .
Una delle ragioni perchè questo tornare indietro è impossibile è scritta proprio nel piccolo, nel suo corpo, così immaturo, ma che cresce rapidamente, come rapidamente crescono anche in lui le competenze per affrontare con gradualità  il mondo esterno.
Ogni giorno il piccolo sotto gli occhi attenti e premurosi dei genitori cresce e si manifesta. Scopre nuove capacità  ogni istante e le esercita e le usa per scoprire e approcciarsi al mondo che lo circonda: lo sguardo che si fissa un pochino più a lungo sul volto della mamma, i primi movimenti del capo alla ricerca della voce o della luce, la scoperta delle manine, afferrare e lasciare, riuscire a stare seduti e infine gattonare.

Questa lenta e progressiva autonomia trasforma la qualità  e la concretezza dello stare insieme.
Il periodo della fusione non è un periodo uguale a se stesso, ma è un periodo incredibilmente dinamico, anche se caratterizzato dalla quiete e dalla lentezza. Il piccolo chiede all’adulto che sia presente con pazienza e calma, che lo accompagni nella sua nuova avventura e che ogni giorno sostenga i passi in avanti e accolga quelli in dietro.

All’adulto è chiesta l’arte del distacco lento: rimanere certi e presenti nella fusione, permettendo e sostenendo tutti i piccoli distacchi quotidiani che portano alla progressiva autonomia.

I genitori che portano i loro piccoli scoprono pian piano che questo atteggiamento è una guida salda anche rispetto a questo aspetto della cura.
“Quanto portare?” è la domanda che ogni tanto qualche mamma si fa. La misura la si trova ogni giorno, insieme: alle volete si porterà  a lungo, alle volte meno, assecondando i bisogni del piccolo che cresce e che ricerca la sua mamma e il suo corpo in modo nuovo e diverso con il passare del tempo.

In questo modo, fin dai primi mesi, si accompagna il piccolo al distacco, che più che un momento, è un processo che vivrete insieme per tutta la crescita.

Foto © Agazzi

Il neonato e il bisogno di contatto

Neonato:il bisogno di contatto
Nei primi di mesi di vita il bisogno di contatto è uno dei bisogni fondamentali che vive e sperimenta un neonato.
E’ un bisogno fortissimo, essenziale per vivere, ma è anche, a specchio, un bisogno fondamentale per la sua mamma.
Anche la mamma, per stare bene, ha bisogno di toccare il suo piccolo, di rimanere a lungo a contatto con lui. Questo bisogno ha le sue radici profonde nell’esperienza uterina: la mamma, per dieci lune, custodisce in sé il suo piccolo che cresce e si forma dentro di lei. La mamma e il bambino sperimentano una vicinanza e un contatto intimissimo in questi mesi, che sta alla base di tutta la loro relazione.

Ma anche nelle prime ore dopo il parto e nei primissimi giorni il contatto tra la mamma e il piccolo è fondamentale. E’ un aspetto che l’uomo condivide con molte altre specie di mammiferi.
Infatti, per molti mammiferi, il contatto e la stimolazione tattile di tutto il corpo, attraverso la lingua e le zampe della mamma, permettono al piccolo di attivarsi. Questi gesti sono, al contempo, un fattore importantissimo che sancisce il legame tra la madre e il suo cucciolo: la madre riconosce il piccolo come suo e lo rende tale.

Anche per il neonato e la sua mamma il contatto assume un valore essenziale nella relazione e anche nel determinare il corretto sviluppo del piccolo. E’ grazie al contatto con la propria mamma che il piccolo, infatti, sviluppa competenze celebrali fondamentali e si adatta meglio al nuovo ambiente.

Babywearing e bisogno di contatto

Portare un bambino permette alla mamma o al papà  di dedicarsi a lui per un tempo, di solito, lungo e di rimanere a contatto con lui. Attraverso il portare si sperimenta una vicinanza molto intima e un dialogo tonico corporeo prolungato e molto significativo. Per questo, portare in fascia o con un altro supporto non strutturato può rivelarsi un ottimo modo per rispondere a questo bisogno fondamentale.

La mamma rivive parzialmente le esperienze e le emozioni sperimentare nei mesi della gravidanza.
Il papà  può sperimentare una relazione con il suo piccolo intima e molto coinvolgente.
Nasce, attraverso questo gesto di cura semplice e quotidiano, un dialogo silenzioso tra chi porta e il piccolo. Un dialogo corporeo che aiuta a posare un grande mattone nelle fondamenta della relazione tra genitori e figli.

Foto © Peter Eriksson/Etsa Images/Corbis  

Portare in inverno: mission impossible????

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Negli incontri sul portare si affrontano spesso domande “stagionali”: in questa stagione, in questo inverno lungo e piovoso, almeno qui a Milano, una delle domande frequenti delle mamme è come si può portare in inverno.
La percezione è che lo stare a contatto con il proprio piccolo in fascia sia reso molto complicato dal freddo e dal brutto tempo.

Poiché il portare non è tanto un modo di trasportare i più piccoli, ma un modo di stare insieme e di conoscersi, si intuisce che mettere tra i due corpi più strati di tessuto e imbottiture non è l’ideale, soprattutto con i bambini più piccoli, sotto i 4/5 mesi quando la relazione è tutta da costruire e il dialogo tonico è fondamentale per imparare a stare bene insieme.

E’ per questo che si consiglia di portare sotto la propria giacca: soluzione non solo che risponde in modo ottimale ai bisogni, sia del piccolo sia di chi porta, di relazione e contenimento, ma soprattutto soluzione pratica e comoda. In questo modo chi porta riesce a controllare meglio la temperatura del piccolo portato perché può svestirsi e vestirsi in comodità  in base al luogo dove si trova.

La domanda, quindi, si trasforma e diventa: ma dove la trovo una giacca adatta, visto che quelle che ho non “ci” vanno più?
Sul mercato ormai esistono diversi strumenti per aiutare i genitori a portare i loro piccoli, tra i quali diverse case produttrici propongono le loro giacche, ciascuna con le sue caratteristiche e i suoi pregi e i suoi difetti. Nel tempo l’esperienza delle mamme che abbiamo incontrato ci riportavano comunque un’idea di insoddisfazione.

E’ per questo che, dopo un’attenta ricerca, abbiamo scelto di collaborare con Quagga. Come tutti i nostri progetti di cooperativa, e come Mammarsupio ha dimostrato in questi anni, volevamo provare a dare risposta ad un bisogno e desideravamo che la risposta fosse “buona” non solo nel suo esito, ma anche nel suo processo

E’ per questo che abbiamo scelto, o meglio ci siamo scelti con Quagga, che è una piccola realtà  di Torino, nata dall’esperienza di Stefano e Lorenzo che, dopo collaborazioni con grandi marche di abbigliamento tecnico sportivo, hanno voluto credere in un modo “diverso” di fare abbigliamento, dando la giusta attenzione alla filiera del prodotto e alla riciclabilità  dei materiali.

Cosa rende speciale questa giacca?
Prima di tutto quello che non si vede… ovvero tutta la filiera, dalla scelta dei materiali alla scelta delle piccole realtà  che lavorano per la sua realizzazione. E poi l’idea che è alla base della sua progettazione, ovvero, fare una giacca adatta a tutta la vita di una donna … giacca slim fit, comoda e funzionale in città  e non solo, dai colori sobri, ma dai materiali ultra tecnici, che si può trasformare in giacca per la gravidanza e accogliere anche il pancione che cresce e poi diventare giacca per portare i piccoli con fasce o marsupi.

Ecco quindi la storia del nuovo parka donna IOPI, pressoché identico al precedente IAKI, ma rinnovato per rispondere alla richiesta crescente del mercato nord europeo e dei suoi inverni ben diversi dai nostri miti inverni mediterranei. Per questo il parka IOPI prevede una doppia imbottitura (un libera ed una compressa, prodotte da Imbotex srl – Cittadella – Padova) che, all’occorrenza, trattiene il calore corporeo di circa il 50% in più. La vestibilità  del capo però resta inalterata e, con l’aggiunta del suo pratico tool, si può usare in gravidanza e poi con il bambino addosso.

Una buona risposta, ci sembra, alle richieste di tutte quelle mamme che desideravano una giacca comoda, ma altrettanto bella ed elegante, da non dover archiviare con tutte le cose del bebè, una volta cresciuto.

 

Il tempo e gli inizi




“… Bene, le abitudini di una persona o, se preferisce, le sue tendenze, si stabiliscono assai presto nella vita …. Ma se lei non ha molto tempo o interesse per la sua bambina in questi primi mesi o anni, non si sorprenda se in seguito la sua bambina potrà  non avere molto tempo o interesse per lei, perchè è stata proprio lei a stabilire il modello.

Credo di capire in che modo questo possa succedere in molte famiglie. Le persone sono indaffarate e hanno poco tempo. Questo va bene. Ma poi non debbono pretendere troppa socievolezza dal loro bambino”

 Bruno Bettelheim Dialoghi con le madri

 

Un altro anno è iniziato, e un altro è appena terminato.

Ogni anno, in questo passaggio, si vive con maggiore consapevolezza la dimensione del tempo. Dimensione che è strettamente legata alla crescita, così essenziale per i piccoli, ma al tempo spesso sfuggente e difficile da vivere bene, soprattutto per gli adulti.

Vogliamo quindi iniziare questo nuovo anno con queste parole di Bruno Bettelheim che, benché sia un autore discusso, ci hanno colpito e hanno fatto nascere diversi pensieri.

Pensieri che aiutano a riflettere su che tipo di genitori si desidera essere e su che tipo di bambino si desidera educare, pensieri che aiutano a tenere gli occhi puntati su ciò che conta e sugli inizi della vita dei piccoli. Pensieri che riescono a dare significato anche alle grandi fatiche che spesso accompagnano i primi anni accanto ai piccoli, perché offrono una prospettiva di senso.

 Buon anno a tutti!